san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
II Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore - 7 Settembre 2014 (A)

Giovanni 5, 19-24

 In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
 In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita».

 

Commento:

Carissimi,           

                La pagina evangelica che la Liturgia ambrosiana oggi ci propone potrebbe parere a un primo accostamento un po’ difficile, astratta, quindi lontana dal nostro vivere quotidiano. Gesù sta parlando di sé, del suo mistero di figlio di Dio e del suo rapporto con il Padre e dunque della dimensione trinitaria che è all’origine della redenzione. Parole dense e anche per certi versi oscure. Come, dunque, possono aiutarci a vivere nella pace e nella fiducia i nostri giorni in questo inizio di anno accademico con tutte le emozioni, le responsabilità, le attese?

In realtà non è difficile cogliere come questa riflessione del Signore oltrepassa la sua stessa persona arrivando fino a noi perché Gesù parlando di se stesso, descrivendo, per così dire, la sua esperienza, di fatto parla anche di noi, esprime come in trasparenza i riferimenti, i criteri fondamentali della nostra vita. Allora questo testo può diventare autenticamente motivo di meditazione, insegnamento, aiuto sostanziale in questo inizio di anno.

Possiamo cogliere almeno tre passaggi progressivi che costituiscono un vero e proprio itinerario spirituale per sostenere con forza la propria vita.

Anzitutto Gesù dice una consapevolezza che noi troppo spesso rimuoviamo. “Il Figlio da se stesso non può fare nulla”. Ha dell’incredibile questa parola, è spontaneo domandarsi: la dice veramente a proposito di sé o sta parlando di noi, di me. Il nostro vivere dentro una cultura dell’autonomia esasperata, dell’autosufficienza in tutto, della autodeterminazione come ideale solipsistico e irrinunciabile ci ha fatto dimenticare spesso che invece, in realtà, abbiamo bisogno di tutto e di tutti. La consapevolezza e l’accettazione pacificata della limitatezza ci aiuterebbe a essere più semplici e più umili davanti al mistero della vita e, di conseguenza, a ritrovare quella bellissima esperienza cosi spesso smarrita dello stupore.

Il secondo passaggio esprime un’altra certezza di Gesù, che evidentemente sostiene il suo agire: “Il Padre infatti ama il Figlio”. Anche noi, come Gesù siamo amati da Dio, e dopo di lui siamo amati in tanti modi. Abbiamo mai pensato a quante persone ci vogliono bene? Certo come ne sono capaci, magari con limiti e difetti, ma quanto è importante recuperare costantemente questa certezza per poter essere sereni. Il fatto stesso di essere qui oggi ha certamente a che fare con l’amore che abbiamo in qualche modo ricevuto.

E, infine, un terzo passaggio che pure ci riguarda, ed è un po’ la conseguenza dei primi, ne esprime in un certo senso lo sviluppo, lo sbocco. Dice Gesù: “Come il Padre…cosi anche il Figlio dà la vita”. Questo è ciò che siamo chiamati a fare anche noi, come credenti, come amati da Dio, come persone piccole, dare un po’ di vita, portare un po’ di vita e quindi di speranza in questo nostro mondo che talvolta è troppo segnato dalla morte, da operatori di distruzione, da logiche di sopraffazione e sofferenza. Dare la vita, questo è il compito che ci propone oggi il Vangelo. Darla con un po’ di cordialità nei rapporti, con la disponibilità all’aiuto reciproco, in tante piccole o grandi occasioni che ogni giorno si presentano nella nostra vita. Tutto questo diventa possibile se portiamo una luce nel cuore, magari in mezzo a tante altre luci, ma è la luce della fede. “Dio sarà il tuo splendore” ci dice magnificamente il profeta Isaia.

Invochiamo nella preghiera l’intercessione di Maria Santissima, di cui proprio domani festeggiamo la nascita, affinché tutto questo diventi vero per noi.