san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
II Domenica dopo Pentecoste - 18 Giugno 2017 (A)

Matteo 5, 2. 43-48

In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare e insegnava alle folle dicendo: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Matthew 5, 2. 43:48

At that time. The Lord Jesus began to speak. This is what he taught the crowds: 43 'You have heard how it was said, You will love your neighbour and hate your enemy. 44 But I say this to you, love your enemies and pray for those who persecute you; 45 so that you may be children of your Father in heaven, for he causes his sun to rise on the bad as well as the good, and sends down rain to fall on the upright and the wicked alike. 46 For if you love those who love you, what reward will you get? Do not even the tax collectors do as much? 47 And if you save your greetings for your brothers, are you doing anything exceptional? 48 Do not even the gentiles do as much? You must therefore be perfect, just as your heavenly Father is perfect.'


 

Commento:

PER CAPIRE

Il Vangelo di questa domenica sembra a prima vista il vangelo dei deboli, di coloro a cui manca il coraggio.
Invece la logica di Gesù è diversa. È una logica dura, una logica d'acciaio, o meglio di diamante: fragile e nello stesso tempo dura come il diamante - sappiamo che il diamante è il materiale più duro del pianeta e nello stesso tempo fragile -, una logica capace di incidere in profondità, ma che rispetta la libertà dell'uomo. Sì, perché ci vuole coraggio, di questi tempi, a porgere l'altra guancia: rimanere in silenzio davanti a chi ti insulta, continuare ad essere amico di chi ti ha tradito, rischiare ancora una volta per chi ti ha voltato le spalle. Ossia: rispondere al male con il bene!

Nel piano del mondo la gente vive sempre attaccando: è la legge del più forte, quella che domina i rapporti. Si vive con e nella paura, non ci si fida mai profondamente dell'altro, si è concentrati su se stessi, ci si sente perseguitati, sempre in conflitto.

Nel piano di Gesù il modo di vivere è diverso, egli ci invita a una novità di vita: "Avete inteso che fu detto, ma io vi dico..." Il centro di gravità non sono più io, ma l'altro, l'altro e non più io occupa spazio nei miei pensieri, nelle mie azioni. L'altro che scopro uguale a me, non nemico, ma un dono che Dio Padre ha voluto farmi.

Tanti uomini come e grazie a Gesù sono riusciti a vivere in questo modo.
Vittorio Bachelet diceva: "Il cristiano può essere odiato, ma non può odiare".  E il figlio davanti alla salma del padre disse:  "Prego per gli uccisori di mio padre. Nella nostra bocca ci siano sempre parole di vita e non di morte, di perdono e mai di vendetta".  È la Parola del Vangelo che si fa vita, carne nella vita degli uomini. Allora "amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, per essere figli", non rimane lettera morta, ma è Parola viva che ancora oggi può essere proclamata.

Ricordo un sacerdote che nella nostra missione di San Paolo ci aveva raccontato questa esperienza: "Ero andato a trovare un giovane in carcere e mentre parlavo con il giovane detenuto, è entrata una signora molto elegante, si è avvicinata a un ragazzo e l'ha abbracciato. Ho pensato fosse la mamma. Ma il giovane che era con me mi disse: "Sicuramente stai pensando che è la mamma di quel ragazzo che è qui in prigione, invece è la mamma del ragazzo che questo giovane ha ucciso. Il giorno del funerale ha promesso che sarebbe diventata mamma del giovane che aveva ucciso suo figlio e da quel giorno non ha mai smesso di venirgli a far visita. Ogni settimana arriva e lo abbraccia come fosse suo figlio!"

"Se amate coloro che vi amano che merito ne avete?"
"Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, cosa c'è di straordinario?"
(adattato da Liturgia Giovane)

PER NOI (a partire dalla seconda lettura)

Questi testi dalla Lettera di Paolo ai Romani mi hanno sempre colpito per la durezza dell’analisi della società nella quale viveva. La prima domanda che nasce riguarda la nostra società`: vale anche per noi ciò che Paolo scrisse ai Romani? Non è bello rispondere di sì, ma è difficile rispondere di no. La domanda spontanea è: come avviene che si arrivi ad essere così? Per Paolo la causa si chiama idolatria. Che sia di altro o che sia idolatria di se stessi il risultato non sembra cambiare di molto. Per il nostro tempo P.A. Sequeri parla di “monoteismo del sè”, questo idolo vorace e incapace di generatività che soffoca se stessi e gli altri. Il mito dell’ uomo occidentale non è più Prometeo ma Narciso, cosi innamorato e preoccupato della propria immagine da morirci.
Si può guarire da questa malattia mortale e mortifera?
Per Paolo solo l’azione dello Spirito di Gesù in noi può liberarci da questa logica di morte.
Il Vangelo di oggi ci mostra una logica ed una via di vita.

LETTURE

Chi è il nemico, oggi?
In ogni vicenda collettiva e in ogni storia personale viene individuato, scelto. È il nemico la soglia, il confine, la totale alterità.
Si protegge se stessi, ci si dà ragione di questo “confine”, e si pratica a volte in modo esplosivo, altre volte sommessamente la violenza e l’aggressività. Indubbiamente le nostre ragioni sono più “ragioni” di quelle dell’altro. Altro, totalmente. Altro differente.
Altro contrapposto. Altro da demolire, da ignorare.
Il Vangelo è impaziente e non attende che il nemico si affini, si cambi, diventi amico, si sciolga alle nostre ragioni.
Chi è il nemico oggi, se in mano non abbiamo armi, e spudorata violenza di gesti “contro”?
Il Vangelo non attende e dice ama: ama il tuo nemico, prega per il tuo persecutore.
Le tue ragioni non sono assolute, le tue giustificazioni sono intermedie. Ama senza attendere.
Eccoci, smascherati, denudati della “nostra giustizia”, dei nostri modi di pensare, della sofisticazione con cui stabiliamo i confini per dire “mio”, per dire “ho ragione”, “sono legittimato a fare”…
Eccoci smascherati, perché la misura non è per altezze inarrivabili; Dio si concede nella possibile fraternità tra le persone. Per questo svela ipocrisie religiose, toglie il velo di ogni umana giustificazione. Dall’alto, non da noi ci viene questa ipotesi.
Eccoci smascherati: nell’indolenza, nell’indifferenza, nell’impotenza, nell’insolenza, nell’insinuazione e nell’inadempienza. Tutte soglie del nostro “ben-essere”, “ben articolare” pensieri e azioni che mantengono confini, che ci distinguono dall’altro, magari dopo aver perduto la battaglia della manipolazione, del possesso, della demolizione dell’alterità.
Non demoliamo, non manipoliamo per costume, per abitudine. Ma per vivere noi, a scapito d’altri.
Il Vangelo è scandaloso, perché ci chiede di amare l’altro che costituisce minaccia.
Non quello buono, aderente ai nostri pensieri, alla nostra cultura, al nostro modo di agire. L’altro, quello che non hai saputo ridurre a te stesso, con buone o cattive maniere (la seduzione, il potere). L’altro, che non ti è grato di nulla, l’altro che ti chiede quello che non sai dare, l’altro che corrode la tua pace. Siamo tolleranti e buoni (amare è un passo oltre) verso ciò che molto non conta; ma diventiamo intolleranti (costruiamo il nemico) quando siamo di fronte alla minaccia per ciò che consideriamo essenziale.
Eccoci smascherati, perché ci sono passi evangelici molto duri, senza vie di uscita, senza scappatoie cerebrali; passi che forse ci indignano e feriscono. Urtano il segreto desiderio e la convinzione di essere buoni cristiani. Non lo siamo. Non è da noi la perfezione.
Non è da noi. Non sappiamo più dire se non lasciarci ferire, in silenzio, dall’impossibile a noi…
(F. CECCHETTO, Testi inediti)

Perché Voi comincerete dal rispetto.
Voi non direte affatto: la vecchia che accende un cero e che biascica una preghiera è superstiziosa. Oppure: questo uomo bramoso di un bimbo non è che un pederasta. Oppure: quel rivoluzionario inasprito è un inasprito. Oppure: questa donna bisbetica che soffoca i suoi figli è una malata. Voi non direte niente di tutto ciò. Voi non metterete per nulla il Vostro fratello ed il Vostro prossimo in una prigione. Tu non ucciderai.

Voi comincerete dal rispetto. Voi non direte:
Dio è questo e quello, esiste o non esiste (cioè: Egli è come io lo immagino, oppure: come io l’immagino, Egli non è). Voi non mi farete dire ciò che Vi conviene. Voi non trarrete vantaggio da ciò che di me, Vi giunge molto lontanamente all’orecchio, per farne la giustificazione dei Vostri crimini. Tu non farai di me un idolo.
Voi non Vi getterete di qua o di là, secondo l’umore, il potere che Vi trascina, la moda, le convenienze, la comodità. Voi rimarrete edificati sulla roccia, senza compromessi sulla verità e sulla giustizia. Ma Voi saprete che verità e giustizia non sono Vostre e che niente mi fa più orrore del fanatismo, l’odiosa confisca dei beni che non hanno prezzo. Voi non adorerete né argento, né la violenza, né i poteri, né i Vostri piaceri né qualche padrone o maestro o padre né Voi stessi. Voi sarete liberi. Tu non avrai altro Dio all’infuori di me.

Voi comincerete dal rispetto. Voi lascerete padre e madre per condurre la Vostra propria vita sotto il mio sole. Voi non sostituirete Vostro padre o Vostra madre con qualcun altro, nemmeno e soprattutto con il pretesto di servirmi meglio. Voi li lascerete, andrete abbastanza lontano per riconoscere ciò che essi sono, per conoscerli uomo e donna, ben simili a ciò che Voi siete e per essere loro riconoscenti perché Vi hanno dato la vita.
Perché anche se essi non Vi hanno dato niente di più e anche se non Vi hanno voluto e desiderato – o se Vi hanno trasmesso il loro male e la loro miseria – Vi hanno dato la vita, che li supera e viene da me ed è passata in loro e Voi siete nati, Voi che senza di loro non esistereste. Così, Voi (forse a caro prezzo) sarete riconciliati con loro. Tu onorerai Tuo padre e Tua madre.

Voi comincerete dal rispetto. Voi non toglierete all’altro ciò che è sua proprietà, ciò che fa parte della sua propria vita, ciò che lo fa vivere, ciò che lo sostiene nella sua esistenza. Voi non gli toglierete il suo nutrimento, Voi non gli toglierete il suo lavoro, non gli ruberete la sua casa, Voi non gli prenderete ciò che Egli ama: sua moglie, i suoi figli, i suoi fratelli, i suoi amici. Voi non gli toglierete le sue certezze, la sua speranza, il suo desiderio, l’operato in cui riversa il suo spirito, il suo cuore e le sue mani. Voi non gli prenderete la sua vita. Voi non gli prenderete la sua morte. Voi non gli strapperete per forza nulla di ciò che lo tiene in vita. Tu non prenderai il bene d’altri. Tu non prenderai la donna d’altri.

Voi comincerete dal rispetto. Voi non tratterete nessuno come vigliacco, fannullone, mascalzone. Voi non tratterete nessuno come borghese, negro, topo di fogna, morto di fame, aguzzino, bolscevico – sapendo d’altronde che ciò che nella Vostra bocca è disonorevole può essere per Lui onorevole.

Voi non imbratterete la parola dell’uomo, in cui io sono, Voi non sporcherete la Vostra parola con la mancanza di giustizia, l’invito ingannevole, il disprezzo insultante, l’ingarbugliamento della verità, il ricatto o tutto ciò che induca all’errore ed alla sofferenza. Se Voi parlate male di me, io non sarò in collera con Voi, poiché Voi non sapreste parlare bene di me; io saprò udire le Vostre grida, le Vostre imprecazioni, le Vostre mormorazioni e pure saprò comprendere che, non conoscendomi, oppure indotti sfortunatamente a vedermi diverso da ciò che sono, Voi siete arrivati fino a maledirmi oppure a disinteressarvi di me. Ma io non vi perdonerò se Voi sarete ostinati nello schiacciare ciò che è mia testimonianza là dove Voi siete, il rispetto della verità, il rispetto della vita e, segno dei segni, il rispetto di colui che Vi è simile e di fronte, l’altro uomo. Tu non bestemmierai. Tu non farai falsa testimonianza.

Voi non vivrete soltanto per il lavoro, o per i soldi, o per i Vostri divertimenti, o per aumentare il Vostro potere, o per assicurare il benessere e la sicurezza dei Vostri cari.

Voi comincerete a riservare nelle Vostre vite lo spazio a lunghe pause, al tempo libero, dove Voi sarete disponibili a ciò che accade, attenti a ciò che è senza prezzo. Voi farete accuratamente spazio a ciò che è gratuito, che Voi non potete né comperare né vendere, lo spazio in cui io sono. Così Tu dovrai rispettare il mio Giorno.

Voi comincerete dal rispetto. Allora Vi sarà concesso di entrare in questo cammino dell’impossibile, dove Voi soffrirete enormemente e dove nessuno Vi toglierà la Vostra gioia. Questa è la porta della mia felicità.
(M. BELLET, Le lieu du combat, Desclée de Brouwer, Paris 1976, pp. 149-151).