san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
IV Domenica di Avvento - 9 Dicembre 2018 - 4th Advent Sunday

Luca 19, 28-38

In quel tempo. Il Signore Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada.
Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore.Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!».


Luke 19, 28:38

When the Lord Jesus had said this he went on ahead, going up to Jerusalem. Now it happened that when he was near Bethphage and Bethany, close by the Mount of Olives as it is called, he sent two of the disciples, saying, 'Go to the village opposite, and as you enter it you will find a tethered colt that no one has ever yet ridden. Untie it and bring it here. If anyone asks you, "Why are you untying it?" you are to say this, "The Master needs it." '
The messengers went off and found everything just as he had told them. As they were untying the colt, its owners said, 'Why are you untying it?' and they answered, 'The Master needs it.'
So they took the colt to Jesus and, throwing their cloaks on its back, they lifted Jesus on to it. As he moved off, they spread their cloaks in the road, and now, as he was approaching the downward slope of the Mount of Olives, the whole group of disciples joyfully began to praise God at the top of their voices for all the miracles they had seen. They cried out: Blessed is he who is coming as King in the name of the Lord! Peace in heaven and glory in the highest heavens!



 

Commento:

Carissime/i,

                  Il titolo che la liturgia ambrosiana dà a questa domenica è: l’ingresso del Messia.
Non è dunque solo al Natale che siamo invitati a volgere lo sguardo, ma alle diverse venute del Signore. “Io sto alla porta e busso. Se qualcuno apre...”. Infatti, a Gerusalemme Gesù entra come re di pace, non su una cavalcatura da battaglia, ma su un puledro. Non forza nessun blocco, è uno strano re, che viene chiedendo permesso.

Certamente è un re: l’evangelista lo suggerisce raccontando che su quel puledro non era ancora mai salito nessuno e fa notare che tutto avviene secondo le parole del Signore Gesù. Inoltre, le grida della folla dei discepoli acclamano Gesù come il re che viene, dono dall’Alto che risplende di gloria. Viene a portare la pace, la sua, che non è come quella del mondo spesso frutto di lotte, imposta a caro prezzo dal vincitore di turno.

La seconda lettura, tratta dalla Lettera agli Ebrei, ci offre il contenuto del dono che il Re Gesù porta con sé: la liberazione dalla madre di tutte le paure, la paura della morte. Essa, ci dice l’autore, è il modo attraverso il quale il demonio esercita il suo potere sul mondo. Attraverso la paura egli ci tiene schiavi: paura di perdersi, di non essere considerati, di non essere amati, di non essere all’altezza, ecc. A causa di esse rischiamo la tristezza e la depressione o, all’opposto, diventiamo duri e a volte violenti per il timore di dimostrarci deboli, fragili, direi: semplicemente umani. Ecco, la paura ci toglie l’umanità (temo che ciascuno potrebbe facilmente esemplificare).

Come Gesù ci ha liberato dalla paura della morte? Non evitando la morte, ma vivendola come possibilità di dono totale di sé: “La vita nessuno me la toglie, io la dono spontaneamente… Questo potere ho ricevuto dal Padre mio”. E, difatti, cosa ci ricorda la Lettera agli Ebrei? Che Gesù ci ha reso fratelli suoi e così figli del Padre e i figli di questo Padre non hanno motivo di averne paura. Lui, il Figlio, “non si è vergognato di chiamarci fratelli” (il che significa che avrebbe anche avuto motivo per farlo) anzi, si è onorato di presentare al Padre tutti questi suoi nuovi fratelli guadagnati alla dignità e bellezza di figli attraverso il dono che Egli ha fatto di se stesso nella morte di croce.
Per tutto questo possiamo essere liberi dalla paura, da ogni paura: da quella che può essere generata da fattori a noi esterni ma anche quella che può derivarci da colpe nostre. Paradossalmente anche il nostro peccato può essere il luogo dove sperimentare non tanto la libertà, ma l’essere liberati: nel perdono facciamo l’esperienza dell’amore gratuito del Padre. Non dobbiamo dare prova di niente, non ce lo possiamo guadagnare. Il perdono ci viene dato gratis. In questo sta l’esperienza massima della libertà dalla paura: che in Gesù il Padre ci ama come figli suoi carissimi perché dei suoi carissimi fratelli Gesù non si vergogna. Noi possiamo deludere noi stessi e gli altri ma non Dio perché di suo Egli ci stima e ci vuole bene.

Se lasciamo a Dio e allo Spirito di Gesù di creare in noi l’esperienza di questo amore, la morte non potrà più renderci schiavi; infatti, “se il Figlio vi farà liberi, allora sarete liberi davvero”.

Signore, donaci questa esperienza del tuo amore perché da figli liberi possiamo essere capaci di trasmettere la pace e la gioia che da Te abbiamo ricevuto. Amen.