san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
III Domenica di Quaresima - 23 Marzo 2014 (A)

Giovanni 8, 31-59

 In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».
Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.


 

Commento:
III Domenica di Quaresima 2014 (A)

Carissimi,
ci sono momenti della vita nei quali abbiamo un bisogno particolare di essere nella verità, di sapere la verità, di entrare in contatto con la verità. Sono verità parziali magari. Ad esempio riguardano una relazione, un rapporto affettivo; oppure un aspetto della nostra storia personale, o invece il significato di una scelta. Altre volte invece la verità ci inquieta, o ci da fastidio, mette a nudo le nostre miserie, smaschera la nostra ipocrisia.
Tutto questo ci fa riflettere sul fatto che forse viviamo una nostalgia di verità, di autenticità che attraversa l'esistenza e costituisce l'orizzonte del nostro cammino. Siamo, più o meno consapevolmente, cercatori di verità, bisognosi di verità, ma al tempo stesso sperimentiamo che arrivare alla verità della vita, stare nella verità è faticoso e impegnativo perchè ci mette ion discussione, esige disponibilità al cambiamento.
Nostalgia e inquietudine, sono gli atteggiamenti che pure caratterizzano i Giudei che discutono con Gesù, quando lui promette di far conoscere la verità attraverso la permanenza, la familiarità, la fedeltà alla sua parola, che rende discepoli.
In questo dialogo, dapprima animato, poi addirittura polemico e violento affiorano le difficoltà a comprendere la proposta di Gesù, ostacoli che forse sono anche un po' nostri.
Essi sono sostanzialmente due, la presunzione di autosufficienza degli interlocutori di Gesù (“Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno”. “Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?”) e quindi la contestazione radicale di Gesù come possibile portatore di verità, che è lui stesso. (“Chi credi di essere?)
Queste difficoltà sono appunto anche un po' le nostre, esse ci impediscono di vivere da cristiani con dignità e onore. Forse ci accontentiamo infatti di piccole verità, di mezze verità, riducendo così la fede a esperienza accessoria, riservandoci troppo spesso l'ultima parola sulla vita, proprio come chi erige sé stesso a criterio ultimo della verità, in una autoreferenzialità tanto presuntuosa quanto illusoria.
Ciò che forse ci viene domandato e proposto in questa Quaresima è invece la disponibilità a volgere lo sguardo verso Gesù, Via Verità e Vita. L'autenticità del nostro vivere, progettare, del nostro stesso faticare sta lì, non dentro di noi, non altrove. Solo in Gesù troveremo il senso più profondo delle cose, degli affetti, del nostro cammino quotidiano. Se saremo capaci di qualche scelta concreta che riporti il Signore al centro della nostra vita restituiremo anche grande dignità e significato alla nostra semplice vita quotidiana.

Don Gian Piero