san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
V Domenica di Pasqua - 14 Maggio 2017 (A)

Giovanni 14, 21-24

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».

John 14, 21-24

At that time. The Lord Jesus said to his disciples: «Whoever holds to my commandments and keeps them is the one who loves me; and whoever loves me will be loved by my Father, and I shall love him and reveal myself to him».
Judas -- not Judas Iscariot -- said to him, «Lord, what has happened, that you intend to show yourself to us and not to the world?».  Jesus replied: «Anyone who loves me will keep my word, and my Father will love him, and we shall come to him and make a home in him. Anyone who does not love me does not keep my words. And the word that you hear is not my own: it is the word of the Father who sent me». 

 

Commento:

PER CAPIRE

Lo Spirito santo, lo Spirito del Risorto, guida la sua comunità anche nei momenti delle scelte più difficili e imprevedibili. A ogni uomo è chiesto di rispondere alla Parola ascoltata e all’invito del Maestro a «tenere» e «praticare» i suoi comandamenti (cf Vangelo): è questo il «nuovo tempio», non è costruito da mani d’uomo, ma spazio dello Spirito per fare la dimora del Padre e del Figlio. È lo Spirito che precede il cammino dei discepoli. Pietro è guidato dallo Spirito a incontrare Cornelio e, prima ancora di porre il problema se battezzare Cornelio, un non-giudeo, assiste sorpreso nella casa pagana di Cesarea alla “Pentecoste dei Gentili” che assomiglia in tutto alla “Pentecoste dei Giudei” avvenuta nel Cenacolo di Gerusalemme (cf Lettura). È Dio, infatti, che suscita in noi credenti il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore (cf Epistola), trasformando la nostra vita in un segno di testimonianza, «come astri nel mondo».

Nel Vangelo, con le parole del suo “testamento”, Gesù assicura la sua comunità che non sarà lasciata da sola nel suo cammino. Gv 14,15-17 parla di un nuovo soccorritore, lo Spirito della verità. Gesù tornerà a essere tra i suoi, come vincolo di unione con il Padre (Gv 14,18-20). Nei vv. 21-24 si afferma che ogni credente è la dimora del Padre e di Gesù, a condizione di vivere il comandamento dell’amore.

Esiste, infatti, un circolo tra accogliere i comandamenti di Gesù e l’amore per Lui. Gesù dice: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama» ma anche: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola». È cosi perché se non c’è sintonia con una persona, certo uno non si fida della sua parola; d’altra parte, non si può dire che la si ami senza avere fiducia in lei e senza dare ascolto alla sua parola.

La parola di Gesù, inoltre, è affidabile perché non è sua “ma del Padre che lo ha mandato”: è la parola del Figlio che si affida alla parola e alla volontà di Dio. Per questo amare il Figlio e accogliere la sua parola ci introduce nella comunione stessa del Padre e del Figlio e ci fa dimora del loro stesso Spirito, Spirito, appunto, dell’amore e principio in noi della partecipazione alla vita divina.

PER NOI E PER PREGARE

- L’amore per il Signore non può esistere senza la disponibilità a fare la sua parola: la mia relazione con il Signore Gesù vive di questo circolo di amore e di accoglienza vissuta della sua parola/del suo comandamento?
- Mi riconosco come abitato dallo Spirito di Dio, lo stesso che unisce il Padre e il Figlio? Come questo dato illumina le mie giornate e le mie relazioni?
- Per riferimento alla prima lettura: sono capace di riconoscere il manifestarsi dello Spirito di Dio in ogni persona che “pratica la giustizia” e fa il bene, chiunque essa sia?
- Quale preghiera nasce in me meditando queste letture: di ringraziamento, di perdono, di offerta?

LETTURE

Arriviamo all’essenza di ciò che è Dio, cioè Amore: secondo l’affermazione di san Giovanni: Dio è amore. Di questo amore divino ogni altro amore – quando è amore vero – è un riflesso, una irradiazione, una certa partecipazione. L’amore umano si riferisce in ultima analisi all’amore di Dio in se stesso, al suo amore verso di noi, che è un irradiare dell’essere divino su di noi. Ma cosa è l’amore? L’amore è una misteriosa armonia che spinge all’unione, che causa la compiacenza reciproca e che crea una profonda concordanza e con naturalezza tra le persone che si amano. Tutto ciò vale per l’amore di Dio per noi, per il nostro amore verso Dio e per il nostro amore verso il prossimo. Questo misterioso amore ha anche un’irresistibile esigenza, che ne fa parte essenziale, cioè l’amore desidera e vuole il bene della persona amata, perché l’amore è essenzialmente dono di sé. Non solo lo desidera e lo vuole, ma anche realizza il bene della persona amata. E perciò non può esistere vero amore senza sacrificio e rispetto. E questo bene che cerca l’amore, Dio l’ha fatto anche a noi che siamo l’oggetto del suo amore. La creazione è stata un primo bene che Dio ci ha voluto e fatto, un bene molto più superiore è stata la redenzione per mezzo della passione, morte e risurrezione di Gesù in cui Dio ci è dato a noi. Dio ci ha tanto amato – scrive san Giovanni – da sacrificare il suo unico Figlio per noi. Se però il mondo va male, questo non è da imputare a Dio, come se Dio mancasse al suo amore verso Dio. Il male proviene dall’uomo, che con suo egoismo manca all’amore verso Dio, verso se stesso e verso i suoi simili. Dio è sempre là amando eternamente e infinitamente. L’uomo non amando o amando male si mette liberamente fuori dell’irradiazione, fuori del cerchio dell’amore divino. Tuttavia l’uomo essendo un essere finito e debole pur amando male non può neanche avere l’ultima parola dinanzi all’amore infinito di Dio. Quest’ultima parola appartiene a Dio, come dice san Paolo: “E anche se noi non siamo fedeli a Dio, Dio rimane fedele, perché non può mettersi in contraddizione con se stesso (2Tim 2,13). Dio non può assolutamente non amare. Abbiamo dunque sempre una immensa speranza. [T. GEIJER (monaco certosino), Testi inediti (1971)].

«Se uno mi ama osserverà la mia parola … e questa parola non è mia, ma del Padre che mi ha mandato». Gesù ci porta la parola del Padre. La parola del Padre è necessariamente un annuncio d’amore. Osservare questa parola è amare. La parola di Dio, portataci da Gesù, è una legge d’amore: amare Dio, amare i fratelli. Quando noi sentiamo parlare di leggi, di comandamenti, pensiamo forse troppo all’obbedienza, alla sottomissione, all’abdicazione della propria personalità. Ma è una visione angusta. Dio-amore, può pronunciare soltanto una parola d’amore. Dio ci vuol bene, e sa che noi, per essere felici, abbiamo bisognosi essere guidati e protetti contro noi stessi, così portati all’egoismo. Ascoltare ed osservare la parola di Dio portataci da Gesù, significa per noi camminare verso la felicità, vivere nella luce, la pace e la serenità, amando Dio e il prossimo dimenticando noi stessi. La parola d’amore di Dio è talvolta oscura per noi, ci sembra dura e incomprensibile. Bisogna però sempre credere all’amore. Dio è così grande nel suo amore, e noi siamo così piccoli nel nostro egoismo. Bisogna dunque credere all’amore, come il bambino si fida della mamma, anche quando essa proibisce o impone talvolta severamente certe cose: il bambino non sempre capisce, ma la parola della mamma è sempre parola d’amore, cercando il bene e la felicità del bambino. Così anche noi con Dio. Dio è il nostro Padre amoroso, infinitamente buono, e la sua parola, anche se talvolta misteriosa, ci conduce sempre più vicino a lui, la nostra felicità. Crediamo dunque all’amore. “In ogni istante il nostro essere ha come stoffa e sostanza l’amore che Dio nutre per noi. […] Già come creatore Dio si svuota della sua divinità, prende la forma di uno schiavo, si sottomette alla necessità, si abbassa. Il suo amore mantiene nell’esistenza, in un’esistenza autonoma e libera, degli esseri diversi da lui, diversi dal bene. [ S. WEIL, L’amore di Dio, Traduzione di G. BISSACA - A. CATTABIANI, con un saggio introduttivo di A. DEL NOCE, Edizioni Borla, Roma 1968, 31994, p. 103].