san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
Notte di Natale - 24 Dicembre 2014

Giovanni 1, 1-14

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio:  tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.  In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta.
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.  Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.  Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto.  A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,  i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.


Commento:

La vita svelata

Per comprendere

Il testo riporta la prima parte del Prologo, culminante nel v.14. ? un brano molto denso. Vi si trova in sintesi tutto il pensiero teologico-spirituale di Giovanni. Lo accostiamo con particolare attenzione al tema della vita. Nel titolo abbiamo dato risalto al rapporto vita-rivelazione. La vita è stata "svelata" (cfr. lGv 1,1-4). Il senso giovanneo del termine vita è infatti legato al concetto di rivelazione. La vita non si conosce se non perché si è rivelata. Senza tale rivelazione il senso ultimo e autentico del termine "vita" rimarrebbe per noi velato, nascosto, inaccessibile. E la rivelazione coincide con l'"incarnazione" (Gv 1,14): è nella carne del Verbo/Parola di Dio Gesù che la vita ci è manifestata.

Quale dinamica vita-rivelazione costituisce, allora, il tessuto di tutto il prologo? Ne evidenziamo alcuni aspetti:

• la vita sta all'origine di tutto e precede la creazione  stessa ("In principio” cf. Gv 1,1.2). La vita, infatti, è l'esistenza propria di Dio, quel perfetto appagamento che l'uomo, avvelenato dall'egoismo, non riesce neppure a immaginare e che deriva dall'infinito amore esistente tra Dio e il suo Verbo (Gv 1,1-2), tra il Padre e il suo Unigenito (Gv 1,17-18). In questo modo Giovanni ci ha detto l'essenziale: alla base della sua idea della vita sta quel segreto che solo il Cristo poteva svelare: è lui che ci ha rivelato la Trinità di Dio, il mistero di comunione nell'amore del Padre e del Figlio nello Spirito Santo, oceano di pace e di gioia che nulla può offuscare;

• questa vita si è comunicata agli uomini come luce (notiamo: non "la luce era la vita degli uomini", bensì: "la vita era la luce degli uomini", (cfr. Gv 1,4). Gli uomini accolgono la vita che viene da Dio e ne fanno esperienza come investiti da una luce. Il che equivale a dire che la vita si è "rivelata" (la luce, per definizione, è visibile). La simbologia della luce aiuta a cogliere il senso che Giovanni attribuisce al termine rivelazione. Possiamo richiamare tre aspetti: come la luce, questa vita risplende nel suo splendore abbagliante, nella sua gloria (genera stupore, adorazione, ammirazione); come la luce questa vita fa chiarezza su ogni cosa (genera sicurezza, consapevolezza, serenità); come la luce, questa vita si diffonde ovunque e non si ferma se non davanti alle porte e alle finestre deliberatamente chiuse (persegue la salvezza universale, ma rispetta la libertà di ciascuno);

• il concetto cristiano e giovanneo di rivelazione contiene, dunque, due importanti verità riguardanti la vita: in quanto rivelazione, anzitutto, la vita dell'uomo è "grazia".  ?, infatti, donata a lui per mezzo di Gesù Cristo (cfr Gv 1,17); in quanto rivelazione, poi, la vita dell'uomo è partecipazione, comunione alla beatitudine che è in Dio;

• la rivelazione della vita avviene nella persona di Gesù Cristo. La sua umanità, la sua "carne" (Gv 1,14) con tutte le sue caratteristiche di fragilità, esposta alla morte,  è il luogo in cui risplende la gloria di Dio (Gv l,14b). Tutto in lui annuncia la vita che egli possiede in se stesso (Gv 1,4) e che è venuto a donare (Gv 1,12- 13). Descrivere la vita, definirne i tratti e le qualità è possibile solo guardando lui, ascoltando lui. In questo senso, l'intero vangelo di Giovanni svelerà la vita dell'uomo, perché descriverà l'essere e l'agire di Gesù Cristo, il Dio-Uomo,

Qual è il frutto di questa vita divina svelata/comunicata a noi nella carne del Verbo? Il frutto è “il mirabile scambio”: Dio si è fatto uomo perché noi potessimo diventare divini: «A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1,12-13). Questo passo esprime la stupefacente, nuova identità di ciascuno/a di noi nella vita del Cristo. Si tratta della grazia del poter divenire figli di Dio, attraverso la fede nel Figlio di Dio Gesù che si è fatto figlio di Maria. Scrive Giovanni nella sua prima lettera: «In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui» (1Gv 4,9).

Per riflettere e pregare

1. Nel Prologo di Giovanni ci sono parole fortemente evocative: verbo/parola, luce, vita, grazia, verità, carne, gloria con le quali l’evangelista vuole comunicare il mistero dell’Incarnazione e della persona di Gesù. Quali suggestioni suscitano in me? Come illuminano la mia fede, la mia vita, la mia relazione con Gesù e il mio vissuto?  
2. Parola-carne: anche in me l’ascolto della Parola sta generando una “carne” da figlio di Dio amato? Cerco in lui la verità della mia vita?
3. “A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Che preghiera nasce a fronte di questo straordinario e assolutamente gratuito dono?