san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
II Domenica di Avvento Ambrosiano - 20 Novembre 2016

Luca 3, 1-18

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:
«Voce di uno che grida nel deserto: / Preparate la via del Signore, / raddrizzate i suoi sentieri! / Ogni burrone sarà riempito, / ogni monte e ogni colle sarà abbassato; / le vie tortuose diverranno diritte / e quelle impervie, spianate. / Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».
Alle folle che andavano a farsi battezzare da lui, Giovanni diceva: «Razza di vipere, chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque frutti degni della conversione e non cominciate a dire fra voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Anzi, già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».
Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Luke 3, 1:18

In the fifteenth year of Tiberius Caesar's reign, when Pontius Pilate was governor of Judaea, Herod tetrarch of Galilee, his brother Philip tetrarch of the territories of Ituraea and Trachonitis, Lysanias tetrarch of Abilene, and while the high-priesthood was held by Annas and Caiaphas, the word of God came to John the son of Zechariah, in the desert.
He went through the whole Jordan area proclaiming a baptism of repentance for the forgiveness of sins, as it is written in the book of the sayings of Isaiah the prophet: A voice of one that cries in the desert: Prepare a way for the Lord, make his paths straight!
Let every valley be filled in, every mountain and hill be levelled, winding ways be straightened and rough roads made smooth, and all humanity will see the salvation of God.
He said, therefore, to the crowds who came to be baptised by him, 'Brood of vipers, who warned you to flee from the coming retribution?
Produce fruit in keeping with repentance, and do not start telling yourselves, "We have Abraham as our father," because, I tell you, God can raise children for Abraham from these stones.
Yes, even now the axe is being laid to the root of the trees, so that any tree failing to produce good fruit will be cut down and thrown on the fire.'
When all the people asked him, 'What must we do, then?' he answered, 'Anyone who has two tunics must share with the one who has none, and anyone with something to eat must do the same.'
There were tax collectors, too, who came for baptism, and these said to him, 'Master, what must we do?'
He said to them, 'Exact no more than the appointed rate.'
Some soldiers asked him in their turn, 'What about us? What must we do?' He said to them, 'No intimidation! No extortion! Be content with your pay!'
A feeling of expectancy had grown among the people, who were beginning to wonder whether John might be the Christ, so John declared before them all, 'I baptise you with water, but someone is coming, who is more powerful than me, and I am not fit to undo the strap of his sandals; he will baptise you with the Holy Spirit and fire.
His winnowing-fan is in his hand, to clear his threshing-floor and to gather the wheat into his barn; but the chaff he will burn in a fire that will never go out.'
And he proclaimed the good news to the people with many other exhortations too.



 

Commento:

PER CAPIRE

Nella Lettera ai Romani di oggi Paolo descrive Dio come “il Dio della perseveranza e della consolazione” e anche come “il Dio della speranza”. Questo termine “speranza” ritorna più di una volta nel nostro testo.

Attraverso che cosa Dio si mostra così? Paolo ci dice: attraverso l’insegnamento delle Scritture sante. Chi le frequenta sa dell’agire di Dio per il suo popolo, sa della sua fedeltà che non viene meno: il nostro Dio è un Dio fedele! Se non realizza i nostri desideri, mantiene però sempre le sue promesse. Da questo suo agire per la vita del suo popolo vengono anche a noi, lettori attenti delle Scritture, forza di perseveranza e consolazione nell’attesa. Le Scritture sante animano la nostra speranza.

Cosa ci fa contemplare oggi la lettura del profeta Baruc? Un Dio che prepara al suo popolo la strada per un ritorno gioioso e luminoso: è finito il tempo dell’esilio e Gerusalemme, come una madre in ansia e in attesa, si alza e scruta l’orizzonte perché i suoi figli, finalmente, ritornano. È una pagina che trasfigura il ritorno dall’esilio e che vuole, in questo modo, cantare lo straordinario agire del Signore Dio a favore del suo popolo. Non lo ha abbandonato, anzi! È lui che spiana montagne a riempie valli per un cammino senza ostacoli.

Questa pagina mi ha colpito, oggi, perché accostata alle parole di Giovanni il Battista che chiede di preparare la via del Signore con una conversione resa proprio con le immagini dello spianare le colline e riempire le valli. Come a dire: ci viene chiesto, certo, di preparare la via alla venuta del Signore ma, prima, è lui che lavora per il nostro ritorno alla terra della promessa.

Se guardiamo le cose attraverso la categoria del “fare” (“Che cosa dobbiamo fare?”, chiedono a Giovanni) possiamo dire così: Il primo che fa/opera è Dio per il suo popolo, per noi; questo è per noi motivo di consolazione, ci rende perseveranti nella sequela del Signore, rafforza la nostra speranza. Rinsaldati da ciò, anche noi ci mettiamo all’opera con azioni che esprimano il proposito di conversione. Cosa chiede Giovanni? Non azioni liturgiche o candele accese ma un agire secondo giustizia (semplice giustizia è anche quello che noi chiameremmo generosità/carità): Dio non chiede per sé ma chiede giustizia tra noi.

Potremmo anche chiederci: come dobbiamo usare il potere che ciascuno di noi ha? (perché lo abbiamo, che ci piaccia o no). Il suo Dio lo usa per/a favore di, certo non per sé. Il potere non è un male (Dio è onnipotente e non è il male assoluto!). In Gesù ci è mostrato cosa se ne fa Dio di ciò che è: è il Dio per noi, l’Assoluto per noi.

PER NOI

- Ho coscienza del potere che ho? Cosa ne faccio?
- Esempio: c’è una possibile gestione seduttiva (sé-durre, tirare a sé) del potere che mi viene dal mio corpo, da ciò che so, dalle mie competenze, dai legami  familiari e amicali, ecc… Però non è necessario che sia così. Guardando a Gesù, a tanti suoi amici (ai santi, anche quelli di oggi), possiamo vedere come e cosa farne.
- Ed io, che cosa devo fare?

LETTURE

Geografia del potere in pienezza. La Parola sta nel deserto, per voce di Giovanni. Una geografia profetica, per mappe più limpide ed austere. A margine, forse, della grande storia. Debolezza del luogo saremmo tentati di dire oggi… Deserto e Parola. Profezia forte e dura, libera dall’intrigo dei potenti. Dritta al cuore di ognuno e delle folle. Giovanni, voce per un annuncio tagliente e nudo. Il cuore della vita nuova indicato dal Testimone. Il deserto, dove niente è tutto, non è muto. La gente si chiede: “che cosa dobbiamo fare?” Coloro che ascoltano Giovanni vengono invitati a cambiare vita. Il testimone nel deserto rilancia sulla storia, sulle relazioni umane giuste. Passi di conversione. La conversione non è fatto privato, sordo alle ricadute nella vita umana di ogni giorno, alle relazioni autentiche. Il testimone nel deserto indica una progressione sempre in atto – battesimo di Spirito Santo e fuoco, che ci abilita a stare nel mondo nel segno di un radicale cambiamento per seguire le vie dello Sposo. Corriamo nelle città, ogni giorno… Difficile anche porsi la domanda: “che cosa dobbiamo fare”. Il nostro correre somiglia a quello di chi si spezza in mille cose per mancare a tutti gli appuntamenti. “La Parola di Dio venne su Giovanni”... Vocazione, missione, testimonianza, a prezzo della vita. Da dove viene la rivelazione della Parola di Dio? In quale deserto oggi? La Scrittura ci avverte che c’è un luogo dove essa non è. Nell’autosufficienza e nella ritrosia ad una conversione che inizia dalle cose di ogni giorno, nel deserto che Dio ci prepara in casa nostra, nel mondo del lavoro, nelle relazioni sociali. Per cambiare e non confondere l’idolo della nostra volontà con la Sua. Ci vuole fuggiaschi dalla nostra volontà, per imparare l’obbedienza a Lui. 13 Un testimone accompagna il cammino penitenziale della folla. Giovanni parla e ascolta, battezza con acqua. Grida l’urgenza della conversione: aprire una strada nel deserto per la benevolenza di Dio. Ascoltassimo come per una prima volta il suo annuncio! Freschezza di un inizio, disarmati dalla radicalità, dalla rudezza e forse dalla sorpresa di non trovarci da soli in questo itinerario. È la grazia inconfondibile di chi si sa all’inizio con la fame della salvezza. Una scintilla, una parola, un testimone. Nel bel mezzo del “nulla” di un deserto fatto di bilanci in negativo, di legami da rifare, di fiducia da riconquistare. Il Battesimo di penitenza è la prima straordinaria esperienza di grazia. Può essere tacitato dal “professionismo” della fede presunta, dall’abitudine di stare sempre “in casa della religione”. Ma è esperienza inconfondibile, che rimette ai blocchi di partenza, azzerando orgoglio e presunta familiarità. Grazia e libertà, in terra deserta, inedita. Nuove mappe da ridisegnare, con umiltà e libertà. Ascolto e cambiamento. Accade la “Parola”, sempre. Se i suoi testimoni sono pronti, liberi, svuotati per accoglierla, annunciarla a chi “ha fame della salvezza”. 
(F. CECCHETTO, Testi inediti)