san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
V Domenica di Pasqua - 28 Aprile 2013 (C)
Giovanni 13, 31b-35

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Commento:

Carissimi,

              La Parola di Dio che oggi la Liturgia ci propone offre tre pagine, una più bella dell'altra, che possono rappresentare autenticamente lo stile di vita dei credenti, in un crescendo di fascino che mostra il traguardo a cui siamo chiamati, quello dell'amore fraterno che diviene rivelatore dell'amore di Dio.

Ci soffermiamo, in particolare, sulla pagina evangelica che si pone, per così dire, in continuità diretta con quanto abbiamo meditato la scorsa domenica. Anche il brano odierno, infatti, fa parte di quel discorso di congedo che Gesù pronuncia nel contesto dell'Ultima Cena. In questi pochi versetti l'evangelista Giovanni, attraverso le parole di Gesù (che a prima vista possono sembrare piuttosto astratte, cerebrali, lontane dalla nostra percezione della realtà), mostra alcune dinamiche fondamentali del nostro stesso vivere facendoci, quindi, comprendere ancora una volta come il Signore sia vicino al nostro cammino quotidiano. Dunque, Gesù sta per lasciare i suoi discepoli (“Ancora per poco sono con voi”) perché sta per andare in croce (“Dove vado io, voi non potete venire”). In questo contesto Egli lascia qualcosa ai suoi, lascia una sorta di eredità. Questo è il primo grande motivo di riflessione per noi. Proprio perché la nostra vita, in una grande parte, è costituita da ciò che ereditiamo. Per vivere bene i rapporti con gli altri (a partire dalla famiglia) abbiamo bisogno di sentirci eredi. Quando, infatti, una relazione diviene significativa, non indifferente? Quando l'altro ci qualcosa, ma qualcosa che gli appartiene, che a sua volta ha conquistato, che è parte della sua vita, fosse anche una sola parola o un gesto. Quando appunto ci sentiamo in un certo senso eredi, nel momento in cui l'altro se ne va, come in tutti i rapporti della vita. Cosa lascia Gesù come eredità (che ovviamente i discepoli possono accettare o rifiutare)?

Lascia anzitutto qualcosa di sé, la sua Gloria, che è il mistero di Dio manifestato sulla Croce che “Ora, subito”, dice Gesù, si rende visibile. Lascia in eredità un comandamento nuovo: “Che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi”. Questa nuova qualità dell'amore è così originale da diventare addirittura un segno rivelativo della vita cristiana. “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli...”. Qui possiamo rintracciare il secondo insegnamento per noi. Voler bene non necessita la fede, amare come Gesù ci ha amato, prendendo il Signore come fondamento, come motivazione nelle fatiche e nelle difficoltà, come esempio quotidiano invece si. Anche perché spesso ci accorgiamo di quanto il nostro amore sia debole, limitato. Ci rendiamo conto di quanto gli altri siano talvolta difficili da amare, pesanti nelle loro esigenze. Per questo San Paolo riassumerà le sue raccomandazioni ai Corinzi, coinvolti in mille problemi piccoli e grandi di discordia e divisioni, nel bellissimo inno alla carità che abbiamo prima ascoltato. Da qui traiamo anche un possibile ulteriore insegnamento. Per vivere le piccole o grandi cose quotidiane, i piccoli o grandi amori di tutti i giorni, occorre fare riferimento al grande amore di Gesù. Diversamente tutto rischia di diventare banale, debole, minimo.

Affidiamo a Maria Santissima, in questo imminente mese di maggio, i nostri propositi e i nostri desideri di imparare ad amare come Gesù.

don Gian Piero