san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
VII Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore - 11 Ottobre 2015 (B)

Matteo 13, 24-43

In quel tempo. Il Signore Gesù espose ai suoi discepoli un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: / «Aprirò la mia bocca con parabole, / proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

 

Commento:

L’adesione al progetto di Gesù non riguarda la struttura di qualche forma associativa da “figli dei fiori” e nemmeno un’iscrizione a qualche movimento di pensiero filosofico o di società massonica segreta. È, al contrario, l’assumersi il ruolo di testimoni della presenza del Dio vivo e vero nella storia reale: noi siamo l’Israele di Dio nella vicenda di tutti i popoli (cf Lettura), noi siamo i «figli del Regno», nel grembo della Chiesa, piccolo granello di senapa apparentemente insignificante, minuta dose di lievito per una massa enorme di farina… Paolo, scrivendo ai Corinzi, ricorda che nessuno può arrogarsi il diritto di sostituirsi al ruolo unico di Dio. Gli apostoli stessi, in un ambiente greco amante delle discussioni filosofiche, finiscono per essere considerati i portatori “in proprio” di una sapienza o di una sensibilità spirituale ed esistenziale: Paolo, Pietro, Apollo… Alla novità del vangelo è anteposta l’elaborazione intellettuale, molto più appagante per una mente greca, ma fallimentare, se non radicata nel nuovo modo di essere in Cristo. Paolo è lungimirante. Dietro questa situazione vede compromessa la natura del vangelo (Epistola). Il rischio anche per noi è quello di dimenticare l’esperienza storica di Gesù di Nazaret e la sua fine scandalosa, e ad essa sostituire la “cifra” di un Cristo glorioso, riducendo il vangelo a un pensiero di carattere gnostico.  Ciò che si oppone veramente al Vangelo è pensare Dio in forma idolatrica, ovvero sostituire al Dio dei profeti e di Gesù l’idolo del potere e del denaro, pensando che l’efficienza sia il nome moderno e più opportuno della testimonianza (cf Vangelo).  Lo squallido spettacolo di questa stagione politica sembra confermarlo. Nessuno è certo stupito per coloro che si presentano con i loro programmi politici o sociali, discutibili ma del tutto alieni dallo spirito delle Beatitudini. Tuttavia, tutti – noi per primi – restiamo sconcertati per coloro che dovrebbero essere i testimoni della verità e della giustizia, perché figli del Regno, e invece sono lì, in prima fila, a far bestemmiare il nome del Dio vivo e vero. La preoccupazione dei discepoli autentici non deve essere quella di avere l’esclusiva dell’azione di Dio o del Signore Gesù, bensì di essere davvero e con trasparenza mediazione della sua azione di grazia, senza annebbiamenti o tradimenti. Vi è una preghiera molto amata e spesso citata nelle nostre comunità. A Mario Pomilio il merito di averla trascritta dal manoscritto di un anonimo fiammingo del XV secolo, che l’ha composta probabilmente contemplando uno di quei Crocifissi lignei, senza più braccia e gambe: 

Cristo non ha più mani,
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi le sue opere. 
Cristo non ha più piedi,
ha soltanto i nostri piedi
per andare oggi agli uomini. 
Cristo non ha più voce,
ha soltanto la nostra voce
per parlare oggi di sé.
Cristo non ha più forze,
ha soltanto le nostre forze
per guidare gli uomini a sé. 
Cristo non ha più Vangeli
che essi leggano ancora.
Ma ciò che facciamo in parole e in opere
è l’evangelo che si sta scrivendo.

 Quanto è ambigua e rischiosa questa preghiera! Se infatti essa dovesse significare che noi siamo il mezzo esclusivo che Cristo possiede per agire nella storia degli uomini, ciò sarebbe proprio una presunzione illusoria. Piuttosto, questa preghiera deve significare che noi, se vogliamo davvero camminare dietro a lui come suoi discepoli e quindi continuare ad essere figli del Regno e non diventare figli del Maligno, non possiamo non essere se non le mani, i piedi, la voce, le forze e il vangelo di Cristo.  Altrimenti saremmo proprio nulla!