san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
V Domenica di Quaresima - 25 Marzo 2012 (B)
Giovanni 11, 1-53

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
Commento:
Carissimi, 

              Il brano evangelico che oggi ci viene proposto ci insegna e ci sollecita a custodire e far crescere il senso della speranza. Come, infatti, ci ricorda la Liturgia (già nella prima orazione), la risurrezione di Lazzaro è un segno e un'anticipazione, un presagio della Pasqua di Gesù e quindi della nostra Pasqua. Questa anticipazione, tuttavia, non esaurisce il suo significato nell'offrirci un incoraggiamento per continuare il cammino quaresimale ma, ancora più profondamente, ci aiuta a scoprire, partendo dalla nostra fede, nuove risorse per vivere meglio nella esperienza quotidiana delle cose e delle relazioni.

Per cogliere tutto questo è importante sottolineare come l'episodio della resurrezione di Lazzaro avviene in un contesto problematico per Gesù. Un contesto nel quale già si manifesta una esplicita ostilità verso di lui. Sono, infatti, passati i momenti che potremmo chiamare di successo, di acclamazione della gente, di riconoscimento del suo grande carisma. Se scorriamo il ritmo della narrazione, infatti, ci accorgiamo di come questo clima sia presente e pericoloso (“I discepoli gli dissero: ‘Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?’”). La conclusione dell'episodio è poi certamente emblematica (“Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo”). Questa situazione rimanda molto spesso alla nostra stessa esperienza, ovviamente in altri termini. I contesti nei quali viviamo sono frequentemente connotati dalla problematicità, dalla negatività.

Un grande teologo del secolo scorso, Karl Barth diceva che i cristiani devono portare sempre in una mano la Bibbia, la Sacra Scrittura, e nell'altra il giornale, il quotidiano. Con questo evidentemente voleva sottolineare l'importanza per i credenti di essere immersi nella vita e nelle cose del mondo, per poterle discernere e illuminare con la Parola di Dio. Ma se noi apriamo un giornale, se ascoltiamo un notiziario siamo presi dallo sconforto, dal disgusto, nel vedere tutto ciò che di male, di sofferenza, di fatica viene riferito. Questo, infatti, fa notizia, questo sembra caratterizzare la maggior parte degli avvenimenti del mondo. Proprio in questo contesto si esprime e si precisa la testimonianza dei cristiani. Come Gesù, chiamati non soltanto a cambiare, a proporre stili di vita diversi e talvolta alternativi (“Sappiate comprendere qual è la volontà del Signore” ci dice San Paolo nella seconda lettura), ma capaci di rintracciare gli aspetti buoni anche dentro tanto male, a cercare segni belli dentro la bruttura di tante cose, a costruire gesti di bene nonostante l'apparente egoismo di troppi. In tutto questo la speranza, che è dono di Dio (Virtù teologale ci dice il Catechismo), diventa allora fatto concreto e vivo. Gesù che risuscita Lazzaro in un momento difficile e segnato da un orizzonte drammatico diventa allora per noi la vera risorsa a cui volgerci quando pare che la nostra vita stia diventando grigia e spenta.

don Gian Piero