san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
III Domenica dopo Pentecoste - 5 Giugno 2016 (C)

Matteo 1,20b-24b

In quel tempo. Apparve in sogno a Giuseppe un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: / «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: / a lui sarà dato il nome di Emmanuele, / che significa Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.
 

Commento:

PER CAPIRE

Il ritornello del salmo responsoriale vuole dare il tono a questa domenica e ci guida ad accogliere la Parola di Dio non come il racconto di un evento di peccato, ma come la celebrazione del sovrabbondare della grazia. In quel “sovra” sta la verità della nostra storia nella quale, certo, abbonda il peccato ma sovrabbonda la grazia. Il peccato, paradossalmente – come spesso papa Francesco ricorda – diventa il luogo dell’esperienza di Dio “ricco di misericordia”, anzi straricco di misericordia.

Paolo guarda così la storia e, se costruisce il parallelo Adamo-Gesù, lo fa perché profondamente commosso dal Nuovo Adamo, Gesù, colui che porta in noi (e nell’intera creazione) la vita fino alla sua pienezza (cf Rom 8, domenica scorsa) con il dono della sua stessa vita (il suo stesso Spirito) nell’evento della sua morte in croce e della sua resurrezione. “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?” (Rm 8,31).

Il testo di Genesi, con il suo genere letterario, nasce da una rilettura sapienziale e disincantata della vicenda umana. Ogni uomo, io tu, tutti noi, siamo Adamo. Poiché non siamo Dio, ci riteniamo derubati. Ci ha dato tanto, ma non tutto. E quello che manca al tutto appare alla nostra fantasia malata come il tesoro più prezioso del quale siamo stati ingiustamente privati da un Dio geloso ed egoista. Altro che buono e misericordioso!

Ma dove ci conduce il sospetto riguardo a Dio? Ci porta ad essere come Lui? No. Non sappiamo più neppure riconoscere la quantità e la qualità dei doni e, inseguendo la nostra fantasia di onnipotenza, ci ritroviamo nudi, ci accusiamo l’un l’altro del fallimento, non siamo più capaci di stare di fronte a Dio da figli perché, ora, ne abbiamo paura. È finito il tempo in cui  “passeggiavamo con Dio alla brezza della sera”. Questo è successo perché ci siamo dimenticati che siamo ospiti nella vita, ospiti nel creato, ospiti tra di noi e non padroni. L’unico divieto voleva dire questo: tutto è tuo e per te tranne… perché sei ospite. Ce lo siamo dimenticati e non siamo più capaci di stare con Dio come ospiti a Lui graditi, addirittura creati da Lui perché potessimo godere della vita.

Nel Figlio Gesù e grazie al figlio Gesù noi tutti siamo ri-creati figli. Quel “sovra” dice la differenza tra ospiti e figli. Siamo figli per il sovrabbondare della grazia/Spirito che è data/o in Cristo Gesù. Cosa è donato (e cosa si domanda) a noi figli? La gioia di riconoscere Dio come padre e non come un despota dal quale guardarci e al quale rubare un eventuale tesoro ingiustamente sottrattoci.

PER NOI

Ci chiediamo:
- Come si manifesta in noi il sospetto riguardo a Dio, alla sua “bontà e misericordia”?
- Mi ricordo che sono ospite, in casa, in università, nel creato (cf la “LAUDATO SII”) o faccio come se tutto mi fosse dovuto? Ho uno stile eucaristico ovvero di chi è riconoscente nel cuore e in tutto ciò che fa?

PER PREGARE

Riprendo il salmo:
- da quale “profondo” grido al Signore?
- A quale “Signore” è rivolta la mia anima?