san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
IV Domenica dopo Pentecoste - 24 Giugno 2012 (B)
Matteo 22, 1-14

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».
Commento:
Carissimi,

              le tre letture che la Liturgia oggi ci propone, che invitano a meditare il mistero della nostra chiamata alla salvezza, hanno qualcosa che le accomuna. È la difficoltà o il rischio che ogni discepolo, ogni uomo, ciascuno di noi, vive nell'accogliere l'invito del Signore.

La lettura del libro della Genesi ce lo descrive in un particolare suggestivo, cioè l'atteggiamento della moglie di Lot. Insieme al marito, giusto, è stata salvata dalla distruzione di Sodoma, ma non riesce a sottrarsi al fascino di ciò che deve lasciare e diventa, quindi, una statua di sale. In tutto questo troviamo la nostra difficoltà a distaccarci dal nostro passato per poter guardare oltre, lontano. Sta qui la stessa fatica di ogni distacco, che inesorabilmente fa parte della vita. L'esperienza della fede, come ogni vicenda umana domanda, un lasciare per trovare.

La Prima lettera di S. Paolo ai Corinzi ci invita, invece, a ritrovare una libertà profonda che ci renda capaci di non essere dominati da nulla. È soprattutto la libertà dai propri desideri di onnipotenza presuntuosa, proprio all'insegna del “Tutto mi è lecito” come dice l'Apostolo. È forse la libertà più difficile da conquistare oggi.

Ed infine la Pagina evangelica che potrebbe apparentemente sembrare contraddittoria. Il Re benevolo è così generoso da invitare chiunque al banchetto di nozze del figlio, ma diventa inaspettatamente così intransigente rispetto all'abito nuziale. In realtà, come non è difficile intuire, il senso della narrazione va colto all'interno dello stile parabolico con la sua ricchezza di immagini e metafore.
Nella mancanza dell'abito nuziale, infatti, dobbiamo vedere la mancanza di un assenso, l'incapacità di cogliere la bellezza dell'opportunità (i biblisti ci insegnano che probabilmente in circostanze analoghe l'abito adatto veniva fornito dallo stesso ospite). Forse è possibile cogliere in questa presenza sciatta del commensale in questione, l'atteggiamento di chi tutto sommato accetta un invito a metà, di chi si concede ma non accoglie autenticamente.
Ci possiamo allora domandare se alle volte non è proprio così anche per noi, rispetto al nostro cammino di fede. Chi dà e chi riceve nell'incontro con il Signore?
Nella misura in cui percepiamo che la fede è anzitutto un dono, sappiamo esprimere la nostra risposta, sappiamo dare la parte migliore di noi stessi. Diversamente tutto appare come accessorio, obbligante, faticoso. Diventa spontaneo pensare che quello che facciamo per Dio, per la Comunità cristiana è comunque un di più.

Possiamo forse dire in sintesi che oggi ci è chiesto di purificare il nostro cuore per poter rinnovare la nostra risposta al Signore che continuamente ci chiama a una vita più bella, più buona, è la vita di chi si affida a Lui.

don Gian Piero