san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
Santissima Trinità - 15 Giugno 2014 (A)

Giovanni 16, 12-15


In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

 

Commento:


Carissimi,
                 La pagina del Vangelo che oggi la Liturgia ci propone è un invito alla contemplazione del mistero di Dio Trinità in termini che potremmo definire dinamici, di movimento. Le parole usate, infatti, sono prevalentemente di azione: dare, guidare, prendere, annunciare.  È una dinamica che esprime la realtà di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, ed al tempo stesso la sua azione verso di noi. Ci aiuta a comprendere il mistero di Dio che è relazione, non solitudine, non maestà isolata e distante. Una relazione costruita sulla verità, sull’amore che diventa gloria, cioè, nel linguaggio biblico, pienezza e armonia.

Da questa contemplazione della Trinità mistero di relazioni siamo invitati a ripensare alle nostre relazioni, all’importanza che attribuiamo loro. Forse troppe volte viviamo queste dimensioni fondamentali della vita come una ovvietà, oppure le sacrifichiamo facilmente in nome delle convenienze o dell’opportunità del momento. Possiamo, invece, ritrovare la bellezza dei rapporti umani proprio a partire dal nostro rapporto con il Padre il Figlio e lo Spirito Santo che ci guida e ci sostiene nel cammino quotidiano, come la pagina della Lettera ai Romani che abbiamo ascoltato ci dice.

Un secondo aspetto del mistero di Dio che ritroviamo meditando il significato di questa festa è la sua profonda unitarietà. La riflessione plurisecolare della Chiesa ha espresso tutto questo con la famosa definizione “Trinità delle persone, unicità della natura”. Siamo quindi chiamati ad amare e a contemplare un solo Dio nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Unitarietà evoca anche solidità, sicurezza, assenza di dispersione, equilibrio.

Anche questo aspetto del mistero trinitario offre a noi un’occasione per meditare sulla nostra personale unitarietà, sulla esigenza di ritrovare se stessi in un centro, anzi potremmo forse dire attorno a un baricentro che è il punto di stabilità, di equilibrio, di consistenza personale dentro una realtà, come la nostra che facilmente ci porta alla divisione, alla frammentazione interiore e quindi alla dispersione e allo smarrimento di noi stessi. Quale è il baricentro della nostra vita? L’intelligenza, gli affetti, le convenienze? L’incontro con la Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo ci aiutano a ritrovare in Dio il vero fondamento del nostro vivere, la vera roccia su cui costruire la dimora dell’esistenza.

Ed infine l’immagine bellissima del roveto ardente che non si consuma, descritta nel libro dell’Esodo che abbiamo ascoltato, ci aiuta a trovare ancora in Dio la perennità della speranza, la fedeltà delle sue promesse, la fiducia che nonostante tutte le nostre incoerenze e fragilità la luce e il calore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo rendono bella e buona questa nostra vita complicata.