san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
IV Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore, 23 Settembre 2012 (B)
Giovanni 6, 41-51

In quel tempo. I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Commento:
Carissimi,

             Un momento di sconforto, uno sguardo rassegnato dopo una lunga e deludente vita, una constatazione amara ma vera, dopo tante parole di rinnovamento, miglioramento, cambiamento. Tutto questo esprime il profeta Elia facendo trasparire i tratti della nostra stessa esperienza e descrivendo la sintesi di una sorta di nemesi esistenziale che prima o poi riguarda molti.

Come è difficile essere migliori, diventare qualcosa di più, anche solo dei nostri padri.
L'amarezza del lamento è ancora più forte per noi, oggi, perché “l'essere migliori” sembra uno dei presupposti, uno degli obiettivi della vita, a tutti i livelli.
Anche nella vita cristiana. Sappiamo giustamente di dover fare bene, meglio, di più. Apriamo così il grande portale della dimensione etica della vita: fare il bene come imperativo concreto della esistenza cristiana. Ma è proprio così?

Di fatto, il lamento di Elia trova una risposta inattesa che sembra eludere il problema. L'Angelo, infatti, lo invita a mangiare per continuare il cammino verso il monte di Dio. La riflessione liturgica odierna poi ci propone una pagina evangelica che ci parla dell'incontro con Gesù nell'Eucaristia. Vengono allora in mente i racconti evangelici del giovane ricco (Mt 19; Lc 18; Mc 10), nei quali Gesù definisce buono soltanto Dio.

Quale è dunque la questione vera? Quale è la qualificazione profonda dell'essere cristiani? Bisogna essere buoni, bisogna essere migliori? Certamente sì, anche se non siamo ancora all'essenziale.
Leggo un testo di D. Bonhoeffer, Teologo e martire dei nazisti, tratto da una sua opera incompiuta, che rappresenta uno dei vertici del suo pensiero, “Etica”:

Chi vuole affrontare il problema di un'etica cristiana deve sottostare a un'esigenza particolarissima, quella di cioè di scartare a priori come irrilevanti le due domande che l'hanno condotto a occuparsi di questioni etiche (“come posso essere buono?” e “come posso fare il bene?”) per sostituirle con la domanda, radicalmente diversa, di quale sia la volontà di Dio.... Chi vede il problema etico come una ricerca del modo di essere buono e di fare il bene ha già deciso che l'io e il mondo costituiscono la realtà ultima... Il problema etico assume invece un tutt'altro aspetto non appena si riconosca che le due realtà dell'io e del mondo sono ricomprese in una realtà ultima totalmente diversa: la realtà di Dio creatore, riconciliatore e redentore... L'essenziale non è dunque che io diventi buono e che per mezzo mio migliori la situazione del mondo, bensì che la realtà di Dio si riveli ovunque come realtà ultima.

Fuori da questa prospettiva tutto diviene discutibile, confuso, inconcludente.

Cosa possiamo raccogliere, dunque, oggi da questa nostra riflessione? Certamente un insegnamento prioritario: l'invito a ritrovare anzitutto il primato di Dio nella nostra vita, la sua presenza, la sua quotidiana chiamata.
Nella luce della sua Parola, nella forza dei Sacramenti, nel gesto umile della preghiera troveremo anche la capacità di fare il bene e soprattutto la perseveranza di fronte alle fatiche e alle delusioni della vita.

don Gian Piero