san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
V Domenica dopo il Martirio di San Giovanni il Precursore - 29 Settembre 2013 (C)
Luca 6, 27-38

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. / Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».       
Commento:
Carissimi,
               
              È immediata la percezione che la pagina di Vangelo che abbiamo ascoltato oggi viene decisamente dall'alto. Ci mette di fronte, infatti, a tutta la radicalità della proposta di Gesù, che ci viene esemplificata in tante situazioni di vita: "Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male".

Quante situazioni, quante difficoltà, quanta complessità della vita evocano queste parole. Soprattutto non possiamo nasconderci la percezione di quanto tutto questo appaia difficile, dentro una esperienza nella quale la reciprocità, quando non addirittura la ritorsione o la vendetta, sono il pane quotidiano dei rapporti personali, sociali, collettivi. Questa pagina evangelica nella sua prospettiva ideale, esprime contemporaneamente il fascino e una sorta di irraggiungibilità della proposta cristiana.

Quale può essere, allora, la sua chiave di lettura, quale il passaggio per potervi entrare autenticamente e coglierne il significato per noi, e quindi anche la sua valenza concreta, la sua genuina dimensione propositiva?

Non si tratta certamente di cercare nelle pieghe della buona volontà la possibilità di comprendere questo evangelo, ma piuttosto nel volgere ancora una volta lo sguardo a Dio. Proprio qui sta il punto di partenza di una nostra possibile conversione: "Sarete figli dell'Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso".
Ma l'ingrato tante volte sono proprio io, quando non addirittura il malvagio. Sono io colui verso il quale Dio è benevolo. È soltanto in questa consapevolezza del bisogno di misericordia, del bisogno di gratuità per me che posso capire il senso dell'invito di Gesù ad essere a mia volta disponibile alla benevolenza e alla gratuità.

Ancora una volta siamo invitati al cammino della fede partendo da ciò che noi siamo, dai nostri talenti, dalla nostra libertà, ma anche dalla nostra precarietà e povertà esistenziale. Guardando alla grandezza di Dio che ci viene incontro e ci accoglie possiamo diventare capaci di accogliere gli altri.
Questo secondo passo diventa, allora, la possibile esperienza di gratuità, in piccole o grandi occasioni, che ci aiutano a portare un po' di luce vera nel nostro mondo, accecato dalle luci artificiali dell'apparenza, della convenienza, dell'autosufficienza. Ci possiamo domandare, allora: dove possiamo accendere questa luce, in quali situazioni, con quali persone, in quale ambito della nostra vita quotidiana?

Siamo anche certi che in tutto questo non siamo e non saremo soli. Quante testimonianze di gratuità abbiamo visto nella nostra vita! A questo proposito, voglio citare un brano del testamento spirituale di un uomo di Dio, Padre Christian de Chergé, Priore del monastero di Thibrine, in Algeria, sequestrato e assassinato insieme ai suoi confratelli nel 1996 da un gruppo di terroristi islamici:

"Se mi capitasse un giorno di essere vittima  del terrorismo, mi piacerebbe che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. Che pregassero per me. Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell'indifferenza e nell'anonimato. La mia vita non ha un prezzo più alto di un'altra. Non vale di meno né di più. In ogni caso non ho l'innocenza dell'infanzia. Ho vissuto abbastanza per considerarmi complice del male che sembra, ahimè, prevalere sul mondo, e anche di quello che mi può colpire alla cieca. L'Algeria e l'Islam per me sono un corpo e un'anima. La mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno considerato con precipitazione un naïf o un idealista. Ecco che potrò, a Dio piacendo, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell'Islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre stabilire la comunione, ristabilire la rassomiglianza, giocando sulle differenze. Questa vita perduta, totalmente mia, totalmente loro, rende grazie a Dio.
E anche a te, amico dell'ultimo minuto, che non sapevi quel che facevi. Sì, anche per te voglio prevedere questo Grazie e questo Addio.
E che sia dato a tutti di ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piacerà a Dio, nostro Padre comune. Amen."


                                                                                 don Gian Piero