san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo - 8 Novembre 2015 (B)

Luca 23, 36-43

In quel tempo. Anche i soldati deridevano il Signore Gesù, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».       

 

Commento:

Per capire

Quando Pio XI istituì nel 1925 la festa di Cristo Re, voleva reagire contemporaneamente agli eccessi del laicismo moderno, che vorrebbe fare a meno di Dio, e a quelli del cesaropapismo e del clericalismo, sempre tentati di «servirsi» di Dio a loro vantaggio. La regalità umana, così com’era intesa nelle culture antiche, solo in parte riesce ad esprimere il mistero di Gesù mašîa? «unto» e quindi «re» e «sacerdote», ma al modo del Servo di JHWH della seconda parte del Libro di Isaia (cf Lettura).  L’ambiguità della regalità con il potere umano ha sempre portato Gesù a rifiutare, almeno sino alla morte in croce, il titolo di Messia, perché troppo intriso di attese politiche, costruite sul nazionalismo e sulla lotta contro il potere romano.  La regalità alla quale Gesù tende è, invece, del tutto aliena da ogni forma di potenza. Gesù Cristo è re dell’universo in quanto si fece «obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (cf Epistola) ed è re dell’universo per concedere il perdono del Padre a tutti coloro che sono alla ricerca di perdono (cf Vangelo).  Gesù è Re per portare a piena umanizzazione la comunità degli uomini, infondendo in essa la speranza di un futuro di risurrezione e permettendo a ciascuno di costruire un mondo più umano nella collaborazione, nella fraternità e nella pace. Non ci si dimentichi però che questo “singolare” re, per diventare il re dell’universo, ha speso la quasi totalità della sua vita nella quotidianità sorprendentemente insignificante di Nazaret. (G.A. Borgonovo)

Per noi

L’uomo che s’identifica al crocifisso, riceve la forza del risorto: “Io mi compiaccio negli oltraggi, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12,10). […] Il potere di Cristo, potere della fede e dell’umiltà si esprime come servizio. Il testo decisivo, su questo punto, è quello di Lc 22,25-27: “Egli disse: I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande fra voi diventi come il più piccolo, e chi governa come colui che serve” […]. Il potere “che serve” diventa, nel senso etimologico della parola, autorità; auctoritas viene dal verbo augere che significa far maturare, far crescere. […] La vittoria di Cristo sulla morte trasforma al fondo del nostro essere l’angoscia in gratitudine. I padri della chiesa, specie i padri ascetici, rivelano che le due “passioni-madre” sono l’avidità e l’orgoglio, queste risorse del potere decaduto, e più in profondità ancora, “la paura nascosta della morte”. Ma se siamo veramente risuscitati nel Risorto, se la morte è già alle nostre spalle, sepolta nelle acque de Battesimo, allora non abbiamo più bisogno né di schiavi né di nemici per proiettare su di loro la nostra angoscia e il nostro desiderio di essere Dio: Dio, noi lo siamo umilmente in Cristo, siamo cioè capaci di amare. Perciò ci viene manifestata tutta l’importanza del comando evangelico di amare i nostri nemici (Lc 6,27-36). Si tratta di spezzare il circolo infernale dell’aggressione e della vendetta che, a sua volta, provoca una nuova aggressione più violenta. […] Gesù non si è accontentato di assumere questo atteggiamento: egli ci ha resi capaci di farlo nostro grazie alla sua croce, alla sua risurrezione e al dono dello Spirito. Mediante la grazia della croce, infatti, anche il fallimento, anche la morte possono far nascere il regno. (O. CLÉMENT, Il potere crocifisso (Sympathetika), Ed. Qiqaion, Comunità di Bose-Magnano 1999, pp. 39-41).

Per la nostra preghiera

O Cristo, nostro unico mediatore,
Tu ci sei necessario:  per vivere in Comunione con Dio Padre;  per diventare con te, che sei Figlio unico e Signore nostro, suoi figli adottivi;  per essere rigenerati nello Spirito Santo. 
Tu ci sei necessario,  o solo vero maestro delle verità recondite e indispensabili della vita,  per conoscere il nostro essere e il nostro destino, la via per conseguirlo. 
Tu ci sei necessario, o Redentore nostro,  per scoprire la nostra miseria e per guarirla;  per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità;  per deplorare i nostri peccati e per averne il perdono. 
Tu ci sei necessario, o fratello primogenito del genere umano,  per ritrovare le ragioni vere della fraternità fra gli uomini,  i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace.  Tu ci sei necessario, o grande paziente dei nostri dolori,  per conoscere il senso della sofferenza  e per dare ad essa un valore di espiazione e di redenzione. 
Tu ci sei necessario, o vincitore della morte,  per liberarci dalla disperazione e dalla negazione,  e per avere certezze che non tradiscono in eterno. 
Tu ci sei necessario, o Cristo, o Signore, o Dio-con-noi,  per imparare l’amore vero e camminare nella gioia e nella forza della tua carità,  lungo il cammino della nostra vita faticosa,  fino all’incontro finale con Te amato, con Te atteso,  con Te benedetto nei secoli.  (Paolo VI)