san ferdinando
Liturgia: Vangeli e Commenti
Domenica di Pentecoste - 19 Maggio 2013 (C)
Giovanni 14, 15-20

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».
Commento:

Carissimi,

La Liturgia che stiamo celebrando è anzitutto un invito, attraverso le parole, i segni, i canti, i silenzi, a lasciarci coinvolgere e interpellare dalla presenza dello Spirito Santo che ci è stato donato nella Pentecoste, affinché possiamo vivere insieme, nella serenità di Dio: “Non vi lascerò orfani, verrò da voi”, ci dice il Signore.

Al tempo stesso, tuttavia, i giorni che stiamo vivendo, con questa ondata di violenza, di disperazione, di follia che i fatti recenti ci mostrano, a loro volta ci interrogano profondamente sulla realtà. Ci domandiamo, atterriti, cosa sta dietro tanta angoscia, tanta freddezza nel male. Diventa sempre più difficile limitarsi a rubricare queste situazioni nel capitolo della pazzia, della depressione. O anche considerarle come l'esito tragico della crisi economica e sociale che stiamo vivendo. Il nostro paese ha conosciuto anche altri momenti difficili nel passato, anche più duri (pensiamo al dopoguerra, per esempio). In molti di quei momenti, paradossalmente, si erano mobilitate energie straordinarie, desiderio di riscatto, capacità di resistenza che hanno condotto tutti a una vita migliore. Ancora una volta possiamo scoprire che la questione radicale del vivere non si esaurisce nel come vivere, ma nel perché vivere.

Ci può essere, allora, un punto di congiunzione tra la Parola che abbiamo ascoltato e i fatti che viviamo? C'è una possibile risposta che la Sacra Scrittura può offrire per affrontare con verità e coraggio questa realtà?

San Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi che abbiamo ascoltato esclama: “Nessuno può dire: Gesù è il Signore, se non sotto l'azione dello Spirito Santo”. Con queste brevi parole ci viene ricordato che soltanto nel riconoscimento della signoria di Dio, siamo alla presenza dello Spirito Santo. C'è un misterioso intreccio tra l'azione di salvezza dello Spirito e la nostra disponibilità a testimoniarlo e ad essere vicini al Signore. Qui sta il fondamento del nostro vivere. Proprio qui si può cogliere forse il punto di congiunzione tra la Parola e la nostra realtà. Viene il dubbio, infatti, che al di là delle singole contingenze, il vero problema, la vera questione sia il nostro progressivo allontanarci dalla esclamazione di San Paolo: “Gesù è il Signore”. È la nostra distanza da Dio, che passa attraverso la ossessiva affermazione dei diritti, possibilmente con poche responsabilità e ancor meno doveri, che giunge al dogma della autodeterminazione di sé, a prescindere dalla volontà di Dio, per approdare infine al delirio di onnipotenza che teorizza la rimozione di ogni limite, dimenticando la parola del Vangelo: “Non puoi rendere bianco o nero neanche un solo capello”. A questa distanza dal Signore alla fine si può soltanto rimanere soli con se stessi, capaci di tutto, ma semplicemente fragili e incerti, perché la nostra vera forza e consistenza sta fuori di noi, non dentro di noi.

La festa di Pentecoste, allora, può diventare per noi, oggi in particolare, preghiera, supplica affinché sappiamo ancora accogliere lo Spirito e diventare capaci di dire ancora: Gesù è il Signore. Signore dei nostri progetti, Signore delle nostre scelte, Signore dei nostri comportamenti, Signore della nostra vita.

don Gian Piero

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