san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
III Domenica di Pasqua - 30 Aprile 2017

Giovanni 1, 29-34

In quel tempo. Giovanni, vedendo il Signore Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

John 1, 29:34

The next day, John saw Jesus coming towards him and said, 'Look, there is the lamb of God that takes away the sin of the world. It was of him that I said, "Behind me comes one who has passed ahead of me because he existed before me." I did not know him myself, and yet my purpose in coming to baptise with water was so that he might be revealed to Israel.' And John declared, 'I saw the Spirit come down on him like a dove from heaven and rest on him. I did not know him myself, but he who sent me to baptise with water had said to me, "The man on whom you see the Spirit come down and rest is the one who is to baptise with the Holy Spirit." I have seen and I testify that he is the Chosen One of God.'


 

Commento:

PER CAPIRE

L’esperienza pasquale è la pietra angolare della nostra esistenza credente e l’incontro nello Spirito con il Signore risorto è il centro dell’esperienza di Pasqua. La figura del Battista, proposta dalla Lettura e dal Vangelo, provoca una riflessione teologica molto importante: il Precursore, all’inizio della manifestazione pubblica di Gesù, aveva già «visto e testimoniato» chi fosse veramente Gesù e quale fosse il senso del proprio battesimo rispetto a quello di Gesù. I suoi discepoli, invece, per una fedeltà “ibernata” nella memoria del fondatore del loro movimento, non «vedono» che cosa sia accaduto e non riescono quindi nemmeno a testimoniare la presenza dello Spirito e la novità del Crocifisso Risorto. Non basta il battesimo di conversione dei discepoli del Battista: la pienezza pasquale è il dono dello Spirito santo che permette di camminare in vita nuova (cf Lettura). La morte in croce di Gesù non è solo l’ultimo atto – in senso cronologico – della storia umana iniziata con la creazione del mondo; essa segna il passaggio ultimativo alla nuova alleanza dello Spirito, che segna l’adempimento della promessa divina (cf Epistola). E la memoria della testimonianza che il Battista rese a Gesù agli inizi della sua missione, appare come un “anticipo” e un “doppio” della testimonianza pasquale della Maddalena e dei discepoli: «ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio» (cf Vangelo). Colui che si fa vedere ai discepoli dopo la sua risurrezione, non è solo un uomo «risuscitato» dai morti, ma è il Figlio unigenito di Dio, è il Figlio dell’uomo che siede alla destra della Potenza nei cieli.


PER NOI

1. Le letture e l’intera liturgia ci hanno invitato a mettere la vicenda pasquale di Gesù al centro della nostra fede, a guardare a Lui come a colui che orienta tutta l’esistenza. Ormai la nostra fede in Dio, come quella dei discepoli, è totalmente illuminata dall’adesione a Gesù: condividiamo la sua stessa fede nel Padre, in Lui e con Lui siamo resi figli. Grazie a Gesù, nel suo sangue, siamo resi partecipi della nuova Alleanza. È tutto ciò la fonte del nostro grazie, della nostra “eucaristia”?

2.  Grazie allo Spirito di Gesù possiamo vivere la libertà dei figli di Dio. Liberi dal ogni paura, liberi dalle “opere di morte” per una vita che non teme di credere all’amore e alla bellezza del dono di sé. Sto facendo qualcosa che esprima la scelta di vivere la vita come dono ricevuto e offerto?


PER PREGARE

In un momento di onestà
Signore, quando credo
che il mio cuore sia straripante d'amore
e mi accorgo, in un momento di onestà,
di amare me stesso nella persona amata,
liberami da me stesso.
Signore, quando credo
di aver dato tutto quello che ho da dare
e mi accorgo, in un momento di onestà,
che sono io a ricevere,
liberami da me stesso.
Signore, quando mi sono convinto
di essere povero
e mi accorgo, in un momento di onestà,
di essere ricco di orgoglio e di invidia,
liberami da me stesso.
E, Signore, quando il Regno dei cieli
si confonde falsamente
con i regni di questo mondo,
fa' che io trovi felicità e conforto solo in Te. (Madre Teresa)

LETTURE

1. Sin dalla sua prima comparsa in questo vangelo, Gesù è già il Figlio di Dio, il Messia consacrato. Questa pericope mostra il suo arrivo nella sua casa (1,11), pronto a iniziare la sua opera. Egli è Dio sulla terra, il progetto divino fatto realtà umana, l’Uomo-Dio. Questa è, pertanto, l’idea di Messia che presenta Giovanni Battista, parallela a quella presentata nel prologo. Il progetto divino fatto realtà umana (1,14) viene qui descritto come la discesa dello Spirito su Gesù, discesa che costituisce l’Uomo-Dio (1,1c). Il Messia è il culmine dell’umanità, e la sua missione consiste nel comunicare agli uomini la vita divina che egli possiede in pienezza (1,16s), affinché possano realizzare in se stessi il progetto. Sarà sua missione liberare l’uomo dal peccato, la schiavitù cui è sottoposto da parte dei sistemi oppressori. Egli sarà l’agnello pasquale, quello che con il suo sangue inaugurerà la nuova pasqua, il nuovo esodo e alleanza, la nuova Legge, quello che formerà la nuova comunità umana — dei figli di Dio — offrendo la sua carne come alimento del nuovo esodo. La sua missione sarà condurre il suo popolo alla nuova terra promessa, il regno di Dio. Si notino […] i paralleli che la pericope stabilisce: due titoli caratterizzano la persona di Gesù: «l’Agnello di Dio» e «il Figlio di Dio», e due frasi descrivono la sua attività: «quello che toglierà il peccato del mondo» e «battezzerà con Spirito Santo». Come le frasi presentano l’effetto e la causa dell’attività liberatrice di Gesù, così anche i titoli sono posti in relazione. Gesù è l’Agnello di Dio perché è il dono di Dio all’umanità: perché Dio manifestò il suo amore per il mondo in modo tale da giungere a dare il suo Figlio unico (3,16a), che darà la sua propria vita (3,14: l’uomo levato in alto). L’obiettivo di questo dono di Dio è rendere possibile all’uomo di sfuggire alla morte e ottenere la vita: perché tutti coloro che gli danno la loro adesione abbiano vita definitiva e nessuno perisca (3,16b; cfr. 3,15). […] Per Giovanni non esiste altro che un mondo soggetto al peccato (1,29). La sua visione dello Spirito gli mostra che il Messia è qualcosa di nuovo e diverso da quanto lo precedeva, un intervento diretto di Dio nell’umanità, che non passa attraverso nessuna istituzione; è cosciente che la missione del Messia oltrepassa i confini di Israele per estendersi all’umanità intera (1,29: il peccato del mondo). [J. MATEOS - J. BARRETO, Il vangelo di Giovanni; Analisi linguistica e commento esegetico (LNT[it] 4), Cittadella Editrice, Assisi 1982, pp. 105-106].

2. L’immagine dell’Agnello, additata da Giovanni il Battista ha un carattere sconcertante. L’amicizia con un pastore e l’osservazione del suo gregge mi hanno insegnato che non vi è nulla di “totalmente dipendente” più dell’agnello. Dal gregge, dal pastore, dalla pecora madre. Nulla di più radicalmente “affidato” alla cura, alla sollecitudine, allo sguardo acuto e premuroso del pastore. Ma anche vita in piena crescita! Il contrasto con la missione che gli viene riconosciuta e confessata è paradossale: l’Agnello, colui che toglie il peccato del mondo e che battezza nello Spirito Santo. In un tempo di accanita esibizione, di autoaffermazione in tanti contesti personali e sociali, fa davvero pensare la debolezza e la forza intrinseca di colui che va verso Giovanni. Come ci è dato di riflettere sul testimone, che niente tiene per sé, ma addita e confessa che “questi è il Figlio di Dio”. Indulgiamo così tanto a guardare a noi stessi, che quell’ “ecco” ci sfugge nel suo senso più pieno. “Guarda”, vedi! Un invito, un imperativo del testimone a volgere lo sguardo verso la Salvezza che cammina, che era avanti a lui ed è avanti a noi. Questa dinamicità e progressione dell’annuncio si scontra con la staticità e i nostri presunti “arrivi”. Questo invito mai concluso, forse è cessato nella sua essenzialità? Forse è reso muto dall’involucro e dai contorni di un annuncio sbiadito o scandalizzato? “Guarda, vedi l’Agnello”, totalmente affidato, quasi fragile, che offre un battesimo nello Spirito Santo. Il dono della forza e della vita di Dio in un uomo radicalmente affidato al Padre. Il testimone e l’Agnello di Dio. Per noi, l’invito oggi. (F. CECCHETTO, Testi inediti).

3. Mai come nel vivere e agire di Gesù, mai come nel suo soffrire e morire è apparso chiaro che questo Dio è un Dio a favore degli uomini, un Dio che sta tutto dalla nostra parte. [...] In Gesù non si è manifestato un Dio crudele, dell’arbitrio e della Legge, ma un Dio che viene incontro all’uomo come amore capace di salvare, che in Gesù ha solidarizzato con l’uomo sofferente. Dove tutto ciò si esprime più chiaramente che nella croce confermata dalla risurrezione? La croce attesta che questo Dio è effettivamente un Dio schierato dalla parte dei deboli, dei malati, dei poveri, degli oppressi, dei non-privilegiati, dei non-devoti, dei non-morali, dei senza Dio. Un Dio che a differenza degli dei pagani non si vendica delle mancanze nei suoi confronti; che non si lascia pagare e corrompere da quelli che vogliono qualcosa da Lui; che non invidia agli uomini la loro felicità, che non esige il loro amore e non li abbandona infine al loro destino. Un Dio, invece, che elargisce la sua grazia a coloro che non la meritano. Che dà senza invidia e non delude mai. Che non pretende amore, ma dona amore, dal momento che egli stesso è solo amore. Onde anche la croce non dev’essere interpretata come il sacrificio preteso da un Dio crudele. E di fatto, alla luce della Pasqua, la si interpretò nel senso opposto, come la più profonda espressione del suo amore. (H. KÜNG, Essere cristiani, Traduzione di G. RE - M. BECK (Saggi 78), Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1976, 19762, p. 492).