san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
II Domenica di Avvento Ambrosiano - 25 Novembre 2012 (C)
Mc 1, 1-8 

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaia:
Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. 7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Commento:
Carissimi,

              La Parola del Signore che abbiamo ascoltato oggi annuncia e profetizza l'incontro e la concordia davanti a Dio di tutti i popoli. Il testo della prima lettura è molto eloquente in proposito. Nella esemplificazione della riconciliazione dell'Egitto, oppressore e nemico del popolo eletto di Israele, sta la profezia di ciò che accadrà per tutti. E anche San Paolo, nella lettera agli Efesini, riprende lo stesso pensiero.

Tutto questo ci sembra oggi particolarmente alternativo e forse stridente rispetto a ciò che stiamo vivendo, soprattutto nella realtà sociale e internazionale, che ci appare profondamente caratterizzata non dalla concordia, ma dalla inimicizia. Possiamo pensare, infatti, alle discordie fra i popoli (non possiamo certo dimenticare in questi giorni la ripresa del conflitto Israelo-Palestinese, con tutto il suo fardello di ingiustizie e sofferenze). Possiamo ricordare il grande problema di contrasto intergenerazionale nostrano, che vede il mondo giovanile pesantemente penalizzato ed escluso da semplici prospettive di vita futura. Possiamo addirittura ipotizzare che questo clima collettivo, in un certo senso avvelenato, influenzi i nostri stati d'animo rendendoci così sospettosi, diffidenti, pronti a metterci in atteggiamenti di difesa che poco aiutano anche i più semplici rapporti sociali e personali.
Cosa possiamo fare, allora, per non abbandonarci alla rassegnazione o alla lamentazione senza speranza?

Anzitutto forse possiamo domandarci se vogliamo dare credito a questa Parola di Dio, che non è pronunciata invano, non è retorica. Siamo, quindi, invitati a credere che ciò che abbiamo ascoltato è autentico e si realizzerà nella venuta di Gesù (“Vi prego quindi di non perdervi d'animo”, dice San Paolo). La pagina del Vangelo, inoltre, ci chiede di “preparare la via”, cioè creare le condizioni favorevoli affinché questo si possa realizzare. Potremmo dire che dobbiamo uscire da una logica del tutto o niente che spesso caratterizza il nostro vivere, per assumerci invece le responsabilità che ci riguardano direttamente. Anche da questo punto di vista, il Vangelo di oggi è più eloquente di quanto pensiamo. Possiamo forse affermare che ci vengono offerti almeno tre insegnamenti al riguardo.

Il primo ci invita a saper guardare al dopo (“Viene dopo di me colui che è più forte di me”), spingendo lo sguardo e, soprattutto, la fiducia nel futuro. Se non viviamo così, rischiamo di affogare in un presente faticoso e logorante.
Una seconda responsabilità che ci riguarda ha a che fare con la credibilità personale in quanto cristiani, con il tentativo di essere seri e coerenti. Il Battista, che non diceva parole compiacenti o facili attirava “tutti gli abitanti di Gerusalemme” poiché esprimeva un certo stile di vita.
Infine, ci è domandato da saper guardare in faccia anche agli aspetti negativi di noi stessi, alle nostre fragilità, ai nostri peccati (“Si facevano battezzare…, confessando i loro peccati”).

Paradossalmente, nella logica evangelica, per preparare la via del Signore non ci è chiesto di esibire un Curriculum che possa vantare doti e competenze, ma l'umiltà di riconoscersi poveri.
Se sapremo tradurre in comportamenti quotidiani questi insegnamenti del Vangelo, tanti piccoli e grandi sentieri della vita diventeranno certamente più diritti.

don Gian Piero