san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
II Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore - 9 Settembre 2018 (B)

Giovanni 5, 37-47

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

2nd Sunday After St. John The Precursor's Martyrdom

John 5,37-47

At that time. The Lord Jesus said: “Besides, the Father who sent me bears witness to me himself. You have never heard his voice, you have never seen his shape, and his word finds no home in you because you do not believe in the one whom he has sent. You pore over the scriptures, believing that in them you can find eternal life; it is these scriptures that testify to me, and yet you refuse to come to me to receive life!
Human glory means nothing to me. Besides, I know you too well: you have no love of God in you. I have come in the name of my Father and you refuse to accept me; if someone else should come in his own name you would accept him. How can you believe, since you look to each other for glory and are not concerned with the glory that comes from the one God?
Do not imagine that I am going to accuse you before the Father: you have placed your hopes on Moses, and Moses will be the one who accuses you. If you really believed him you would believe me too, since it was about me that he was writing; but if you will not believe what he wrote, how can you believe what I say?



 

Commento:

Carissimi,

               Aggiungo all’omelia di don Stefano, alcune righe di commento alle letture di domenica.

All’inizio della seconda lettura (epistola) abbiamo un invito assolutamente chiaro: “prestate attenzione a Gesù” e, nel vangelo una frase dura e, credo, pronunciata con il cuore pesante: “Ma voi non volete venire a me per avere vita”. La fede cristiana si fonda su una relazione imprescindibile: quella con il Signore Gesù. Lui è la via della vita, è la vita.

Gesù ha appena riacceso il gusto della vita nel paralitico che ha guarito alla piscina di Bethesda e cosa gli tocca sentire? Critiche, perché non si fanno quelle cose in giorno di sabato. Il sabato celebra la creazione (origine della vita) e la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana (restituzione ad una vita degna) e Gesù non avrebbe dovuto compiere quel gesto di liberazione dal male di una persona tenuta legata dalla malattia, dall’emarginazione e dalla tristezza? Di fronte a questo modo di intendere la religione Gesù reagisce, duro e profondamente rattristato. A che razza di Dio si sono ridotti a credere? A cosa i è loro servito credere a Mosè?

Gesù indica anche la causa di questo stravolgimento della religione: “voi ricevete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio”. “La gloria di Dio è l’uomo vivente”, non certo il lasciare un uomo in balia della schiavitù del male. Quando, in nome di una presunta religiosità, ci si preoccupa tanto di onorare Dio ma non si ha amore e attenzione per i suoi figli, quella religiosità è vana e il dio che sta dietro non è quello di Gesù e delle Scritture sante.

Ma la critica a certa religione non è solo di Gesù. I profeti ne hanno sempre fatto il tema fondamentale dei loro oracoli. Ci si dimentica che si è popolo di Dio per i suoi doni, innanzitutto, perché Lui ci ha scelti, non per quanto possiamo fare noi per Lui. La smemoratezza è il grande peccato; il ricordarsi dei tanti suoi benefici è l’inizio necessario di ogni ritorno/conversione. Dio, di suo, ha un cuore grande. Per dimenticarsi di noi dovrebbe fare uno sforzo sovrumano, “ma io sono Dio e non un uomo, sono il santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira” dice il Signore, il tuo salvatore. Lui è nostro padre, comunque, sempre.

Per questo gli chiediamo che non ci lasci “vagare lontano dalle sue vie” e non lasci “indurire il nostro cuore”.

Sia, davvero, il nostro cuore simile a quello del Figlio Gesù, contento e deciso nel fare il bene, reattivo di fronte al male.