san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
V Domenica di Pasqua - 18 Maggio 2014 (A)

Giovanni 14, 21-24

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».
 

Commento:

Carissimi,
                   la Parola di Gesù che oggi il Vangelo ci trasmette pone in una relazione molto stretta l’osservanza dei  comandamenti e l’amore per Gesù stesso. Per ben due volte, infatti, viene ripetuto questo insegnamento come in un intreccio reciproco (“Chi accoglie i miei comandamenti, questi è colui che mi ama. Se uno mi ama osserverà la mia parola”).

Si esprime qui, dunque, una duplice valenza della fede cristiana: cioè da una parte l’accoglienza del messaggio di Gesù, con i suoi contenuti, le sue proposte di vita alternativa, ma dall’altra il mistero della sua persona, da incontrare, addirittura da amare. Una duplice valenza, quindi, alla quale si può pervenire partendo indifferentemente, sembra affermare Gesù, da ciascuno dei suoi insegnamenti. In un certo senso, potremmo dire che non vi è un prima e un dopo.

L’esito di questa condizione, di questa esperienza, è anch’esso duplice, cioè il manifestarsi di Dio a chi è veramente disponibile alla parola e all’amore, e la sua presenza duratura, stabile, permanente (“Verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”).

Quale può essere il senso per noi di queste affermazioni del Signore, cosa possiamo imparare da questa parola evangelica, da questa buona notizia? Anzitutto che vivere nella fede non si esaurisce in una accettazione e osservanza di indicazioni, di norme, di precetti. Neppure nella semplice conoscenza di verità, di dottrine. Essere credenti, invece, implica una dimensione interpersonale, che è originale, unica, come unico è il rapporto che abbiamo con le persone che ci sono care. La ricerca di un incontro a tu per tu con il Signore, ad esempio nel cammino della preghiera e nella celebrazione dei Sacramenti, ci offre una preziosa esemplificazione e opportunità rispetto a ciò che stiamo oggi meditando.

La pagina dell’evangelista Giovanni descrive come di fatto sembra che Gesù voglia lasciare nelle nostre mani la possibilità di incontrarlo, di seguirlo, addirittura di amarlo. In tutto questo possiamo trovare un ulteriore insegnamento: L’invito a provare, a osare, ad assumere in prima persona l’iniziativa dell’incontro, l’iniziativa del nostro stesso vivere.  C’è qualcosa alla radice della nostra esistenza che ci stato consegnato, solo noi possiamo decidere di donarlo, di farlo emergere perché anche altri, e Gesù stesso, possano gioirne. Non è certamente un caso che, quando questo si realizza, Il Signore stesso rimane con noi, prende dimora. Quando decidiamo di essere veramente disponibili, la nostra vita  diventa luogo accogliente dove chiunque si ferma volentieri. È il mistero della nostra libertà, della nostra volontà, della nostra interiore bellezza.

Chiediamo l’intercessione di Maria, in questo mese di maggio, perché ci aiuti a vivere la letizia di ogni incontro.

                                                                                  don Gian Piero