san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
II Domenica di Quaresima - 21 Febbraio 2016
 Giovanni 4, 5-42

 In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».   

Commento:

PER CAPIRE

La lettura del Vangelo ci propone oggi questo straordinario testo: l’incontro tra Gesù e la donna di Samaria.

È l’incontro di Gesù con una donna, ma anche con la regione della Samaria e la sua storia e con ciascuno di noi (e la nostra storia). Questo racconto appartiene, infatti, al trittico che vede Gesù incontrare un ebreo osservante (Nicodemo, un capo dei Farisei), una donna di una regione eretica di Israele (la donna di Samaria, appunto)  e un appartenente alle “genti”, un pagano, un funzionario del re.

Il testo di Giovanni è multistrato: quella donna è anche la sposa infedele Samaria, l’acqua è simbolo dello Spirito, il cibo la volontà del Padre, il tempio è Gesù stesso.

Sicar è la versione greca di Sichem, un luogo che porta in sé tante memorie storiche, a partire proprio dal tempo di Giacobbe, il quale acquistò il suo primo appezzamento di terreno proprio a Sichem (Gen 33,18-19) e lo diede in eredità a Giuseppe (Gen 48,21-22). Anche il tempo dell’incontro è registrato con insistita precisione: «era circa l’ora sesta», verso mezzogiorno. Entrambi gli elementi sono però solo l’aggancio per una valenza simbolica ben più profonda, come è solito fare il Quarto Vangelo.  Nei racconti patriarcali, il pozzo è luogo vitale per i pastori e le loro greggi (cf Gen 29,1-8) e il possesso di un pozzo significa vita o morte (cf le lotte dei pastori di Abramo in Gen 21 e dei pastori di Isacco in Gen 26): scavare un pozzo di acqua sorgiva («acqua viva») è opera memorabile per un pastore della steppa (cf Gen 26,19). Il pozzo è spesso un luogo di incontro in vista del fidanzamento e del matrimonio: il servo di Abramo vi incontra Rebecca (Gen 24,15-25), Giacobbe vi incontra Rachele (Gen 29,9-14), Mosè vi incontra Zippora, figlia di Ietro (Es 2,15). Nell’episodio giovanneo questo scenario d’amore è coerente con il fatto che l’incontro con la donna di Samaria è ispirato al libro del profeta Osea. Il nostro brano, infatti,  è zeppo di riferimenti al Primo Testamento e ciò che qui Gesù fa è, ultimamente, mostrare che in Lui e grazie a Lui si può realizzare la comunione sponsale tra Dio e il suo popolo.

Di questa comunione Gesù ha sete (“Dammi da bere”) e ha fame (“Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera!”); per questo è passato dalla Samaria e si è fermato a quel pozzo.

La donna di Samaria entra in dialogo con Gesù. Ci entra come con i piedi di piombo, vi sono in lei resistenze e solo un po’ alla volta lascia le sue difese. Che Gesù sia il dono di Dio per lei non le è immediatamente chiaro. È una donna intelligente, sa usare allusioni e ironia, vuole capire, tiene le distanze, ma sa anche comprendere che può lasciarsi coinvolgere da questo uomo giudeo che risveglia in lei la percezione che la vita per lei può anche uscire dal binario morto in cui si è cacciata cercando acqua viva là dove non c’era e felicità da uomini che, puntualmente, la deludevano e la ripudiavano (così i falsi dei per Samaria). Il dialogo con Gesù, alla fine, non porterà a bere nessuna acqua ma sarà per lei come una rinascita, un tornare alla vita grazie allo Spirito/Acqua viva che Gesù comunica. Gesù, infatti, le si rivela come il vero Tempio dove si adora Dio “in spirito e verità”, come colui che effonde lo Spirito, trasforma i cuori e reimmette nella corrente della vita. Questo incontro e questo dialogo le fanno dimenticare l’anfora e le fanno ritrovare se stessa e i suoi compaesani: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quanto ho fatto! Non sarà forse lui il Cristo?”.

PER NOI

- Questo testo ci fa contemplare il desiderio di Gesù rivolto a noi: “Dammi da bere”. Cosa e come rispondiamo?

- Le parole di Gesù incontrano resistenze nella donna di Samaria che fatica a lasciare che Gesù faccia verità nella sua vita. Che cosa in noi resiste a lasciarci cercare e trovare da Gesù e dalla sua Parola? Di cosa abbiamo paura?

- L’incontro con Gesù richiede capacità di solitudine e disponibilità a lasciarci “guardare dentro” dai suoi occhi. Allora succede che si senta rinascere in noi la vita. Ne ho mai fatto esperienza?

PER LA PREGHIERA

O DIO, TU SEI IL MIO DIO,
ALL'AURORA TI CERCO,
Dl TE HA SETE L'ANIMA MIA
A TE ANELA LA MIA CARNE,
COME TERRA DESERTA,
ARIDA, SENZ'ACQUA.
(dal Salmo 62)