san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
V Domenica dopo Pentecoste - 23 Giugno 2013 (C)
Luca 13, 23-29

In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio».
Commento:
Carissimi,
                
               La nostra vita è attraversata dal pericolo, per questo cerchiamo una salvezza. Così potrebbe essere definita la riflessione che le pagine bibliche che abbiamo ascoltato ci propongono. Pericolo e salvezza che hanno a che fare con tantissime situazioni e circostanze differenti, quotidiane e straordinarie, lievi o talvolta assai gravi. Siamo in tempo di esami e già questo ci fa comprendere l'esperienza personale del pericolo e della salvezza. Ma anche un periodo difficile della vita, un momento delicato, un incontro problematico, una persona sbagliata, quante situazioni ci fanno percepire il bisogno di salvarsi. In questo senso la salvezza ha a che fare con la sopravvivenza, con il bisogno di andare avanti e ci si si mostra come un passaggio da attraversare per poter giungere a una condizione  positiva e di serenità. È l'esemplificazione che ci offre la pagina biblica della Genesi. Sopravvivrà la popolazione di Sodoma e Gomorra? L'immagine di Abramo che con grande generosità intercede presso Dio ci mostra che talvolta abbiamo a cuore anche la salvezza degli altri, non soltanto la nostra.

C'è, quindi, una salvezza che riguarda la vita, quella che stiamo vivendo adesso, ma c'è anche una salvezza finale, escatologica di cui ci parla il Vangelo. Anzi, potremmo dire che la salvezza quotidiana evoca, rimanda costantemente alla salvezza definitiva, a quello che possiamo definire come il nostro destino. Nella misura in cui abbiamo nel cuore l'orizzonte del nostro vivere, anche la fatica quotidiana di salvarsi diventa motivata e autentica.

Proprio a questa dimensione di passaggio fa riferimento Gesù rispondendo a quel tale che pone malamente la domanda: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”, dice il Signore. Cosa è questa porta stretta? Forse Gesù ha utilizzato questa immagine pensando proprio alle grandi porte delle città di allora, ma anche dei palazzi, che di giorno, spalancate, permettevano l'ingresso di folle di persone di ogni genere, ma alla sera venivano chiuse. Per l'ingresso nella città durante la notte si poteva allora utilizzare una piccola porta, attraverso la quale era possibile guardare in faccia e controllare chi singolarmente la attraversava. Ecco, la salvezza promessa dal Vangelo ha a che fare con questa dimensione personale che non si dissolve nella massa (tanti, pochi?, Gesù non risponde a questa domanda). La porta della salvezza è fatta a misura di ciascuno di noi, domanda lo sforzo di essere autenticamente se stessi, per vivere nella promessa di Dio (è la riflessione sviluppata dalla pagina di San Paolo ai Romani che abbiamo ascoltato). Chiede a ognuno di noi soprattutto di guardare in faccia il Signore Gesù, per diventare capaci di guardare in faccia la vita stessa. Nella consapevolezza di questa dimensione personale della salvezza possiamo allora cogliere anche il valore straordinario della intercessione per la vita e il cammino dei fratelli, che viviamo ogni domenica nella preghiera.

don Gian Piero