san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
II Domenica di Avvento - 23 Novembre 2014 (B)

Matteo 3, 1-12

In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: / Preparate la via del Signore, / raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

 

Commento:

I FIGLI DEL REGNO

Per comprendere

La pagina di Vangelo di questa domenica è dominata dalla figura di Giovanni il battezzatore anche se il titolo indicato dalla liturgia (I FIGLI DEL REGNO) tende a spostare il fuoco della nostra attenzione da Giovanni al contenuto del suo annuncio.

Chi era Giovanni? È interessante notare che, prima di descriverne la figura, si dice di lui che era “il battezzatore” e che egli viene “annunciando”. Che cosa annuncia? “Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino”. Il suo è un invito pressante a dare una svolta alla propria vita, a cambiare radicalmente direzione perché, come non mai, “si è fatto vicino Dio con la sua potente azione di salvezza”. “Vicino” non rimanda ad un futuro seppur prossimo ma si riferisce al presente di chi ascolta e al nostro oggi di lettori del Vangelo: è qui, accanto a noi, in mezzo a noi. 

Perché prestare ascolto all’annuncio di Giovanni? Matteo ce lo spiega  rifacendosi all’autorità del profeta Isaia (e, quindi, di Dio stesso che parla attraverso il suo profeta): Giovanni è:
“Voce di uno che grida nel deserto:
preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!”.

Inoltre, Giovanni è un asceta: tu lo guardi e non puoi non prendere sul serio il suo annuncio. È impressionante vedere quanta gente “accorre” da Giovanni e si fa battezzare confessando i propri peccati.

Sono tutti “figli del Regno”? Matteo ci invita a guardare la scena con gli occhi del Battista e ad ascoltare le parole che rivolge ai molti farisei e sadducei che vanno al suo battesimo. Sono parole dure, molto dure. Potremmo intenderle così: “Non si è figli del Regno perché si pensa e afferma di avere Abramo per padre”. Non è la materialità della discendenza che conta perché “… da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo”. Che cosa chiede Giovanni? “Fate un frutto degno della conversione” e non presumete di essere perdonati e salvati nascondendovi dietro l’essere discendenti di Abramo.

In tutto ciò le parole di Giovanni esprimono una urgenza: la conversione è preparazione all’accoglienza “del più forte di me” che ormai è qui. La differenza tra il suo battesimo e quello con il quale “il più forte” battezzerà è paragonabile a quella che c’è tra l’acqua e “lo Spirito Santo e il fuoco”. Spirito (= vento) e fuoco erano gli strumenti che permettevano all’agricoltore di dividere il frumento dalla paglia e pulire la sua aia. Spirito santo e fuoco permetteranno al “più forte” di portare a compimento la sua opera di salvezza. Essa è anche un’azione di discernimento, di separazione (cfr. Mt 25,31-46) che gli permetterà di “raccogliere il suo frumento nel granaio”.  In primo luogo all’agricoltore sta a cuore il grano: se la paglia verrà bruciata sarà perché il grano sia libero da scorie. Così a Dio sta innanzitutto a  cuore la nostra salvezza, il dare un buon frutto da parte del buon grano che siamo noi. La condizione è che anche noi ci lasciamo “purificare” dal “più forte” attraverso il suo Spirito santo e il suo fuoco e facendo “un frutto degno della conversione”.

Per meditare

- “Figli del Regno” non lo si è per qualche strano automatismo e, se anche siamo stati battezzati nella morte e resurrezione di Gesù e siamo stati fatti così figli del Padre,  l’invito pressante alla conversione tocca anche noi. A maggior ragione ci tocca proprio perché abbiamo ricevuto il dono straordinario e  assolutamente gratuito dell’essere “figli nel Figlio Gesù”. Che cosa ne abbiamo fatto della nostra figliolanza?
- Giovanni stigmatizza la presunzione e l’arrogante sicurezza di farisei e sadducei. Ci sono gesti “religiosi” ai quali non corrisponde più una reale volontà di camminare nella sequela del Signore. Da essi non viene nessuna salvezza.
Sono in cammino? Sto cercando di rispondere al dono che il Padre mi fa dell’essere suo figlio in Gesù? Cerco di fare nella mia vita “un frutto degno della conversione”? Come? Quale frutto mi è chiesto oggi?
- Il cammino di conversione richiede capacità di discernere ciò che è bene/buono da ciò che non lo è. Come do ordine a quello che sono e a quello che faccio? Ho scelto dei criteri, una scala di priorità? Mi lascio provocare dal vangelo in modo che la Parola del Signore faccia verità nella mia vita? Confesso i miei peccati perché voglio camminare nella via dei discepoli di Gesù?

Per pregare

Cerchiamo di pregare il “Padre nostro” da “figli del Regno”.