san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
III Domenica di Quaresima - 11 Marzo 2012 (B)
Giovanni 8, 31-59

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».

Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».

Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
Commento:
Carissimi,

             Chissà cosa aveva in mente S. Ambrogio proponendo questa pagina evangelica ai suoi Catecumeni, prossimi al Battesimo?

Forse l'insegnamento, che questa narrazione certamente contiene, che per diventare cristiani occorre essere umili e non presuntuosi come i Giudei.
Oppure la riflessione che la scelta libera della fede deve essere cosciente di ancorarsi a convinzioni autentiche, per non diventare un'idea tra le altre (“La verità vi farà liberi”). Tante volte per noi, infatti, succede proprio così.
O ancora voleva mostrare questa discussione polemica per far capire ai suoi che diventare cristiano avrebbe avuto pochi vantaggi materiali chiedendo, invece, un alto prezzo di coerenza. Ma forse più radicalmente voleva far intuire che l'incontro con Gesù offre una prospettiva della vita in cui la libertà non è arbitrio, la verità non è opinione, dove la vera consolazione nasce dalla fede (II lettura).

Una prospettiva che per il suo spessore, la sua profondità suscita la necessità di interrogarsi su se stessi, sul proprio stile di vita, su ciò che è bene e male, su ciò che vale o non vale nulla. La pagina del Vangelo, infatti, pur nella narrazione complessa e non facile, mostra che gli interlocutori di Gesù, nel paradosso delle loro presunte certezze, non possono fare a meno di porre domande. Inizialmente teoriche (“Come puoi dire: Diventerete liberi?”). Poi sempre più personali (“Non abbiamo ragione di dire che sei un Samaritano e un indemoniato?”), (“Chi credi di essere?”).
Ed infine addirittura provocatorie, che precedono la violenza (“Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo” ), (“Raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui”).

Anche in questo caso l'abilità e l'intelligenza dell'Evangelista Giovanni mostrano che anche attraverso il male verso Gesù si può manifestare un insegnamento di bene.

Da questo nasce, dunque, l'insegnamento per la nostra Quaresima: essa è il tempo per interrogarci sulla nostra vita sui nostri valori, sulle nostre scelte, sul nostro stile personale. L'incontro vero con il Vangelo diviene per noi grande occasione di domanda. Per questo possiamo essere in questa terza settimana più riflessivi e fare per esempio un digiuno di parole. Parliamo meno, soltanto se è necessario, tenendo lontano la parola inutile o vuota.

Concludo quindi con una domanda, che traggo da un episodio semplicissimo di cronaca recente, commentato da una giornalista intelligente, di cui vi leggo alcuni spunti: Trigoria, periferia sud della capitale, il tempio laico della Roma calcistica. Fuori, nel viale stazionano tifosi di ogni età, appostati nella sola speranza di vedere il profilo di un campione attraverso i vetri delle belle auto che talora varcano il cancello. Lo stesso che mercoledì scorso si è aperto per lasciar passare Massimiliano Tresoldi, 40 anni, sulla carrozzella spinta da mamma e papà. Per un giorno Trigoria sarà tutta per lui e i campioni sono stati avvertiti...
...Massimiliano, sempre seduto su quello che oggi gli pare un trono, li incontra man mano che sono pronti, uno per uno, prima Taddei, poi Osvaldo e ancora Borini.
Massimiliano vent'anni fa era un calciatore bello e sano come loro; che i suoi vent'anni li aveva appena compiuti quando un incidente d'auto ha fermato il tempo precipitandolo in uno stato vegetativo a detta dei neurologi irreversibile; che infatti ha “dormito” per dieci anni senza dare segnali di vita, ma che poi si è svegliato facendosi un segno di croce; e che da quel giorno (altri dieci anni sono passati) conduce battaglie e le vince, imparando a muovere un passo o a pronunciare le prime parole....
L'ultimo ad arrivare è Francesco Totti, lampo azzurro negli occhi e sorriso da gladiatore sornione; Massimiliano dimentica improvvisamente le lesioni al cervello e la metà paralizzata del suo corpo... Se avesse parole non esprimerebbe meglio l'enormità del regalo che sta ricevendo in questa giornata straordinaria. Una giornata iniziata vent'anni fa a Milano quando, per il suo ventesimo compleanno, chiese quel viaggio a Trigoria. Poi invece l'incidente e quei dieci lunghissimi anni di sonno profondo... E poi altri dieci anni per raccogliere le forze e infine richiedere di nuovo il suo viaggio a Trigoria, il regalo mai scordato....
Totti sorrideva al suo tifoso, Massimiliano chiudeva un cerchio rimasto incompiuto. Il primo dotato da Dio del potere di far felice qualcuno solo con una foto scattata insieme, il secondo di un coraggio che non demorde, ore e ore ad allenarsi non per un podio ma per tornare ad alzarsi in piedi.
Chi dei due stava facendo un regalo all'altro?

don Gian Piero