san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
III Domenica di Pasqua - 10 Aprile 2016 (C)

Giovanni 8, 12-19

In quel tempo. Il Signore Gesù parlò agli scribi e ai farisei e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
 

Commento:

PER COMPRENDERE

Non facciamo molta fatica, questa domenica, ad individuare ancora nel tema della testimonianza il fuoco della liturgia della Parola.

Due testimoni: Gesù, testimone del Padre e Paolo, testimone di Gesù.

Gesù fa le opere del Padre, dice le parole del Padre, gli sta a cuore ciò che al Padre sta a cuore: è il Figlio rivelatore dell’identità di Dio; per questo noi cristiani – discepoli di Gesù di Nazareth - crediamo nel Dio Padre del Signore nostro Gesù Cristo, non in un dio qualunque; e non qualunque dio è il nostro Dio ma solo quello che e come Gesù ce lo ha rivelato.

Di questo dono siamo immensamente grati e felici! Potremmo anche dire orgogliosi perché è un Dio straordinario: di Lui ci possiamo fidare, a Lui ci possiamo affidare, è Padre misericordioso, è l’Abbà che il Figlio ci dato come Padre nostro.
Di questo Dio Paolo si vanta (di Lui e della croce del Signore Gesù Cristo) perché “per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per il peccato, ci ha fatto rivivere con Cristo”; si vanta della grazia che non è certo solo per lui ma per tutti. Paolo si sente in debito: un debito di riconoscenza nei confronti del vangelo e un debito nei confronti di tutti i possibili destinatari della parola della salvezza. Sa di essere un uomo graziato; “morto per i peccati”, risuscitato alla pienezza della vita “grazie al sangue di Cristo”. La libertà e la leggerezza che sperimenta in quanto destinatario della salvezza in Cristo ne fanno un uomo gioiosamente disposto a seguire Gesù Signore e ad accogliere tutto quanto gli possa capitare nel suo essere a totale servizio del Vangelo. Non gli sembra vero di essere stato scelto per questo ministero! Ma poiché è stato reso “ministro del Vangelo della salvezza”, ad esso si dedica interamente facendosi “tutto a tutti” per guadagnare ad esso il maggior numero possibile.

Come Gesù, inoltre, anche Paolo sperimenta la chiusura al Vangelo. Vive la contraddizione e l’odio, la cecità di chi non vuol vedere e la sordità di chi non vuol ascoltare. Sperimentarle da parte dei suoi fratelli ebrei gli rattrista il cuore; si volgerà ai pagani ma senza mai smettere di sperare e di credere nel loro ritorno: “Se infatti il loro essere rifiutati è stato riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?” (Rom 11,15). Come vedete, il mistero Pasquale, dinamica dalla morte alla vita, plasma il cuore e il pensiero di Paolo, anima la sua fede, tiene ben viva la speranza.


PER NOI

Ritorna l’invito pressante a lasciarci conquistare dal Vangelo di Gesù, come Paolo; a farne il nostro tesoro. Non però un tesoro da tenere gelosamente per noi ma da condividere. Annunciarlo perché è vita per noi produce, infatti, come effetto una grande gioia, quella che viene dal vedere rivivere anche altri grazie ad esso. Il mistero di Gesù, infatti, è vita e resurrezione.

PER PREGARE
Signore, provoca anche noi!
Passa in mezzo a noi, dovunque siamo,
sia che ci troviamo tra la folla,
sia che ci troviamo nel luogo della preghiera,
sia che ci troviamo nelle realtà della vita quotidiana!
Fa' che non ci sia differenza tra l'una e l'altra,
che non abbiamo a rinnegare nella vita quotidiana
colui che sul monte vogliamo conoscere.
Fa' che ci sia unità tra i diversi momenti della nostra esistenza!
Signore, attraverso la contemplazione di te che risvegliandoti dal sonno e risorto dalla morte mi dai fiducia,
sciogli, ti prego, i miei timori, le mie paure, le mie indecisioni,
i miei blocchi nelle scelte importanti, nelle amicizie, nel perdono, nei rapporti con gli altri,
negli atti di coraggio per manifestare la mia fede.
Sciogli i miei blocchi, Signore!
(C.M.Martini)