san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
IV Domenica di Pasqua - 21 Aprile 2013 (C)
Giovanni 15, 9-17

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Commento:

Carissimi,

               È una bellissima pagina di consolazione quella che oggi abbiamo letto nel Vangelo di Giovanni. Una consolazione di cui forse abbiamo particolarmente bisogno in questi giorni nei quali abbiamo assistito allo spettacolo così avvilente e ipocrita quale è stato l'elezione del Presidente della Repubblica. La consolazione del Vangelo che non è una sorta di conforto a buon mercato, ma al contrario parola esigente ed efficace per il nostro vivere quotidiano. Per questo è importante cercare  di comprenderne il significato.

Possiamo dire che al centro di questo discorso di Gesù (che fa parte di quel più ampio discorso di congedo che il Signore rivolge ai discepoli al termine dell'Ultima Cena) sta il suo comandamento: “Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. Ciò che in particolare fa riflettere è la sua conclusione : “...come io ho amato voi”. Infatti, è possibile leggere queste parole del Signore in due diversi modi.

Il primo esprime la precedenza dell'amore di Gesù verso di noi che, quindi, può ispirare, sostenere, motivare il nostro impegno nell'amore vicendevole. Amatevi perché anzitutto siete stati amati, sembra volerci dire il Signore. Al tempo stesso, tuttavia, le medesime parole possono essere comprese come un invito esigente a guardare a Lui come all'esempio più grande e ideale di ogni amore. Quindi, non un semplice invito all'amore vicendevole, ma l'esortazione ad amare “come Gesù”, superando perciò lo stesso comandamento biblico dell'amare il prossimo come se stessi.
Non ci viene chiesto soltanto un impegno, ma in Gesù ci viene offerta forza e sicurezza interiore. Gesù sta davanti a noi per attirarci e guidarci con il suo esempio, ma al tempo stesso sta a fianco a noi per sostenerci e motivare la nostra vita.

Da questa duplice dinamica del comandamento di Gesù scaturisce il secondo invito, quello di “rimanere nell'amore del Signore”. Quanti significati può avere questo invito, questa esortazione, quasi una nostalgia potremmo dire. In questo nostro tempo di agitazione, di rapidi cambiamenti, di incontri e separazioni continue, quanto può essere importante saper scegliere ciò che deve rimanere, ciò che deve essere costante, affidabile, permanente. Ognuno può facilmente pensare alla sua vita e interrogarsi: cosa vuol dire per me rimanere nell'amore del Signore? Quali sono le situazioni, i rapporti che hanno bisogno di costanza, di fedeltà?

Anche in questo caso sappiamo che l'impegno e la responsabilità che ne derivano non sono fine a se stessi. “Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. Il Signore ci ha chiamato alla gioia, ci invita ad amare come lui affinché la nostra vita sia contrassegnata dalla gioia piena che soltanto Lui può trasmetterci. In questi giorni in cui ricordiamo anche Mons. Tonino Bello, a vent'anni dal suo ritorno al Padre, che ha offerto una testimonianza bellissima di amore evangelico, domandiamo nella preghiera di saper essere a nostra volta discepoli e amici di Gesù.

don Gian Piero