san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
Ultima Domenica dopo l'Epifania - 7 Febbraio 2016 (C)
 Luca 19, 1-10

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Commento:

PER CAPIRE

Il brano di Luca che la liturgia della Parola oggi ci propone è il bellissimo racconto dell’incontro tra Zaccheo e Gesù. Storia di sguardi, storia di volti, storia di due desideri che si trovano. Ciò che ne nasce è gioia, in Zaccheo, dice il testo, ma, possiamo esserne certi, anche in Gesù. Perché ne siamo sicuri? Perché questo racconto ha forti parallelismi con Lc 15 (le tre parabole dei “perduti-ritrovati”) e anche là l’esito del ritrovamento è, appunto, la gioia. Il nostro testo è come un inveramento di quelle parabole: quanto là è detto in parabole qui è racconto di un incontro reale nel quale “il Figlio dell’uomo” ha realizzato il “cercare e salvare ciò che era perduto”.

È anche vero che né la pecora né la moneta perdute desiderano tornare, ma il figlio minore sì, così come Zaccheo “cercava di vedere chi era Gesù”, per poi scoprire che Gesù aveva in cuore per lui qualcosa di ancor più grande e impellente: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Tutte le singole parole di questa frase hanno risonanze fortissime in Luca e nel suo lettore. Solo vorrei ricordare che quel “devo” è il verbo (e l’atteggiamento del cuore) che guida Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme e che dice la ferma decisione (leggi Lc 9,51) con la quale Egli vuole compiere la volontà del Padre: “cercare e salvare ciò che era perduto”. Per questo Gesù è venuto al mondo, questo ha fatto durante tutta la sua vita, questo ha portato a compimento nella sua Pasqua (vedi il racconto solo lucano del “buon ladrone”), donando la sua vita nella morte di croce. Gesù ha due grandi amori: il Padre e ciascuno di noi “perduti”. 

Credo che sia stata l’intuizione di questo amore che ha portato Zaccheo alla decisione espressa nel v.8: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Sono parole che non nascono da un comandamento ma da quel “lo accolse pieno di gioia” del v.6, e della gioia, infatti, hanno la sovrabbondanza.

PER NOI

Un problema comune alla nostra età è l’incapacità di vedere un futuro. Quasi come se si avessero “troppe carte in mano”, il gioco sembra confuso. Siamo tanto potenziale, ma poca direzione: in balia di correnti che non comprendiamo a fondo, cerchiamo di leggere la bussola. Abbiamo sentito tante volte l’invito a seguire le nostre passioni, a lasciarci entusiasmare; ma ciò che ci accende non è sempre uguale, e seguire questi cambiamenti è destabilizzante. In tutto questo nostro vivere s’infila Zaccheo, un personaggio del Vangelo che sembra non avere niente da dire sulla nostra vita.

Il legame tra lui e noi è, invece, la sua bassezza. Moralmente e fisicamente insignificante, Zaccheo non riesce a scorgere il suo obiettivo; ha ostacoli davanti a sé che gli impediscono di vedere chiaramente e le difficoltà sembrano troppo grandi e dense per essere superate. C’è un albero vicino a lui; quel sicomoro che è lì per offrirgli un’opportunità, ma lui potrebbe non coglierla. Salire sull’albero per guardare oltre la folla significherebbe mettere a nudo il suo essere basso, davanti a un mondo estraneo che è pronto a giudicarlo e a puntare il dito. Salire sul sicomoro significherebbe palesare a tutti di avere bisogno di quell’albero, perché i suoi sforzi non sarebbero mai abbastanza per raggiungere ciò che desidera.

Questo rende Zaccheo un uomo come tutti noi: se volesse considerare tutto il contorno della situazione, potrebbe trovare una sfilza di motivi per non vedere nel sicomoro un’opportunità. Ma la sua voglia di vedere l’Uomo lo fa agire con passione e grazie ad essa lui riesce a scorgerLo. L’essersi arrampicato sull’albero cambia la sua vita perché lo porta all’Incontro; d’improvviso non è più importante chi sia quell’ometto o cosa abbia fatto di male nel proprio passato: il Signore guarda negli occhi chiunque lo desideri al punto da lasciarsi indietro tutto, la posizione sociale, l’opinione altrui, il dubbio di farcela.

Il nostro sentiero è popolato di sicomori che non vediamo, di “segni” (e disegni) che non riusciamo a cogliere, perché siamo così concentrati su come vorremmo “attraversare la folla” da non intravedere le possibilità alternative.

Ecco come il Vangelo di questa domenica ci parla della nostra storia individuale, regalandoci la chiave per cambiare l’orientamento della nostra storia. Il vero passo avanti nella fede viene dall’abbandono al Progetto e dall’accettazione del proprio limite conoscitivo. Il messaggio di speranza è grandissimo: per incontrare Gesù e realizzare la nostra vita non importa cosa abbiamo fatto nel passato, basta volerlo oggi. Allora lui ci farà guardare il sicomoro con altri occhi.

PREGHIAMO

Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, e io fuori.
E là ti cercavo.
Deforme, mi gettavo
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te
quelle creature che non esisterebbero
se non esistessero in te.
Mi hai chiamato,
e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.
Hai mandato un baleno,
e il tuo splendore
ha dissipato la mia cecità.
Hai effuso il tuo profumo;
l'ho aspirato e ora anelo a te.
Ti ho gustato,
e ora ho fame e sete di te.
Mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace.
S.Agostino, Confessioni 10.27.38