san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
VI Domenica dopo l'Epifania - 17 Febbraio 2019 - 6th Sunday After Epiphany

Luca 17, 11-19

In quel tempo. Lungo il cammino verso Gerusalemme, il Signore Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Luke 17, 11 : 19

At that time. It happened that on the way to Jerusalem the Lord Jesus was travelling in the borderlands of Samaria and Galilee. As he entered one of the villages, ten men suffering from a virulent skin-disease came to meet him. They stood some way offand called to him, 'Jesus! Master! Take pity on us.' When he saw them he said, 'Go and show yourselves to the priests.' Now as they were going away they were cleansed. Finding himself cured, one of them turned back praising God at the top of his voice and threw himself prostrate at the feet of Jesus and thanked him. The man was a Samaritan. This led Jesus to say, 'Were not all ten made clean? The other nine, where are they? It seems that no one has come back to give praise to God, except this foreigner.' And he said to the man, 'Stand up and go on your way. Your faith has saved you.'
 

Commento:

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani. (7, 14-25°)

Fratelli, sappiamo infatti che la Legge è spirituale, mentre io sono carnale, venduto come schiavo del peccato. Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, riconosco che la Legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!

Carissime/i,

                  Non so che impressione vi abbia fatto il brano della lettera di S. Paolo ai Romani. Innanzitutto, spero che abbia suscitato in voi una qualche reazione. Come lo giudicate? Duro o semplicemente realistico o tutte e due le cose insieme?

Noi riconosciamo la verità (e credo anche la bellezza) della Parola di Dio sulla nostra vita ma, insieme, ci accorgiamo di prendere altre strade: “sappiamo che la Legge è spirituale, mentre io sono carnale, venduto come schiavo del peccato. Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto”.

“Venduto come schiavo del peccato”: ci siamo mai sentiti così? Non ci siamo mai scoperti a fare “quello che non voglio”? A quanto pare Paolo, san Paolo, sì. Tuttavia, insieme a questo, san Paolo ha coscienza/certezza assoluta di qualcosa di più profondo: “Ora, dunque, non c'è nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Perché la legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti ciò che era impossibile alla Legge, resa impotente a causa della carne, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della Legge fosse compiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne ma secondo lo Spirito”. (Rom 8,1ss)

Leggetelo tutto questo straordinario capitolo 8 della lettera di Paolo ai Romani. Quando vi sembra che il respiro si sia fatto corto e la vita sia troppo in salita, quando sperimentiamo il limite (e anche il peccato) non lasciamoci bloccare ma, come Paolo, rendiamo grazie a Dio che, per mezzo di Gesù Cristo ci ha liberato dal potere del peccato e dal velo che la morte vorrebbe, già ora, stendere su noi con tutto il suo codazzo di paure.

Come ci insegna la pagina di Vangelo di oggi, uno è veramente guarito quando è salvato ed è salvato quando sa lodare e sa tornare a dire grazie. Infatti, questo significa che al centro del mondo non c’è più il proprio ombelico ma tutto lo straordinario che accade, anche a me.