san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe - 25 Gennaio 2015

Luca 2, 41-52

In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.                     

 

Commento:
La festa della Santa Famiglia è un’occasione favorevole per dare evidenza a quella “spiritualità di Nazaret” tanto cara a Charles de Foucauld (1858-1916), il quale interpretò il periodo di silenzio della vita di Gesù, prima di presentarsi sulla scena pubblica, non come un momento transitorio e di attesa ma come un modo essenziale per incarnare quella kénosis («svuotamento») che avrà il suo punto culminante nella croce. È un tema che si ambienta bene nelle domeniche dopo l’Epifania, in cui al centro sta la contemplazione della «condiscendenza» di Dio in Cristo Gesù.
La misura di questo amore, che raggiunge il suo valore estremo sulla croce, è ciò che permette di guardare all’unicum della famiglia di Nazaret per trovare luce e orientamento anche per i nostri rapporti e le nostre relazioni. Tutto deve compiersi «nel Signore», perché «Nazareth è la vita di Gesù, non semplicemente la sua prefazione».

Per comprendere

Per favorire la comprensione della 1° lettura (Is 45,14-17), ne riportiamo un semplice schema:
vv. 14-15: la sottomissione e la confessione delle nazioni
v.   14     : le nazioni porteranno doni e riconosceranno JHWH
v.   15     : JHWH, il Dio nascosto, sarà riconosciuto come Salvatore

vv. 16-17: gli idolatri cadranno in disgrazia, mentre Israele sarà salvato
v.   16      : saranno svergognati quelli che adorano gli idoli
v. 17        : JHWH salverà Israele

Il brano della Lettera agli Ebrei ci offre una parola-chiave: “fratelli”. È ciò che noi siamo rispetto a Gesù e grazie a lui perché egli ci ha accolto come “i figli che Dio gli ha dato”. Con Gesù condividiamo la medesima origine in Dio (v 11); con noi lui ha voluto condividere la carne e il sangue (v 14) “per ridurre all’impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita”(vv 14-15). In questo modo possiamo partecipare della libertà di Gesù e possiamo vivere il coraggio del dono di noi stessi senza la paura di perderci. Grazie a come Gesù ha vissuto la sua morte, la paura della morte, madre di tutte le paure e di ogni angoscia, non ci  tiene più in suo potere perché “nell’amore non c’è paura” (cf 1Gv 4,18). L’amore che toglie ogni paura è quello fedele e irrevocabile di Dio ma è anche quello che possiamo sperimentare tra di noi, figli e fratelli amati che cerchiamo di condividere il dono ricevuto.

Anche il brano del vangelo secondo Luca ci offre una chiave di accesso attraverso il ricorrere dei termini cercare e trovare (o non trovare). La vicenda raccontata e la dinamica del vissuto dei personaggi, in particolare di Maria, sono legate all’evolversi della ricerca di Gesù.  Siamo durante la festa di Pasqua. Gesù viene ritrovato nel tempio, seduto in mezzo ai maestri mentre discute alla pari con loro. Maria e suo padre lo hanno cercato angosciati per poi  trovarlo, dopo tre giorni (il parallelo con la perdita di Gesù e il suo ritrovamento negli eventi pasquali è evidente). Colpisce la risposta di Gesù. La possiamo rendere anche così: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo essere nelle cose del Padre mio?” (Viene alla mente anche Gv 14, in particolare il dialogo di Gesù con Tommaso). Il mistero di Gesù è ben intuibile nella differenza tra “tuo padre e io” nelle parole di Maria e il  “Padre mio” nella risposta di Gesù. Gesù è di Maria e Giuseppe ma, soprattutto è del Padre suo. L’evangelista nota: “Ma essi non compresero…”.

Per riflettere e pregare

1.    La 2° lettura ci invita ad una riflessione sulle  nostre paure, su quelle che hanno un nome e su quelle che ci abitano più nel profondo ma che sono difficili da nominare. Lo vogliamo fare non da soli, ma in compagnia di Gesù. Con lui possiamo entrare anche nei luoghi più bui senza timore perché Gesù è la luce che le tenebre non hanno sconfitto (cf Gv 1). Egli, in noi, sconfigge ogni giorno “colui che della morte ha il potere”.
Inoltre, cosa ci suggerisce l’essere fratelli di Gesù e in Gesù? Quale cura vicendevole ci chiede, soprattutto nei momenti bui del cammino?
2.    Il vangelo ci invita innanzitutto ad interrogarci sulla nostra ricerca di Gesù. Ci sta a cuore il non perderlo? Siamo disponibili a custodire il suo mistero e a volergli bene anche quando facciamo fatica a comprendere ciò che fa e ciò che dice?
3.    Possiamo interrogarci anche sulle nostre relazioni familiari. Quale libertà cerchiamo (o ci prendiamo)? Con quale scopo? Comunque, Gesù vive a Nazaret da figlio e “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”. I miei si possono sentire onorati di avermi come figlia/o? Anche quel mio Padre che è Dio?

Preghiera per la famiglia
 
O Santa Famiglia di Nazaret,
insegnaci il raccoglimento, l’interiorità;
dacci la disposizione ad ascoltare le buone ispirazioni
e le parole dei veri maestri;
insegnaci la necessità del lavoro di preparazione,
dello studio, della vita interiore personale,
della preghiera che Dio solo vede nel segreto.
Insegnaci cos’è la famiglia, la sua comunione d’amore,
la sua austera e semplice bellezza,
il suo carattere sacro e inviolabile;
insegnaci come sia dolce e insostituibile la sua pedagogia
e come sia fondamentale e insuperabile la sua sociologia.
Insegnaci cos’è il lavoro;
a comprendere e celebrare la legge severa e redentrice della fatica umana;
a ricomporre la coscienza della dignità del lavoro.
Concedici di essere ammessi da te, o Madonna, o padrona di casa,
insieme col mite e forte tuo sposo, san Giuseppe,
nell’intimità con Cristo,
il tuo umano e divino Figliolo Gesù.
Amen

Dalla preghiera del BEATO PAOLO VI (Basilica di Nazaret, 5 gennaio 1964).