san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
VI Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore - 7 Ottobre 2012 (B)
Matteo 20, 1-16

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Commento:
Carissimi,

              Due logiche si confrontano in questa pagina evangelica che ci viene proposta dalla Liturgia, quella degli uomini e quella di Dio, due modi di stare nella vita, ma anche due connotazioni costitutive della propria natura, potremmo dire.

La logica di Dio è quella della gratuità, del dono, della grazia, possiamo dire con le parole di San Paolo. La logica per cui anche l'operaio dell'ultima ora riceve la paga inaspettata e sufficiente per vivere, come gli altri.

La logica umana è quella della reciprocità, matrice di ogni giustizia: dare a ciascuno il suo. Se hai lavorato poco, poco ti spetta. Una reciprocità che, tuttavia, soprattutto in questa nostra cultura, rischia di diventare il fondamento ovvio di una visione debole, minimalista della vita, in cui tutto diventa semplicemente scambio, commercio, opportunità, bilancio, non solo nei conti ma anche negli affetti, nelle relazioni, nelle dinamiche quotidiane del vivere.

Rimane, allora, la constatatzione un po' amara che talvolta non è sufficiente aggiustare la finanza e l'economia di bilancio per far crescere ed evolvere una società, un paese, una persona. La vita concepita prevalentemente sul dare e avere alla fine rischia di essere una vita arida ed anche inefficiente.

Rimane anche la nostalgia di altri aspetti del vivere, che sembrano talvolta così messi in ombra, sminuiti: i beni relazionali, i capitali sociali e civili che hanno a che fare con un di più fuori bilancio, hanno a che fare appunto con la gratuità.

Da qui scaturisce la domanda, siamo capaci di gratuità, di dono, oppure dobbiamo semplicemente constatare magari con gaia rassegnazione come dice il nostro Arcivescovo nella Lettera pastorale Alla scoperta del Dio vicino che la vita è fatta di scambi reciproci?

C'è qualcosa che, dunque, può permettere di passare dall'una all'altra di queste logiche di vita, e quindi di arrivare a una diversa speranza per noi e per il nostro vivere personale e collettivo?
E' proprio la scoperta di Dio nella sua gratuità, la conoscenza di Gesù buon padrone di casa che offre a tutti la possibilità di lavorare nella vigna che ci fa accostare alla logica del dono. In Gesù che ci invita e ci insegna ad amare (“Amatevi come io vi ho amato”) possiamo scoprire che sì, ne siamo capaci, anzi soprattutto questa esperienza ci rende veramente felici e in pace. Nella fede scopriamo la bellezza della carità.

Non stanchiamoci, dunque, di chiedere al Signore la grazia di imparare la gratuità e affidiamoci oggi alla Madonna del Rosario affinché sostenga il nostro cammino.

don Gian Piero