san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
II Domenica dopo il Martirio di S. Giovanni il Precursore - 6 Settembre 2015 (B)

Giovanni 5, 37-47

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.
 Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?
 Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

 

Commento:

Ritorna, Signore!

Così anche noi invochiamo il Signore Gesù, Figlio del Padre fatto uomo, in risposta alla promessa di Dio di essere il “Dio con noi” e alla nostra accorata preghiera.

Per Israele questa invocazione nasceva dalla memoria dei suoi straordinari interventi nella storia del popolo e dal sentire la mancanza di questo Dio sperimentato come un padre che solleva il suo bimbo alle guance e  come un’ aquila che lo porta sulle sue ali. Memoria struggente, nell’esperienza dell’esilio, dove Dio pare lontano e sembra non ricordare più. Ad Israele mancano la sua tenerezza e i segni della sua amorevole e ferma cura. Senza di Lui si sente perduto, in balìa dei nemici ma anche del proprio peccato e della propria incapacità di restare fedele al Dio dell’alleanza.

E per noi?

L’autore della Lettera agli Ebrei ci invita a rivolgere la nostra attenzione al Signore Gesù, il Figlio, degno della nostra fiducia molto più di quanto non lo fosse stato il servo del Signore, Mosè.
La pagina del vangelo secondo Giovanni è la testimonianza di quanto profondamente e drammaticamente Gesù abbia sentito e vissuto l’avversione/odio di molti suoi interlocutori. In un passo Egli lo definirà “odio senza ragione”. Anche noi siamo messi di fronte a questa alternativa: ricerca/invocazione accorata o rifiuto/negazione. 

Porre al centro della nostra attenzione Gesù come Signore significa anche rimettere ordine nelle nostre priorità e scelte, da quelle fondamentali a  quotidiane: che cosa ne sto facendo della mia vita? A cosa mi sta chiamando il Signore? Come vivo il tempo? So essere libero anche dalla pressione che studio ed esami inevitabilmente esercitano o, a causa loro, non esiste più niente e nessuno, neppure Dio?

All’inizio  di questo nuovo anno è importante ridirsi le priorità. Il Signore le ha ben chiare: siamo noi la sua priorità. E per noi?