san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
II Domenica dopo Pentecoste - 3 Giugno 2018 - 2nd Sunday After Pentecost

Luca 12,22-31

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto? Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così bene l’erba nel campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più farà per voi, gente di poca fede. E voi, non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: di tutte queste cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta».

Luke 12,22:31

At that time. The Lord Jesus said to his disciples, 'That is why I am telling you not to worry about your life and what you are to eat, nor about your body and how you are to clothe it. For life is more than food, and the body more than clothing. Think of the ravens. They do not sow or reap; they have no storehouses and no barns; yet God feeds them. And how much more you are worth than the birds! Can any of you, however much you worry, add a single cubit to your span of life? If a very small thing is beyond your powers, why worry about the rest? Think how the flowers grow; they never have to spin or weave; yet, I assure you, not even Solomon in all his royal robes was clothed like one of them. Now if that is how God clothes a flower which is growing wild today and is thrown into the furnace tomorrow, how much more will he look after you, who have so little faith! But you must not set your hearts on things to eat and things to drink; nor must you worry. It is the gentiles of this world who set their hearts on all these things. Your Father well knows you need them. No; set your hearts on his kingdom, and these other things will be given you as well.

Commento:

Il testo dal Vangelo secondo Luca ci propone una pagina affascinante ma che spesso ci fa dire: “Sì, bello, però…”. Potessimo davvero vivere così, affidati a Dio, “come un bimbo svezzato (e sazio) in braccio a sua madre”, certi come il salmista che prega: “Se anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male perché Tu sei con me”.

Chi è questo Dio al quale Gesù ci chiede di affidarci? Le prime due letture ci rispondono: È il Dio creatore, il tuo creatore. A Lui tu stai a cuore come un figlio amato; ha scritto il tuo nome sul palmo della sua mano e, di certo, non ti dimenticherà mai né mai ti abbandonerà. Se sai guardare la bellezza della creazione puoi comprendere e intuire quella del suo autore. San Paolo indica anche questa via ai suoi interlocutori. Sembra dire: “Bisogna non voler vedere per non riconoscere Dio come creatore dell’universo”. Eppure, per molti, che Dio ci sia o no, è perfettamente irrilevante. Il card. Giovanbattista Montini, arcivescovo di Milano, già nel 1956, al termine della Missione cittadina, prendeva atto, con tristezza e dolore, che Milano sembrava vivere benissimo (già allora) senza Dio. San Paolo rileva questo stesso dato e, osservandone le conseguenze, arriva a parlare di una “ira di Dio” per uomini che “hanno soffocato la verità nell’ingiustizia”. Cos’è questa ira che noi non penseremmo essere possibile in Dio? È l’atteggiamento generato dall’abbandono di tante persone a una vita che non è più degna dell’uomo così come Dio l’aveva pensato e creato. S. Paolo parte dal concreto, osserva condotte di vita non più degne di uomini e donne creati a Sua immagine e si chiede: “Come è possibile?”. È possibile perché l’umanità ha pensato di poter fare a meno di Dio, di essere “grande” abbastanza e di non aver più bisogno di un padre. Ha come raggiunto la maggiore età, si è affrancata, si è liberata da quella sudditanza e da quella condizione di minorità. “Sono grande, posso, finalmente, fare quello che voglio”. L’ira di Dio dice la sua tristezza, la sua delusione e la sua reazione a tutto questo: “Non lo posso tollerare!”. Ma cosa fa, a questo punto, dopo che l’umanità ha toccato il fondo? Cosa ne fa della sua ira? Ne fa motivo per qualcosa di impensabile: interviene mandando il proprio Figlio Gesù, non figlio dell’ira ma della misericordia. La sua è un’ira che nasce da un amore che non si rassegna al male.

A coloro che si rivolgono a Paolo in catene dicendo: “Bella fine che hai fatto seguendo Gesù come tuo messia”, egli risponde: “Io non mi vergogno del Vangelo, perché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede… In esso, infatti, si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: Il giusto per fede vivrà”.
Non è, dunque, Dio che abbandona l’uomo ma l’uomo che ha abbandonato Dio. Dio però non per questo smette di essere Padre. E se anche a volte sembra che si sia chiamato fuori, certo non lo ha mai fatto definitivamente. Ha fatto silenzio, ma per una parola straordinaria. In verità, la Parola definitiva di Dio per la storia degli uomini di chiama Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi, per sempre.

Ecco perché, tornando al vangelo di oggi, possiamo affidarci a Dio: perché è il Padre di Gesù e, in Lui e grazie a Lui, di tutti noi.

Donaci, Signore la certezza della tua Provvidenza. Fa’ che la fede in te ci renda uomini e donne liberi, dalla schiena diritta e dal cuore e dalle mani aperte perché sappiamo di essere da Te custoditi. Ti chiediamo che i nostri molti però non ci facciano vivere ansiosi e così preoccupati da non gustare mai davvero i molteplici e straordinari doni che Tu, sempre, ci fai. Amen