san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
II Domenica di Avvento - 19 Novembre 2017 (B)

Matteo 3, 1-12

In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: /Preparate la via del Signore, / raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
 Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
 Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Matthew 3, 1:12

At that time. John the Baptist appeared; he proclaimed this message in the desert of Judaea, 'Repent, for the kingdom of Heaven is close at hand.'  This was the man spoken of by the prophet Isaiah when he said: A voice of one that cries in the desert, 'Prepare a way for the Lord, make his paths straight.'  This man John wore a garment made of camel-hair with a leather loin-cloth round his waist, and his food was locusts and wild honey.  Then Jerusalem and all Judaea and the whole Jordan district made their way to him,  and as they were baptised by him in the river Jordan they confessed their sins.  But when he saw a number of Pharisees and Sadducees coming for baptism he said to them, 'Brood of vipers, who warned you to flee from the coming retribution?  Produce fruit in keeping with repentance,  and do not presume to tell yourselves, "We have Abraham as our father," because, I tell you, God can raise children for Abraham from these stones.  Even now the axe is being laid to the root of the trees, so that any tree failing to produce good fruit will be cut down and thrown on the fire. I baptise you in water for repentance, but the one who comes after me is more powerful than I, and I am not fit to carry his sandals; he will baptise you with the Holy Spirit and fire. His winnowing-fan is in his hand; he will clear his threshing-floor and gather his wheat into his barn; but the chaff he will burn in a fire that will never go out.'

Commento:

Carissime/i,

Trovate qui di seguito la testimonianza che Luca (seminarista di terza teologia) ci ha offerto durante la S. Messa domenicale. E' occasione per ringraziare il Signore che non sta in silenzio e non smette di far udire la sua voce e per rinnovare la nostra invocazione affinché anche noi possiamo discernere la sua volontà sulla nostra vita e aderirvi con gioia, come Luca e come Maria, che con il suo sì ha reso possibile che il desiderio di Dio prendesse carne.

Questo tempo di avvento è invito a elevare il nostro grido: "Maranathà", vieni, Signore Gesù!

Appesa su una parete della mia camera in seminario ho l’immagine di un quadro inglese, si chiama The Light of the World e raffigura Gesù vestito con abiti regali, in un paesaggio oscuro, mentre porta una lanterna. Gesù è raffigurato come re appunto, con una tunica bianca tutta di un pezzo e sulle spalle un mantello prezioso finemente decorato, sul capo, come tutti i re porta una corona, ma non una corona di oro fino, bensì una corona di spine, segno della sua passione. Egli è rappresentato nell’atto di bussare ad una porta che non è dotata di una maniglia all’esterno, può essere aperta solo dall’interno e, a giudicare dalle condizioni in cui si trova la sua soglia, sembra proprio che non venga aperta da un po’, è infatti invasa da erbacce!

Mi pare bello iniziare questa testimonianza a partire proprio da questa immagine, che sotto certi aspetti descrive alcuni tratti della mia esperienza. Sebbene abbia sempre frequentato la parrocchia, mi sono trovato anche io ad essere un po’ impermeabile al Signore che bussa alla nostra vita. Se fin da piccolo, verso la quinta elementare, ho percepito dentro di me il desiderio di diventare prete, perché vedevo il prete del mio oratorio felice, gioioso in quello che faceva, si vedeva proprio che non faceva le cose per fare, ma perché ci credeva davvero, in quel momento io ero convinto di quello che avrei voluto fare da grande. Poi però crescendo ho iniziato anche io a costruirmi i miei progetti ho conosciuto una ragazza, Benedetta, di lei poi mi sono innamorato e poi negli anni delle superiori ho anche intrapreso una bella relazione con lei, e chiaramente ho iniziato a pensarmi non più come prete, ma come padre, come marito, con un lavoro. Io ho frequentato il liceo linguistico, ma durante gli anni delle superiori ho scoperto dentro di me anche un’altra passione oltre alle lingue, ovvero la scienza, mi interessava capire quali processi chimici e fisici ci sono alla base della realtà che ci circonda ecco allora un altro progetto che mi ero posto, a partire poi dalla III superiore ho anche iniziato ad aiutare qualche ragazzo delle medie che faceva un po’ fatica a scuola dando ripetizioni e devo dire che mi piaceva proprio tanto trasmettere ad altri qualcosa che io avevo imparato. A quel punto è sorto in me un altro progetto cioè quello di diventare insegnante. Mi stavo costruendo pian piano una vita a mia misura, con i miei schemi e le mie categorie: facevo sempre più cose in oratorio, a scuola, in parrocchia, avevo un bel gruppo di amici, e una ragazza che mi voleva bene. E poi avevo già pronto il futuro: la mia vita a mia misura, una bella vita: una famiglia, un lavoro come insegnante di una materia che per primo mi appassionava.

Percepivo però che non era abbastanza, sentivo qualcuno che bussava alla porta del mio cuore, non sapevo cosa volesse di preciso, ma sapevo che era venuto a cercare di fare ordine nella mia vita, per donarmi una felicità piena e vera, ecco che ho iniziato ad aprire leggermente la porta. E così verso la fine della terza superiore ho iniziato a confidare quello che provavo dentro a don Eugenio il mio prof di religione e lui mi ha consigliato di andare a fondo all’intuizione che avevo avuto in quinta elementare, mi ha consigliato allora di iniziare a frequentare dei cammini che proponeva il seminario per il discernimento vocazionale. All’inizio ero restio, avevo paura: chissà cosa succede! Poi però mi sono lasciato accompagnare. Mentre frequentavo questi cammini in quarta superiore continuavo la mia relazione con Benedetta e condividevo anche con lei quello che si muoveva nel mio cuore. Arriva così la quinta superiore, l’anno della scelta, qualsiasi cosa uno voglia fare, don Eugenio mi propone il percorso più approfondito e puntuale con il seminario per verificare ulteriormente quell’intuizione. Mi pone però una condizione: lasciare Benedetta. Io non capivo il perché di questa cosa, le volevo bene, in quel momento sono entrato un po’ in crisi, però una pagina di vangelo mi ha aiutato tanto, ad un certo punto mi sono affidato, anche aiutato dalla pagina del vangelo di Giovanni, in cui Gesù chiede a Pietro di seguirlo, senza pensare al discepolo amato. Così ho lasciato Benedetta, diciamo che lei non l’ha presa proprio benissimo…

Nell’anno della quinta superiore ho iniziato allora ad approfondire sempre di più quell’intuizione attraverso esperienze di servizio e soprattutto cercando di conoscere sempre di più il Signore, quel Signore che bussa e porta la luce nella vita di ciascuno, che abbiamo ascoltato oggi nella prima lettura si è definito «io, io sono il consolatore!» (Is 51,12). Il tempo passava e mentre gli altri compagni di scuola si indirizzavano verso un università io ero molto indeciso, non sapevo bene cosa fare. Arriva così il mese della maturità, poi l’inizio dell’estate e io non avevo ancora deciso, così d’accordo con don Eugenio sono andato a trovarlo ne campeggio dov’era con i suoi ragazzi, e, la sera del 23 luglio eravamo io, lui e Gesù nella tenda che faceva da chiesa e lì ho deciso che a settembre sarei entrato in seminario. La scelta non è stata per nulla facile: la famiglia? Gli amici? La gente che conoscevo? Il mondo che sostanzialmente mi ero costruito intorno, a mia misura? Benedetta? Sarò in grado? Cosa troverò? Insomma una moltitudine di domande abitavano la mia testa, e mentre cecavo di esporle a don Eugenio continuavo a piangere. Però lui ad un certo punto mi ha detto: «ti fidi?» io ho risposto: «sì», allora buttati! Così ho deciso di entrare in seminario.

Oggi nel vangelo abbiamo ascoltato il tono fortemente polemico con cui Giovanni battista si riferisce ai farisei e ai sadducei «Razza di vipere!» (Mt 3,7) ogni tanto fa bene anche a noi sentire questa parola così dura che sostanzialmente è rivolta a chi cerca di vivere i suoi progetti, la sua vita senza fare i conti con chi la vita ce l’ha donata e vuole la nostra felicità, per questo sta alla porta e bussa. Egli vuole venire a visitare le nostre vite per renderle piene, desidera fare ordine, e guarda caso sempre nei luoghi dove noi vorremmo tenerlo fuori, perché abbiamo sempre paura che ci stravolga tutto.

Affidiamo dunque a Maria santissima il nostro cammino perché, come ha fatto lei, sempre di più possiamo aprire il nostro cuore al Signore che sta per venire e la sua venuta porterà gioia e pienezza alle nostre vite.

Amen!