san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
IV Domenica di Avvento - 6 Dicembre 2015 (C)
Luca 19, 28-38

 

In quel tempo. Il Signore Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”». Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada.

Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, / il re, nel nome del Signore. / Pace in cielo / e gloria nel più alto dei cieli!».

Commento:
PER COMPRENDERE

“Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme”
. Così inizia il nostro brano che ci rimanda a quanto appena raccontato da Luca: sulla strada, in salita, verso Gerusalemme Gesù annuncia, incompreso, per la terza volta la sua passione morte e resurrezione, guarisce il cieco di Gerico, incontra Zaccheo, racconta la parabola delle “mine” (o delle “monete d’oro”). “Camminava” ovvero continuava a camminare, “davanti a tutti”: se li deve come trascinare dietro questi discepoli in crisi per le sue parole e indisponibili ad entrare nella logica del loro maestro.

Ciò nonostante, ritroviamo qui due discepoli divenuti “inviati” perfettamente obbedienti. In verità, qui tutto avviene in conformità alle parole di Gesù. In questo modo l’evangelista suggerisce la regalità di Gesù, “colui che viene, il re, nel nome del Signore”. Egli entra in Gerusalemme cavalcando un puledro. Non cavalca un cavallo da guerra, solo un puledro ma “sul quale non è mai salito nessuno”. Gesù è il re, non un re che ha guadagnato gloria sconfiggendo nemici in battaglia ma un re il cui ingresso genera gioia, lodi al Signore Dio e canti di pace nella folla dei discepoli: “Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!”. Il riferimento al canto degli angeli e alla gioia di Lc 2,14ss è evidente.

Il testo liturgico termina qui, ignorando i due versetti seguenti (39-40): “39Alcuni farisei tra la folla gli dissero: "Maestro, rimprovera i tuoi discepoli". 40Ma egli rispose: "Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre".  Gesù che ha scandalizzato i discepoli parlando di passione morte e resurrezione, qui scandalizza i farisei perché accetta di essere proclamato “il re”.

PER NOI

Come avranno vissuto i discepoli questo solenne ingresso di Gesù, da re, nella città del Santo rispetto a quanto avevano provato ascoltando Gesù parlare della sua passione? Là incomprensione, oscurità, orecchi e cuore chiusi; qui canti, gioia, lodi “a gran voce” a Dio… E’ stato, l’altro, solo un brutto momento che, per fortuna, è passato? Colpisce questa facilità a dimenticare ciò che non piace, ciò che risulta duro per le nostre orecchie e pesante da digerire. I discepoli, evidentemente, non sanno (non possono?) ancora seguire con fiducia Gesù ovunque Lui  vada e ovunque Egli li conduca. Capiscono bene (?) il linguaggio del solenne ingresso, vi aderiscono con entusiasmo… “Adesso sì che ci siamo e, perciò, ci stiamo!”. Gesù lascia fare: c’è verità in quello che compiono anche se loro, probabilmente, hanno altro in mente. Gesù è davvero “il re” ma il senso pieno di questo titolo non sarà disponibile alla loro (e nostra) comprensione se non dopo la Pasqua di Gesù e il dono del  Spirito. Bisognerà che siano “battezzati in Spirito santo”.

-    Le varie reazioni dei discepoli (e del gruppo dei  farisei) sono un invito a chiederci quali siano le nostre. Avremmo fatto come i due discepoli inviati? Con quali occhi avremmo guardato Gesù salire sul puledro? Cosa avremmo fatto con i nostri mantelli? Cosa e come avremmo cantato?

-    Il fatto che la liturgia ci proponga questo testo in Avvento ci ricorda che la nostra attesa di discepoli del Signore non riguarda più la Nascita di Gesù ma, in occasione – certo – del suo Natale, l’attesa del suo Ritorno nella gloria che segnerà la fine della storia. Ci chiediamo: davvero la nostra incessante e accorata preghiera è “Vieni, Signore Gesù!”?

-    Al tempo di Gesù il mantello (soprattutto per dei senza fissa dimora, come potevano essere i discepoli di Gesù) aveva grande importanza (ti salvava dal freddo della notte). Quale “mantello” posso stendere per favorire e rendere più festosa la sua venuta?

-    Provo ad immaginarmi il volto di Gesù in questa scena (non dimenticare il suo volto in Lc 9,51-52): come avrà guardato i discepoli (e i farisei)?

PER LA PREGHIERA

Signore Gesù,
lo sai che siamo duri di orecchi quando ci parli della tua Pasqua.
Non stancare di invitarci a seguirti e di inviarci a fare quello di cui hai bisogno.
Trova tu la chiave per rendere spedito il nostro seguirti,
gioioso il lasciare i nostri mantelli,
alto il nostro canto.
E se anche non comprendiamo tutto e il nostro passo è svogliato,
tienici ugualmente con te,
perché è te che amiamo, te che vogliamo seguire e, senza di te,
non sapremmo proprio dove e da chi andare.
Amen