san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
Ultima Domenica dopo l'Epifania - 2 Marzo 2014 (A)

Luca 15, 11-32

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».


 

Commento:

Carissimi,
              
               La bellezza e la notorietà di questa pagina di Vangelo, raccontata solo dall'evangelista Luca, rendono ardua la riflessione, anzitutto perché l'essere così conosciuta ci potrebbe distrarre dal poter ancora imparare da essa. Al tempo stesso ciò che potremmo dire risulterebbe facilmente catalogato come una ripetizione di ciò che tante volte è stato detto. Tuttavia ci proviamo.

Nella figura dei due figli non è difficile rintracciare tutta la nostra umanità, nelle sue debolezze e miserie.

Nel figlio giovane, alla sua esuberanza di per sé legittima e accettabile (“Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”), si accompagna il desidero di cercare una vita diversa, forse di cercare se stesso (in questo senso può essere letto il suo partire per un paese lontano). Ma è piuttosto un cercare in modo sbagliato, infatti sperpera, fa vita dissoluta. C'è in tutto questo una dimensione di protagonismo, di pretesa autosufficienza che fallisce miseramente. Tutto ciò ci fa comprendere quanto è importante saper cercare nel modo giusto, nel posto giusto il senso della propria vita. Questo un primo possibile insegnamento. È bello e importante cercare, esplorare, avventurarsi nel nuovo e nell'ignoto, ma è vitale farlo con saggezza e umiltà.

Il figlio maggiore,  mostra nella sua indignazione per una presunta ingiustizia patita, un profondo sentimento di invidia e gelosia per l'atteggiamento non solo benevolo, ma addirittura magnanimo del padre. Non è difficile ritrovare anche in questo secondo protagonista della parabola le nostre stesse difficoltà, soprattutto nel non saper essere partecipi della gioia dell'altro, del fratello. Molto più facile essere vicini nelle difficoltà, nella fatica. Questo, infatti, più facilmente ci fa sentire buoni, utili, importanti.

Ma che cosa hanno in comune i due fratelli? Una caratteristica molto semplice ma decisiva: la difficoltà a condividere. In un caso, una parte importante della vita, delle scelte, che vengono rivendicate per sé (l'eredità, la convivenza familiare). Nell'altro, la felicità degli altri che pure è offerta a tutti (“...Bisognava fare festa...”). Una condivisione forse vissuta come minaccia al desiderio della propria affermazione, una fatica ad accettare di non essere l'unico importante davanti al padre. Questo può essere, dunque, un ulteriore insegnamento per noi oggi. L'invito a superare una visione solo individualistica delle cose e della nostra vita, e cercare la compartecipazione come esperienza importante del cammino quotidiano. Gli altri non sono un inciampo per la nostra realizzazione, ma un grande arricchimento. È l'insegnamento che il Padre buono cerca di rendere concreto per entrambi i figli attraverso l'accoglienza, il perdono, l'invito al banchetto. A noi viene lasciata la risposta definitiva. Il racconto evangelico rimane  quasi sospeso. Non si sa, infatti, cosa abbia deciso il figlio maggiore, cioè se accettare l'invito del padre oppure no.

Il grande passo da compiere è, dunque, quello della condivisione, come autentico atteggiamento evangelico che sta a fondamento di ogni relazione, di ogni autentico cammino di fede, di ogni crescita personale e collettiva. In quante occasioni possiamo scegliere se fare in proprio o condividere.

Invochiamo anche per noi la bontà di Dio affinché il nostro cuore diventi disponibile e docile al suo invito. In fondo, come il Vangelo ci ha illustrato, si tratta di un invito a una festa.

                                                                                  don Gian Piero