san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
V Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore, 30 Settembre 2012 (B)
Luca 10, 25-37

In quel tempo. Un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova il Signore Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
Commento:

Carissimi,

              La risposta semplice e sintetica che Gesù dà al dottore della legge, che in modo interessato gli domanda sull'identità del prossimo, sarebbe sufficiente a farci meditare su tutta la pagina evangelica. “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti”. Questa la parola di Gesù. Un uomo senza nome, senza altra caratteristica, senza appartenenza. Già questo ci aiuta a meditare sul nostro modo di porci davanti agli altri, soprattutto se bisognosi. Ci chiediamo spesso infatti chi sono, perché hanno bisogno. Ci chiediamo se lo meritano, poniamo tante condizioni prima di fare qualcosa. Gesù, invece, parla di una persona e basta, questo è sufficiente per essere il prossimo. Il prossimo quindi è chiunque, e tuttavia l'anonimato, l'indeterminatezza che circonda questo personaggio evangelico ci suggeriscono anche che in un certo senso il prossimo può essere nessuno. Infatti, il Levita e il Sacerdote di passaggio proprio così, di fatto, lo considerano. Tutto questo svela che in realtà, nella logica evangelica, il prossimo non è l'altro, che è appunto sconosciuto, anonimo, distante, ma il prossimo sono io che accetto di avvicinarmi, di interessarmi, di lasciarmi coinvolgere dalla vicenda dell'altro. Affinché questo possa accadere, il Vangelo ci offre un esempio, un modello, quello del buon Samaritano. In lui non è difficile scorgere come in trasparenza Gesù stesso. È lui, infatti, che ha avuto compassione per noi. È Dio che ci ha amati per primo, che si china sulle nostre fatiche e sofferenze con premura e tenerezza.

Se le cose stanno così, comprendiamo anche che la domanda di questo dottore della legge, oltre che essere insincera (“volendo giustificarsi”, dice Luca), oltre che nascere da un malanimo di fondo (“si alzò per mettere alla prova Gesù”) è sostanzialmente sbagliata. Non serve, infatti, domandare chi è il mio prossimo, ma forse sarebbe più giusto domandarsi chi è Dio per me. Poiché è soltanto da Lui che può venire la forza, l'ispirazione, la generosità di farsi prossimo, come recitava il titolo di una lettera pastorale fondamentale di C.M. Martini, nostro Arcivescovo.

Anche noi, allora, possiamo interrogarci sul nostro incontro con il Signore, su quale posto gli riserviamo nella nostra vita quotidiana così come nelle scelte importanti. Da questa risposta dipende lo stile del nostro vivere. Da questa disponibilità all'ascolto che la Parola ci chiede scaturisce la crescita della nostra fede e della nostra capacità di diventare autenticamente prossimo del fratello.

don Gian Piero