san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
Penultima Domenica dopo l'Epifania - 19 Febbraio 2017 (A)

Giovanni 8, 1-11

In quel tempo. Il Signore Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.
Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

John 8, 1:11

Jesus went to the Mount of Olives. At daybreak he appeared in the Temple again; and as all the people came to him, he sat down and began to teach them. The scribes and Pharisees brought a woman along who had been caught committing adultery; and making her stand there in the middle they said to Jesus, 'Master, this woman was caught in the very act of committing adultery, and in the Law Moses has ordered us to stone women of this kind. What have you got to say?'They asked him this as a test, looking for an accusation to use against him. But Jesus bent down and started writing on the ground with his finger. As they persisted with their question, he straightened up and said, 'Let the one among you who is guiltless be the first to throw a stone at her.' Then he bent down and continued writing on the ground. When they heard this they went away one by one, beginning with the eldest, until the last one had gone and Jesus was left alone with the woman, who remained in the middle. Jesus again straightened up and said, 'Woman, where are they? Has no one condemned you?' 'No one, sir,' she replied. 'Neither do I condemn you,' said Jesus. 'Go away, and from this moment sin no more.' 

Commento:

PER CAPIRE

Dio perdona non con un decreto ma con una carezza. Gesù va anche oltre la legge e perdona accarezzando le ferite dei nostri peccati.

Le letture di oggi ci parlano dell’adulterio, che insieme alla bestemmia e all’idolatria era considerato un peccato gravissimo nella legge di Mosè, punito con la pena di morte per lapidazione. L’adulterio, infatti, va contro l’immagine di Dio, la fedeltà di Dio, perché il matrimonio è il simbolo, e anche una realtà umana, del rapporto fedele di Dio col suo popolo. Così quando si rovina il matrimonio con un adulterio, si sporca questo rapporto tra Dio e il popolo. All’epoca era considerato un peccato grave perché si sporcava proprio il simbolo della relazione tra Dio e il popolo, della fedeltà di Dio.

Nel passo evangelico proposto nella liturgia (Giovanni, 8, 1-11), che racconta la storia della donna adultera, incontriamo Gesù: era seduto lì, tra tanta gente, e faceva il catechista, insegnava. Poi si avvicinarono gli scribi e i farisei con una donna che portavano avanti, forse con le mani legate, possiamo immaginare. E così la posero in mezzo e l’accusarono: ecco un’adultera!. La loro è una accusa pubblica. E, racconta il Vangelo, fecero a Gesù la domanda: «Cosa dobbiamo fare con questa donna? Tu ci parli di bontà ma Mosè ci ha detto che dobbiamo ucciderla!». Essi dicevano questo per metterlo alla prova, per avere il motivo di accusarlo. Infatti se Gesù diceva: sì, avanti alla lapidazione, avevano l’opportunità di dire alla gente: «Ma questo è il vostro maestro tanto buono, guarda cosa ha fatto a questa povera donna!». Se invece Gesù diceva: no, poveretta, perdonarla!, ecco che potevano accusarlo di non compiere la legge.

Il loro unico obiettivo era mettere proprio alla prova e tendere una trappola a Gesù. A loro non importava la donna; non importavano gli adulteri. Anzi, forse alcuni di loro erano adulteri.

Da parte sua, nonostante ci fosse tanta gente intorno, Gesù voleva rimanere solo con la donna, voleva parlare al cuore della donna: è la cosa più importante per Gesù. E il popolo se n’era andato lentamente dopo aver sentito le sue parole: «Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei».

Il Vangelo con una certa ironia dice che «tutti se ne andarono, uno per uno, cominciando dai più anziani»: si vede che nella banca del cielo avevano un bel conto corrente contro di loro! Ecco allora il momento di Gesù confessore. Resta solo con la donna, che rimane «là in mezzo». Intanto Gesù era chinato e scriveva col dito sulla polvere della terra. Alcuni esegeti dicono che Gesù scriveva i peccati di questi scribi e farisei. Forse è una immaginazione. Poi si alzò e guardò la donna, che era piena di vergogna, e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?».  «Siamo soli, tu e io. Tu davanti a Dio. Senza accuse, senza chiacchiere: tu e Dio».

La donna non si proclama vittima di una falsa accusa, non si difende affermando: «Io non ho commesso adulterio». No, lei riconosce il suo peccato e a Gesù risponde: «Nessuno, Signore, mi ha condannata». A sua volta Gesù le dice: «Neanche io ti condanno, va e d’ora in poi non peccare più», «per non passare un brutto momento, per non passare tanta vergogna, per non offendere Dio, per non sporcare il bel rapporto tra Dio e il suo popolo».

Dunque, Gesù perdona. Ma qui c’è qualcosa di più del perdono. Perché come confessore Gesù va oltre la legge. Infatti, la legge diceva che lei doveva essere punita. Oltretutto, Gesù era puro e poteva gettare per primo la pietra. Ma egli va oltre. Non le dice: non è peccato l’adulterio. Ma non la condanna con la legge. Proprio questo è il mistero della misericordia di Gesù.

Così Gesù per fare misericordia va oltre la legge che comandava la lapidazione. Tanto che dice alla donna di andare in pace. La misericordia è qualcosa di difficile da capire: non cancella i peccati, perché a cancellare i peccati è il perdono di Dio. Ma la misericordia è il modo come perdona Dio. Gesù poteva dire: ma io ti perdono, vai! Come ha detto a quel paralitico: i tuoi peccati sono perdonati!. In questa situazione Gesù va oltre e consiglia alla donna di non peccare più. E qui si vede l’atteggiamento misericordioso di Gesù: difende il peccatore dai nemici, difende il peccatore da una condanna giusta.

Questo vale anche per noi. Quanti di noi forse meriterebbero una condanna! E sarebbe anche giusta. Ma lui perdona!. Come? Con questa misericordia che non cancella il peccato: è il perdono di Dio che lo cancella, mentre la misericordia va oltre. È come il cielo: noi guardiamo il cielo, tante stelle, ma quando viene il sole al mattino, con tanta luce, le stelle non si vedono. E così è la misericordia di Dio: una grande luce di amore, di tenerezza. Perché Dio perdona non con un decreto, ma con una carezza. Lo fa carezzando le nostre ferite di peccato perché lui è coinvolto nel perdono, è coinvolto nella nostra salvezza.

Con questo stile Gesù fa il confessore. Non umilia la donna adultera, non le dice: cosa hai fatto, quando l’hai fatto, come l’hai fatto e con chi l’hai fatto!. Le dice, invece, di andare e di non peccare più: è grande la misericordia di Dio, è grande la misericordia di Gesù: perdonarci accarezzandoci.
(Omelia di papa Francesco a S. Marta, 7 Aprile 2014).


PER NOI

- Mi rendo conto di quanti sono i tipi di “tradimento” cui sono esposto?

- Quali sono i miei sentimenti nei confronti di chi sbaglia? Mi ergo a giudice? Se sì, con quale autorità?

- Che cosa mi dice l’atteggiamento misericordioso di Gesù? Riesco ad avere uno sguardo di misericordia, uno sguardo carezzevole?


PER LEGGERE

Le mie mani non sono ancora vuote
Ch’io possa alzarle a Te.
Io che fallii nella stretta, fallisco
ora nella rinunzia. È così poco
quel che trattengo, scherno alla mia fame,
e tuttavia è un ingombro smisurato
che mi sbarra il cammino verso di Te.
Poiché per queste briciole furiosamente amate
Non son pronta al tuo dono di nudità, di bellezza severa,
al silenzio più trasparente delle lacrime.
(M. GUIDACCI, Poesie, a cura di M. DEL SERRA (Pan 23), Casa Editrice “Le Lettere”, Firenze 1999, pp. 167-168).

I conti non tornano.

È la grazia che fa del naufrago un superstite.
Gli rende la coscienza, piano, per non spaventarlo.
Il perdono, un inedito “falso in bilancio”.
Perla enigmatica l’incontro di questa donna
trascinata a giudizio, e in attesa delle pietre,
per essere inabissata nella sua colpa.
Reato flagrante.
Nessuna domanda, nessuna scusa.

Così è il perdono: senza sala d’attesa,
con i conti che non tornano, immotivato.
Fa del naufrago un superstite.
Dissolve le pietre e il giudizio, la morte.
Da naufrago non sai il peso del pericolo,
e quasi attendi quelle pietre.
Aspetti e tornerebbero i conti.
Solo il superstite sa quale odore ha il rischio della morte,
ma conosce, intimamente, anche l’allegria del perdono.
Immotivato, irragionevole, catena strappata via.

Dopo.

Il superstite non può che camminare – “Va’ e non peccare più”.
Sa che i conti non tornano, per quel perdono.
Vive salvaguardato da un amore ricevuto,
senza essere stato capace nemmeno di chiederlo...
Come? Non sa dire.

(F. CECCHETTO, Testi inediti)