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Benvenuto
Benvenuto nel sito della Rettoria San Ferdinando, il Centro di Pastorale Universitaria della Bocconi. Naviga queste pagine e mettiti liberamente in contatto con noi se vuoi cogliere l'opportunità di un'esperienza universitaria davvero completa! |
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Appuntamenti dal 22 al 29 Gennaio 2012
Per la settimana entrante, segnaliamo quanto segue:
- lunedì, martedì, giovedi, venerdì: S. Messa h 8.15;
- mercoledì: S. Messa h 13.30;
- domenica 22 gennaio 2012: S. Messa h 12.00; volontariato: appuntamento alle h 15.30 davanti alla Rettoria.
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CENA FRATERNA
Martedì 31 gennaio 2012 alle h 20.30 si terrà la prima Cena Fraterna dopo le vacanze natalizie, presso la Rettoria, piazza Sraffa 6. Iscrivetevi mandando un messaggio a vincenzo.gr81@gmail.com oppure contattando don Gian Piero, segnalando che cosa intendete portare. Vi aspettiamo numerosi. E' gradita la collaborazione per l'apparecchiatura: chi può arrivi alle 20.00.
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RIPARTE IL VOLONTARIATO
Domenica 29 Gennaio 2012 riprende il servizio di volontariato. Come al solito, l'appuntamento per i consueti volontari e per quanti volessero aggiungersi è alle 15.30 di fronte alla Rettoria. Si raccomanda la puntualità. |
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Hanno detto... |
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Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe - 29 Gennaio 2012 |
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Luca 2, 41-52 In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
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Sintesi dell'omelia della Santa Famiglia |
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III Domenica dopo l'Epifania - 22 Gennaio 2012 |
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Matteo 14, 13b-21 In quel tempo. Il Signore Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
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Sintesi dell'omelia della III Domenica dopo l'Epifania |
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Carissimi, ci sono momenti e circostanze dell'esistenza nelle quali i grandi avvenimenti lasciano affiorare le piccole storie di vita, che diversamente resterebbero sconosciute. Esse diventano a volte cosi importanti da farci riflettere, da sorprenderci, da commuoverci. È ciò che ancora una volta abbiamo vissuto in questa settimana seguendo il dramma del naufragio della nave Costa Concordia. Piccole storie di vita dentro la grande storia di questo nostro mondo. È la storia di Giuseppe Girolamo, 31 anni, batterista di una orchestrina che suonava a bordo, che ha ceduto il suo posto su una scialuppa di salvataggio a una bambina ed è tuttora disperso. È la storia di Gian Paolo Miola, membro dell'equipaggio, che in larga parte si è prodigato fino al mattino per mettere in salvo i passeggeri. È la storia di Dayana, bimba di cinque anni, in crociera felice con il papà, anch'essa dispersa. È la storia...
A ben pensare è anche ciò che oggi narra la pagina evangelica di Matteo. Quella folla che segue Gesù e fatta anch'essa di piccole vicende umane. Chissà, gente semplice, forse solo gente curiosa, ammalati, giovani, buoni e meno buoni, eppure tutti protagonisti, per un momento, di un grande avvenimento, di un grande incontro.
Dall'intreccio della Parola di Dio con la storia che stiamo vivendo possiamo trarre oggi tanti insegnamenti. Il primo, il più semplice e immediato è che ogni piccola storia delle persone, di ciascuno di noi, merita di essere vissuta perché possiede una sua grandezza, una sua assoluta dignità. Merita, quindi, anche di essere raccontata. Diamo, dunque, spazio e tempo ad ascoltare e a narrare storie di vita, è una grazia, è una testimonianza.
continua...
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II Domenica dopo l'Epifania - 15 Gennaio 2012 |
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Giovanni 2, 1-11 In quel tempo. Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
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Sintesi dell'omelia della II Domenica dopo l'Epifania |
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Carissimi, la Parola potente del profeta Isaia che abbiamo ascoltato, (che è espressa in un contesto di giudizio conclusivo, escatologico, sulle cose e sul mondo) esprime una grande promessa: quella di un banchetto definitivo dell'umanità, quella di una presenza visibile di Dio davanti ai suoi figli, quella di una vita senza lacrime. È facile constatare come queste bellissime parole riassumono e interpretano tutte le attese, le speranze, i desideri di ogni uomo, di ciascuno di noi. Noi abbiamo bisogno di ricevere promesse e di fare promesse, perché nella promessa c'è un legame importante, il più vero, tra noi e il futuro. Solo nella promessa è possibile alimentare una speranza che non sia puro fatalismo, ingenuità, attesa vuota. La salvezza di Dio è una promessa, la nostra stessa vita è una promessa, le relazioni sono una promessa (quando i nostri genitori o i nostri nonni erano fidanzati si diceva: “è la sua promessa sposa, il suo promesso sposo”).
Eppure viviamo in una realtà dove le cose sembrano molto cambiate a questo proposito. Siamo, infatti, diventati diffidenti alle promesse, ne cerchiamo la possibile nascosta convenienza di chi ce le rivolge, l'eventuale imbroglio che vi è celato. Alla promessa di bene allora preferiamo un contratto di garanzia, alla scelta ponderata il diritto di recesso, alla costruzione di un affetto duraturo e promettente, appunto, una anticipazione del futuro in cui il tutto e subito mettano al riparo da rischi.
continua...
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Preghiera per la II Domenica dopo l'Epifania |
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Quante volte, Signore Gesù, anche nella nostra vita viene a mancare il vino delle nozze, l’amore finisce, sempre così minacciato, sempre così raro, sempre insidiato da chi dice che l’amore non può essere gratuito, che deve sottostare a logiche di mercato e convenienza, che è un laccio più che un legame vitale, che sono altre le cose indispensabili della vita… E a pensarci bene, Signore, a Cana non poteva bastare l’acqua? Era proprio necessario quel sovrabbondare di gioia a chi già aveva bevuto il vino che c’era? C’era proprio bisogno di riempire fino all’orlo le giare del dovere perché potessero traboccare del vino e della gioia del Vangelo? Ti ringraziamo, perché non ti sei sottratto all’appello di tua madre che discretamente si accorge che non c’è gioia nella nostra vita e hai dato l’inizio alla festa dell’incontro con te, anche se quello era solo un segno del sovrabbondare del tuo dono… Insegnaci, Signore Gesù, a vivere ogni nostro giorno lasciando che la nostra vita colma di tante cose venga trasformata nel tuo vino nuovo, il vino delle nozze che hai celebrato sulla croce quando, giunta la tua ora, hai manifestato la tua gloria donandoci la vita. Amen. (Laura Invernizzi)
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(commenti?)
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