san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
III Domenica dopo Pentecoste - 9 Giugno 2013 (C)
Matteo 1, 20b-24b

In quel tempo. Apparve in sogno a Giuseppe un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: / «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: / a lui sarà dato il nome di Emmanuele, / che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.
Commento:
Carissimi,
                
               Ci viene riproposta oggi, nella narrazione del libro della Genesi, la vicenda umana e spirituale paradigmatica del peccato originale, che noi ben conosciamo perché appartiene ai contenuti fondamentali della nostra fede cristiana. In essa ripercorriamo il mistero del nostro essere peccatori, ma contemporaneamente anche la buona notizia di essere stati salvati in Gesù Cristo.

Oggi vorremmo, tuttavia, soffermarci non solo sulla vicenda del peccato originale, che tra l'altro si ripropone anche ai nostri giorni, soprattutto nella tentazione di presunzione di poter fare a meno di Dio, in quel delirio di onnipotenza e autosufficienza, anzi autodeterminazione, così di moda nel pensiero occidentale post-moderno. Vorremmo soffermarci sul dopo, su cosa succede dopo il peccato di Adamo ed Eva, secondo il racconto biblico, perché questo ci riguarda ancor più da vicino. 

Ciò che appunto accade ha a che fare sostanzialmente con due atteggiamenti di Adamo ed Eva. Anzitutto il nascondimento (“L'uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino”). Tante discussioni ha suscitato la parola di Dio che cerca Adamo (“Dove sei?”), quasi che si potesse mettere in dubbio la sua onniscienza. Martin Buber, il grande pensatore ebreo ha scritto in un suo piccolo ma prezioso testo, Il cammino dell'uomo, che in realtà “L'uomo non può sfuggire all'occhio di Dio ma, cercando di nascondersi a lui, si nasconde a se stesso”. Ecco, dunque, il primo atteggiamento che in un certo senso rende irrimediabile il peccato originale: il nascondersi davanti alla verità e alla realtà delle proprie scelte. Il secondo atteggiamento è ancora più decisivo, ed è quello di scaricare sugli altri le colpe (“La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato”; “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”). 

Possiamo dire con semplici parole che Adamo ed Eva fuggono dalle loro responsabilità. Quanto è difficile assumersi le proprie responsabilità, accettare le conseguenze delle proprie scelte dopo che si è agito. Anche oggi, quanti discorsi, quanti proclami, quante promesse restano senza alcuna conseguenza, senza alcun esito. Quante parole senza responsabilità. Educarci alla responsabilità, dunque: questo è certamente un possibile insegnamento che raccogliamo oggi. I nostri genitori, i nostri nonni si educavano alla responsabilità come tirocinio in un rapporto con la libertà che vedeva in quest'ultima un'esperienza forgiata dall'impegno e anche dalla fatica. Oggi questo rapporto fra responsabilità e libertà si è completamente rovesciato e, dunque, a scarsissime responsabilità corrisponde invece un alto grado di libertà in tutti i sensi. 

Ci possiamo, allora, domandare in che modo noi viviamo questa esperienza. C'è bisogno di una responsabilità che si realizzi ancor prima di scegliere, che esprima quindi la consistenza,  la  profondità, lo spessore della nostra libertà. È esattamente quello che ci insegna la pagina evangelica attraverso l'esperienza di Giuseppe. Di fronte alla sua incertezza, alla sua insicurezza, incontra Dio nelle parole dell'Angelo e si fida (“Non temere di prendere con te Maria”). Diventa capace di assumere la responsabilità di una scelta non ancora attuata dando così una svolta alla sua vita (“Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'Angelo del Signore”).

Chiediamo al Signore nella preghiera di saper valorizzare, alla luce della Parola, la forza e la dignità di vivere nella responsabilità quotidiana.

don Gian Piero

Per leggere un testo molto poetico legato al brano di Vangelo odierno, cliccare Pastorale Universitaria - Preghiere