san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
I Domenica di Avvento, 15 Novembre 2015 (C)
Giovanni 21, 19c-24

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Pietro: «Seguimi». Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.
Commento:

PER COMPRENDERE

Dopo la festa di S. Stefano, il primo martire (“martire” =, letteralmente, “testimone”), quella di oggi è dedicata all’apostolo ed evangelista Giovanni, che la tradizione identifica con “il discepolo che Gesù amava”, altro testimone eccellente di Gesù, come la prima lettura (dai primi versetti della 1Gv cap 1) ci mostra con fortissime sottolineature. Nel vangelo secondo Giovanni, questo discepolo, che ha ascoltato, visto, toccato, contemplato il “Verbo della vita”, non ha nome. È definito soltanto dall’essere oggetto dell’amore di Gesù. Il suo nome è: “il discepolo che Gesù amava”.  È quello che in Gv 13 è descritto nel suo rivolgersi verso il grembo di Gesù, proprio come Gesù è rivolto verso il grembo del Padre (cf Gv 1). Questa espressione dice il profondo legame fra Gesù e lui, simile a quello insondabile tra Gesù e il Padre.

Che cos’ha di speciale questo discepolo? Ha la capacità di corrispondere in modo totale all’amore di Gesù: lo ha sempre seguito (in Gv 21 di lui si dice che “seguiva”, verbo all’imperfetto per dire continuità, senza sospensioni o abbandoni), dall’inizio, dalla prima volta in cui gli è andato dietro fin là dove Gesù abitava per restare con Lui. Rimanere, restare, altro verbo che dice continuità in una sequela che ama corrispondendo così all’amore del maestro. “Rimanete in me”, “rimanete nel mio amore” aveva chiesto Gesù e questo discepolo lo fa, fedele e appassionato.

PER NOI

Se questo discepolo è una figura storica, è però anche simbolo di ciò a cui ciascuno di noi, ogni discepolo, è ed è chiamato ad essere: destinatario dell’amore del maestro e Signore Gesù, chiamato alla comunione con Lui e con i fratelli in una corrispondenza che genera un circolo di amore fecondo (testimoniante/ missionario) “perché la nostra gioia sia piena”. Piena la gioia del discepolo, nel condurre altri all’incontro vivo con Gesù, e piena la nostra perché resi partecipi, attraverso il vangelo, del suo ascoltare vedere toccare contemplare amare: “Gustate e vedete come è buono il Signore!”.

PER LA PREGHIERA

Spero e prego perché il meditare la figura del discepolo che Gesù amava susciti in noi la nostalgia di una relazione viva e vivificante con il Signore, la gioia di corrispondere con tutto noi stessi al Suo amore e ci faccia sentire fratelli e sorelle del e nel Signore. A Gesù piacerebbe se facessimo a gara nel corrispondere al suo amore, in una competizione senza invidie e gelosie ma viva e gioiosa.
L’intercessione di S. Giovanni, il discepolo che Gesù amava, sostenga la nostra corsa dietro/incontro al Signore che è colui che è venuto, viene e verrà. Amen