san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
V Domenica di Avvento Ambrosiano (A) - 11 Dicembre 2016

Giovanni 1, 6-8. 15-18

In quel tempo. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Giovanni proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.          


John 1, 6:8. 15:18

A man came, sent by God. His name was John.
He came as a witness, to bear witness to the light, so that everyone might believe through him.
He was not the light, he was to bear witness to the light.
John witnesses to him. He proclaims: 'This is the one of whom I said: He who comes after me has passed ahead of me because he existed before me.'
Indeed, from his fullness we have, all of us, received -- one gift replacing another,
for the Law was given through Moses, grace and truth have come through Jesus Christ.
No one has ever seen God; it is the only Son, who is close to the Father's heart, who has made him known.

           

 

Commento:

PER CAPIER

Il tempo d’Avvento volge speditamente alla fine e nelle ultime due domeniche che ci separano dal S. Natale sono proposte alla contemplazione due figure bibliche che permettono di meglio rivivere il mistero dell’avvento/evento di Dio nella solenne ripresentazione liturgica della natività di Gesù: Giovanni Battista, il «Precursore», e Maria, la «Vergine Madre». A dire il vero, Giovanni Battista, sotto molteplici aspetti della sua singolare esperienza, ci ha già accompagnato nelle prime quattro domeniche; eppure la liturgia di oggi ha da dirci ancora qualcosa di nuovo e di importante circa la testimonianza da lui resa al Figlio di Dio, la luce vera che deve venire nel mondo. Per quanto riguarda Maria, la festa della prossima domenica renderà ragione della sua singolare fede e della posizione peculiare di Lei nel piano di salvezza, che Dio da sempre l’ha pensata e amata (κεχαριτωμένη), perché in piena libertà potesse pronunciare il suo «sì». Al Battista e a Maria dovremmo aggiungere Isaia: gli oracoli profetici, raccolti nel libro che dall’VIII secolo a.C. ha cominciato a crescere come “tradizione di speranza” per Giuda e poi per tutto Israele e tutti i popoli, ci hanno fatto meglio capire nelle letture delle scorse domeniche che cosa significhi cercare Dio nella quotidianità del nostro vivere.

Oggi ecco ancora Giovanni, il testimone della Luce. Con Gesù è arrivato la pienezza del tempo, il tempo della nuova alleanza non fondata sulla Legge scritta su tavole di pietra, ma sulle tavole del cuore di carne. Gesù non sarà un dominatore secondo la logica del mondo, ma sarà Messia in quanto comunicherà agli uomini la pienezza della vita, perché essi siano in grado di seguirlo nel cammino da lui tracciato. Dio, nessuno lo ha mai visto. Gesù sì. E ce lo ha raccontato perché potessimo conoscerlo secondo verità. Gesù, infatti, appare, sin dalla prima pagina del Quarto Vangelo, come verità di Dio e verità dell’uomo, non tanto come dottrina teorica, ma come presenza viva di essere e di azione, capace di trasmettere e rendere visibile l’amore incondizionato del Padre.


PER NOI

- Non posso conoscere chi sono né conoscere chi veramente è Dio se non attraverso Gesù. Conosco Gesù? Ho letto almeno una volta, per intero, uno dei quattro vangeli?
- Che cosa dice di me, di ciò che ho in cuore, delle mie attese, il modo in cui sto preparando il Natale?


LETTURE

Elogio dell’umanità autentica.
Giovanni, nel mezzo del Prologo… Profezia e testimonianza.
S’invera nella carne profetica, nella voce del Testimone
che prepara la via, per gridare la luce che fende ogni tenebra
del Signore che è venuto, che viene, che verrà.
Perché gli si possa credere.
Venne un uomo.
Perché tutti possano vedere la luce per mezzo suo.
Tutti allora, sempre, dappertutto?
Nel deserto e nelle città, in una stanza d’ospedale, o nelle fabbriche dismesse,
nella paura dei padri per il futuro dei figli, nella speranza delle madri…
Tutti allora, sempre, dappertutto.
Noi, oggi, insieme a quanti invocano, cercano
o forse anche disperano del chiarore di una Parola che rinnova,
che offre la grazia senza misura.
L’umanità autentica del Precursore apre la strada della luce che “discende”,
prepara cuori e menti all’accoglienza.
Non è lui la Luce, ma la testimonia.
Dio passa attraverso l’umanità.
Anch’essa strumento della grazia.
Tutti allora, sempre, dappertutto?
Inconsapevoli amanti delle tenebre,
come prima grazia ci viene offerta la via della conversione,
per addestrarci all’abbondanza, alla gratuità, alla dismisura.
Schegge di luce avvampano nella nostra vita, per accendere la fede in Gesù.
Giovanni non era la luce, ma testimone della Luce.
Itinerario del Verbo nel mondo.
Dio si offre in una “umana progressività”.
Gesù è l’alfabeto amante e vivo di questo crinale tra tenebra e luce,
incredulità e fede, parole e Parola, vita e morte...
Venne un uomo…
Ora, chi addita la Luce, chi annunzia la sua presenza e il Regno tra noi?
Chi rende testimonianza alla sua Parola? (F. CECCHETTO, Testi inediti)

Finale
Alcuni vanno sulla montagna, là dove gronda il fuoco che getta nel terrore tutti quelli che abitano in basso. A meno che sulla montagna, dopo che la terra ha tremato, venga il soffio leggero – e l’uomo, nel suo giusto timore, si copra il viso. Oppure, in cima alla montagna, è l’uomo stesso che diviene splendente di luce, come se in lui divenisse visibile ciò che l’occhio umano non può vedere. Alcuni se ne vanno per le città, tra i poveri, indugiando nella miseria. Aiutano. Non hanno altra luce che quello che intravedono sul viso del più derelitto, del più sfatto, del più smarrito. […] Altri ancora attraversano il deserto della grande sete. Nulla, nulla e ancora nulla. Non è nemmeno più l’assenza. È l’assenza dell’assenza. Ci si trova al punto che quanto è in noi più intimo è divenuto estraneo, come semente in inverno; lo sguardo più attento non vede nulla. Verrà la primavera. Accadrà che qualcuno gridi, dalla profondità di quaggiù, verso ciò che non ha più nome né viso. Il grido sale dal fondo di questo pozzo, oltre il quale ogni degna saggezza ha saputo mettere la pietra del silenzio. Si possono leggere libri, navigare per quanto possibile nell’oceano delle letture. Talvolta il libro parla. Porta il lettore là dove nessuno era mai giunto. Dice con le sue parole, il suo inchiostro, la sua carta ciò che il lettore, divenuto vivente, comprende infine con il proprio cuore. Si possono guardare le stelle. Ascoltare il canto dell’universo. È più di quanto noi fabbricheremo mai, noi gli industriosi! Ecco lo splendore, gusto e dimora. Non attende nulla, non desidera. E la potenza invisibile che fa che il mondo sia, desidera pure che tutto sia e che possa liberarci dalla bassezza. La madre guarda il figlio che è nato. Il padre guarda il figlio e la madre. Il figlio viene da loro, dal loro amore. E non viene da loro. Non appartiene a loro, è da altrove. Si tratta di riconoscere che essi potranno amarlo, come gli uomini possono amarsi in verità: poiché ciascuno di loro è portatore di infinito. Dio, nessuno l’ha mai visto. (M. BELLET, Vocazione e libertà, Edizione italiana a cura di G. COMO - E. PAROLARI (Comunità Cristiana), Cittadella Editrice, Assisi 2008, pp. 32-35).