san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo - 6 Novembre 2016 (C)

Matteo 25, 31-46

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Matthew 25, 31:46

“When the Son of Man comes in his glory, and all the angels with him, he will sit upon his glorious throne, and all the nations will be assembled before him. And he will separate them one from another, as a shepherd separates the sheep from the goats. He will place the sheep on his right and the goats on his left. Then the king will say to those on his right, ‘Come, you who are blessed by my Father. Inherit the kingdom prepared for you from the foundation of the world. For I was hungry and you gave me food, I was thirsty and you gave me drink, a stranger and you welcomed me, naked and you clothed me, ill and you cared for me, in prison and you visited me.’ Then the righteous will answer him and say, ‘Lord, when did we see you hungry and feed you, or thirsty and give you drink? When did we see you a stranger and welcome you, or naked and clothe you? When did we see you ill or in prison, and visit you?’ And the king will say to them in reply, ‘Amen, I say to you, whatever you did for one of these least brothers of mine, you did for me.’ Then he will say to those on his left, ‘Depart from me, you accursed, into the eternal fire prepared for the devil and his angels. For I was hungry and you gave me no food, I was thirsty and you gave me no drink, a stranger and you gave me no welcome, naked and you gave me no clothing, ill and in prison, and you did not care for me.’ Then they will answer and say, ‘Lord, when did we see you hungry or thirsty or a stranger or naked or ill or in prison, and not minister to your needs?’ He will answer them, ‘Amen, I say to you, what you did not do for one of these least ones, you did not do for me.’ And these will go off to eternal punishment, but the righteous to eternal life.”

Commento:

PER CAPIRE

Siamo sempre più consapevoli delle nostre potenzialità e della nostra capacità di dominare il mondo. Cosa significa annunziare in questo contesto culturale che senza Gesù non possiamo fare nulla? In che senso va intesa questa affermazione? I credenti, che condividono in tutto e per tutto la vita dei loro contemporanei, devono dare la più bella testimonianza del legame intimo che unisce concretamente la verità delle realtà umane e la fede vivente in Gesù Cristo. Ubbidendo sino alla morte in croce, vivendo giorno per giorno il messaggio delle Beatitudini, entrando nella corrente universale dell’amore operoso (le “opere di misericordia” di cui parla il Vangelo) il credente lavora a restituire le realtà create alla loro verità e alla loro consistenza di creature. Quando Pio XI istituì nel 1925 la festa di Cristo Re, voleva reagire contemporaneamente agli eccessi del laicismo moderno, che vorrebbe fare a meno di Dio, e a quelli del cesaropapismo e del clericalismo, sempre tentati di «servirsi» di Dio. Il Figlio dell’Uomo (Lettura), crocifisso e risorto, è re dell’universo per elevare e portare alla piena umanizzazione la comunità degli uomini, infondendo in ciascuno la speranza di un futuro di risurrezione (Epistola), permettendo a ciascuno di costruire un mondo più umano nella collaborazione, nella fraternità e nella pace, facendo memoria della singolare umanità di Colui che – Figlio di Dio – ha speso la massima parte della sua vita nella quotidianità sorprendente di Nazaret.
Sulla croce di Gesù Pilato fa mettere un cartello: Gesù Nazareno, Re dei Giudei.

Già quello creò una dura reazione, comprensibile: nessuno vorrebbe avere un re così, che fa quella fine. Noi celebriamo Gesù, il crocifisso risorto, addirittura re dell’universo! Bisogna avere un certo coraggio… se la cosa ci coinvolge, se seriamente decidiamo di accogliere la sua proposta di essere discepoli che lo seguono sulla strada che lui ha tracciato. Il punto di arrivo di quella strada è Gerusalemme, la città del “Gran Re”. Gesù vi entro cavalcando un asino, lì prefigurò la sua morte consegnandosi come pane/corpo, vino/sangue, lì lavò i piedi ai discepoli…Fuori dalla città questo particolare re fu crocifisso, noi fermamente lo crediamo, per la salvezza non solo del suo popolo ma del mondo intero, dell’universo.

PER NOI

“Solo ciò che è donato risorge”, solo ciò che è liberamente consegnato ti viene restituito nella gloria. “Proprio per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome…”, annuncerà Paolo nell’inno di Filippesi 2. 

È questo Re che noi scegliamo di seguire, di adorare, di servire sapendo che la nostra gloria, come la sua, sta nella regale capacità, per grazia, di fare anche della nostra esistenza un dono  per la vita del mondo. Infatti, Gesù è Re nel dare vita a chi incontra, nel restituire il gusto di vivere a coloro che l’hanno perduto, nella libertà del suo consegnarsi per noi. Non per niente è il Figlio e, come il Padre, è amante della vita!

PER PREGARE

"Sì, Signore, tu sei il mio re.
Sei l'unico di cui mi posso fidare completamente.
Tu, mio Gesù e mio re,
mi guidi nel cammino di ogni giorno
e sono certo che seguendo i tuoi passi
non potrà accadermi nulla di male.
Tu, mio re, sei forte,
perché porti in te la forza straordinaria dello Spirito Santo:
nessuna cattiveria potrà mai vincerti,
persino la morte si arrende di fronte a te.
Tu sei pieno di sapienza:
mi insegni come vivere secondo il cuore del Padre,
mi parli attraverso la Scrittura Sacra
e mi sveli il progetto di amore che tu sogni per tutta l'umanità.
Tu, o mio re, hai dato la vita sulla croce per amore di tutti noi:
per questo, più che per ogni altro motivo,
tu sei il Signore del mio cuore e della mia vita.
Tu sei re, Maestro Gesù.
L'unico al mondo a potersi chiamare così, nella piena verità.
Tu, Signore Dio, sei il mio re:
mio, perché ti voglio bene
e perché so di essere amato da te, infinitamente."
 
LETTURE

Difficile non andare col pensiero all’immensa lontananza che corre tra i potenti narcisi del nostro tempo, le parole usate per l’inganno, l’assordante silenzio sulla marea montante dei poveri in una società sfrontata e oscena… e questa regalità, che il Vangelo offre alla nostra vita, inquietandoci. L’essenzialità e la limpidezza ci feriscono, come solo il ghiaccio o il fuoco possono fare. Il suo preannunciarsi già disorienta : «Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (Lc 4,16-19). Quale regalità nella nostra umanità? Nel potere? Nella menzogna? Nell’apparenza? Nell’arroganza? Nel servilismo? Nella mondanità? Da quale parte il discepolo? Ci insegna, il Vangelo, che potremmo anche non accorgerci di Lui, non vedere la sua presenza, e non incontrarlo, al punto da chiedergli: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». Ci smaschera il Vangelo. Ci lascia qui. Il tempo e la storia sono racchiusi in quel «quando mai ti abbiamo veduto?». E dunque la nostra vicenda umana ha dei tragitti profetici se lavora a cercarlo, a stanarlo dalla sua apparente assenza. Dio si insinua in coloro che «non hanno apparenza, né bellezza». L’assenza nella storia non è di Dio, ma in ogni uomo che non sa riconoscere la sofferenza di ogni “Altro”. Nell’annuncio sappiamo che è là! In quegli spazi in cui la regalità è smentita, nei volti e nelle storie che con difficoltà, umanamente, prendiamo in considerazione. Là ci inchioda il Cristo Re-Pastore. Alle realtà ultime della nostra umanità, “alle vite di scarto”. “Anche là tu eri di fronte a me”. (F. CECCHETTO, Testi inediti).
 
La divina tenerezza è sobria e discreta. Non disserta su se stessa. Non prende le idee per azioni. Non si perde in sublimità. Si trasmette da corpo a corpo, attraverso lo sguardo, la mano, la semplice presenza, l’ascolto benevolo e gioioso. S’allieta del prossimo senza esigere nulla da esso. Scambia senza cercare profitto. Dona senza aspettare alcun riscontro. È l’umanità ingenua e semplice. Può fare a meno di tutto, persino delle parole. (M. BELLET, Il corpo alla prova o della divina tenerezza, Traduzione dal francese di E. D’AGOSTINI (QdR 52), Servitium Editrice, Gorle BG 1996, 22000, pp. 21-22. 15)