san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
III Domenica di Quaresima - 28 Febbraio 2016

Giovanni 8, 31-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Commento:

PER CAPIRE

«Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

Gesù indica ai suoi interlocutori – i Giudei che gli avevano creduto – una sequenza che, partendo dal “rimanere nella sua parola”, arriva all’“essere liberi”.
Rimanere nella sua parola è condizione per essere davvero suoi discepoli; dall’essere discepoli dipende la conoscenza della verità e la verità, quella che si sperimenta stando con Gesù, ha il potere di rendere liberi.
Sequenza affascinante e problematica!

La reazione degli interlocutori sta ad indicare un nervo scoperto: «Noi non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Allora, come oggi, il tema della libertà era un tema assolutamente sensibile.
Gesù sta parlando a dei Giudei che “gli avevano creduto”. Il v.30 riferisce, infatti, che, ascoltandolo, “credettero in lui”. Al v.31 Gesù indica però un passo ulteriore e necessario: “rimanere nella sua parola”. “Rimanere” è verbo che caratterizza e contraddistingue il discepolo: “Andarono e videro dove egli dimorava e rimasero con lui” si racconta dei primi due discepoli di Gesù in Gv 1,39. Rimanere con lui, rimanere nella sua parola per rimanere in lui (cf Gv 15), come il tralcio nella vite, per vivere di lui: questo è essere discepolo.
I Giudei reagiscono alle parole di Gesù perché sono “discendenti di Abramo” e, perciò, liberi. Basta essere discendenti di Abramo “secondo la carne” per essere liberi? Gesù lega la non libertà, la schiavitù, al peccato e lega la libertà dal peccato all’essere figli, ma non figli di Abramo bensì figli grazie all’unigenito Figlio del Padre, Dio: “Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (v 36).
Ciò che scandalizza è la pretesa di Gesù e, insieme, il dover ammettere di essere “schiavi del peccato”: neppure li sfiora l’idea che poterlo essere. Lo sono? Sì, dice Gesù, perché le opere che compiono non sono da figli di Abramo ma da figli del diavolo: “Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro” (v 44). Il diavolo è menzognero e omicida in dal principio e loro idem perché hanno in cuore di uccidere Gesù.

Il dialogo è serrato e lo scontro duro. Ha ragione Gesù a sbattere loro in faccia i loro desideri omicidi? L’ultima scena vede i Giudei tentare di lapidare Gesù.

Come nell’incontro con la donna di Samaria Gesù si era rivelato più grande del padre Giacobbe, così qui si rivela più grande del padre Abramo. Ai Giudei che gli ricordano che anche Abramo è morto:  “Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».” (v 58). Gesù, acqua viva donata, diventa in noi “sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”; Gesù, Figlio del Padre della vita può dire: “se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”.


PER NOI

- Probabilmente anche noi facciamo fatica a riconoscerci non liberi perché “schiavi del peccato”. Diventa perciò importante prendere atto delle nostre resistenze alle parole di Gesù e chiederci quali schiavitù ci abitano e come si manifestano. Secondo Gesù, menzogna e violenza sono chiare rivelazioni di mancanza di libertà e impedimenti ad accogliere lui e la sua parola.

- Peccato è, innanzitutto sottrarsi alla parola di Gesù, “non rimanere” in essa. Certamente la parola di Gesù ci mette a nudo (e questo ci può anche non far piacere) ma è parola di chi desidera per noi “vita eterna” (cioè pienezza di vita, per sempre) e per questo offre la sua: “Dal costato aperto di Cristo uscirono sangue ed acqua”. Cosa faccio per conoscere la parola del Signore e “dimorare/rimanere in essa” perché essa dimori in me, mi riveli la verità (di Dio e di me) e io possa vivere libero?


PREGHIAMO
 
dal SALMO 51
 
3 Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
4 Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.
5 Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
(…)
7 Ecco, nella colpa io sono nato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.
8 Ma tu gradisci la sincerità nel mio intimo,
nel segreto del cuore mi insegni la sapienza.
(…)