san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
VI Domenica di Pasqua - 25 Maggio 2014 (A)

Giovanni 14, 25-29

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».


 

Commento:

Carissimi,

                le tre pagine della Sacra Scrittura che oggi la Liturgia ci propone ci suggeriscono tre atteggiamenti in un certo senso complementari che ci conducono a un insegnamento essenziale e affascinante.

Il primo atteggiamento è suscitato dal testo degli Atti degli Apostoli. Potrebbe essere letto come una descrizione delle conseguenze della fede di Pietro sugli altri che lo incontrano. Cosa vedono, cosa capiscono? Colgono anzitutto la franchezza, la decisione in ciò che dice e fa. Sono stupiti, sconcertati nel constatare che, pur essendo persone semplici (insieme a Giovanni, infatti), sapevano esprimersi con grande sapienza e determinazione. Colgono, infine, che qualcosa di nuovo sta accadendo, attraverso il miracolo, qualcosa a cui non sanno proprio cosa replicare. Questa descrizione può essere per noi un invito alla contemplazione di ciò che anche noi siamo chiamati a vivere, cioè la pienezza dei doni dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto nel Battesimo, nella Cresima.

Il secondo atteggiamento ci viene suggerito dalla pagina evangelica. Gesù annuncia ai discepoli, quindi anche a noi, la venuta dello Spirito Santo e anche ciò che questo realizzerà: Lo Spirito, nel nome di Gesù, insegnerà, farà ricordare. È, quindi, un invito all’ascolto quello che Gesù esprime, un invito alla disponibilità accogliente.

Il terzo atteggiamento ci viene indirettamente dalla parola di San Paolo, che spiega il senso del dono dello Spirito Santo (..Noi abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. L’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui e non è capace di intenderle.) È un invito a interrogarsi, a riflettere, appunto: perché il dono dello Spirito Santo?

Contemplazione, ascolto e riflessione che interpella: con questi tre atteggiamenti possiamo riuscire a cogliere cosa ci porta la presenza dello Spirito, che celebreremo nella Pentecoste fra due settimane. È forse proprio ciò che dice Pietro a chi lo incontra, e che noi così spesso facciamo fatica non solo ad accettare ma forse anche a capire. Pietro spiega anzitutto che la potenza di Gesù è quella della croce, ripete che nella logica di Dio la redenzione passa attraverso il mistero della sofferenza. Ricorda che tutto ciò si contrappone allo stile del mondo: infatti il Signore è la pietra scartata dai costruttori. E, infine, l’affermazione più radicale: In nessun altro c’è salvezza. Entrare nel mistero della Passione, accettare la logica dell’umiltà, accogliere Gesù unico salvatore: come è difficile tutto questo, soprattutto in questo nostro tempo segnato da tante presunzioni e tante prepotenze. Per questo abbiamo bisogno del dono dello Spirito Santo.

La prospettiva che questa parola, quindi, ci offre è molto semplice, quella di diventare uomini spirituali, che, invocando la presenza e la consolazione dello Spirito, sanno guardare la vita con il pensiero di Cristo e in questo trovare la pace vera.

                                                                                  don Gian Piero