san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
IV Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore - 25 Settembre 2016

Giovanni 6, 51-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». / Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.          
 

Commento:

PER CAPIRE

“Chi mangia questo pane vivrà in eterno”
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui”
“Perché la mia carne è il cibo vero e il mio sangue è la bevanda vera”

Perché Gesù “inventa” l’Eucarestia? Ecco, nelle tre frasi riportate possiamo ritrovare la risposta.

Gesù ci offre la possibilità della vita eterna, cioè della vita vera, della vita degna di questo nome: vita piena che vale la pena di vivere e gustare per sempre (anche l’inferno è eterno ma non è pienezza di vita!).

Questa vita coincide con l’essere in comunione con Lui perché Lui è “nel Padre”, è una cosa sola con il Padre il quale “ha la vita”. Il Padre l’ha data al Figlio che la comunica a noi nel mistero della sua Pasqua. Nella sua morte e risurrezione il Signore Gesù offre la sua vita per noi compiendo così la volontà del Padre. La volontà del Padre, infatti, è che noi possiamo diventare figli nel Figlio e così partecipare, grazie a Lui, alla pienezza della vita.

Quando Gesù dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui” dice: chi lo fa diventa, con me e grazie a me, figlio del Padre; riceve in dono il mio stesso Spirito di Figlio e così la sua carne e il suo sangue diventano carne e sangue nuovi, da figli del Padre. Allora la mia carne ed il mio sangue, cioè io nella mia identità più vera, sono davvero carne e sangue di un figlio del Padre.

Se, infatti, quando noi mangiamo, il nostro organismo trasforma il cibo in noi, mangiando l’eucaristia (carne e sangue del Signore Gesù), Gesù ci trasforma e ci fa diventare uomini e donne “spirituali”, abitati cioè dallo Spirito del Figlio.

Questa “comunione”, dice S. Paolo, chiede di essere scelta e vissuta come l’unica comunione vitale: “Non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni”. I demoni e ogni altro idolo, infatti, portano non alla vita ma alla morte.

Ecco perché la Sapienza (che conosce la via e la sorgente della vita vera) ci invita alla sua mensa. È una mensa alternativa, chiede una decisione per ciò che solo sa nutrire e dissetare.

PER NOI

- Quando vengo all’Eucarestia, quale desiderio mi abita? Cosa vengo a cercare?
- Cosa comporta l’essere in comunione con il Signore Gesù? In un altro passo S. Paolo scrive che, poiché siamo in comunione con Cristo, quello che facciamo è come se lo facessimo fare a Lui (se ti prostituisci, scrive Paolo, è come se prostituissi Lui).
- Il rapporto di una persona con il cibo dice molto di lei (vedi i casi limite di anoressia e bulimia): cosa dice di me il mio rapporto con l’Eucaristia?
- “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo”: cosa significa per me?

PER PREGARE

Prova a trasformare le parole di Gesù in una tua preghiera. Quale preghiera nasce dall’aver meditato questo testo?