san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
I Domenica di Avvento Ambrosiano - 18 Novembre 2012 (C)
Lc 21, 5-28

In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
Commento:
Carissimi,

              La Comunità cristiana sviluppa il suo cammino di preghiera articolandola in suoi tempi precisi, ripetuti. Non si accontenta della distribuzione del tempo già conosciuto, l'anno solare per esempio, oppure l'anno scolastico, quello lavorativo; volendo quindi sottolineare l'importanza di una scansione originale. Perché?

Anzitutto perché ha la consapevolezza che anche l'esperienza della fede ha e deve avere dei propri ritmi. Questo è piuttosto originale in questo nostro contesto culturale dove il ritmo delle cose e del tempo sembra invece appiattirsi in una continuità senza interruzioni (pensiamo al lavoro domenicale, alla polemica dei negozi sempre aperti ad esempio).

In secondo luogo perché la Chiesa vuole che i suoi figli vivano questa dimensione umana e spirituale in termini sociali, condivisi, comunitari. Anche questo risulta oggi ancora più originale e alternativo rispetto a una realtà volta a privatizzare gli eventi e i ritmi della vita di ciascuno. Anche le vicende più importanti talvolta sono diventate questioni personali e nascoste. Nella condivisione, invece, si trova il sostegno per la propria fede, il riparo quando si è deboli, la gioia per i propri sforzi.

Infine perché nella diversità e nell'alternarsi dei Tempi liturgici si può scoprire la ricchezza dell'esperienza della fede che si ripete ma si rinnova, si unisce ma non si dissolve nell'anonimato dell'insieme.

Incominciamo, quindi, con l'Avvento che ci parla della prima grande specificità della fede: il mistero della venuta di Gesù. Mistero dell'Incarnazione che celebriamo nel Natale a cui appunto l'Avvento ci prepara, ma anche venuta del Signore dentro la nostra vita quotidiana, che è prefigurazione del suo ritorno definitivo alla fine dei tempi. Per vivere e capire tutto questo diventa importante saper guardare la vita non soltanto come a un progetto da realizzare, a un contenitore da riempire di cose fatte da noi, bensì come a un’esperienza in cui l'attesa del Signore può dare speranza e pienezza al nostro impegno e responsabilità quotidiani. Forse alla mattina, quando ci alziamo dovremmo domandarci non tanto “Cosa devo fare oggi?” ma piuttosto “Cosa aspetto oggi?”.

L'Avvento è, quindi, il tempo per tornare ad essere ciò che profondamente siamo: figli, bisognosi di tante cose, spesso anche poveri. È bello oggi sottolineare che tutto questo appartiene in modo particolare all'età anziana. Come ha sottolineato il Papa alcuni giorni fa visitando una casa di riposo. In questo senso, anche questa stagione della vita diventa un dono e un grande Avvento, nel quale si può cogliere l'esperienza del bisogno che lo caratterizza come un passaggio di grande verità.
Ce lo testimonia anche una breve riflessione raccolta qualche giorno fa da un quotidiano:

“Come quella vecchia signora incontrata in un grande ospizio di Milano, un giorno, sola, in un corridoio. Una donna esile, fragile, gli occhi chiari, limpidissimi; e smarrita nella demenza senile. “Scusi - ha chiesto a me che, sconosciuta, passavo - sa a che ora viene a prendermi la mamma?”.
E io non sapendo proprio cosa dire mi sono seduta lì accanto. Lei continuava a ripetere, fiduciosa, che la mamma sarebbe certo arrivata, prima di sera, a prenderla.
Che abbia ragione lei, mi sono chiesta, con quei suoi occhi, misteriosamente di nuovo infantili? Che abbia ragione il Papa? Forse davvero novant'anni sono il tempo che ci è dato, per poter tornare infine come bambini.”.

don Gian Piero